A Casa di Lucia | IL BACIO nell’arte e nella letteratura
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IL BACIO nell’arte e nella letteratura

L’origine del bacio, secondo degli studi antropologici, risale alla preistoria, quando le nostre antenate per dare da mangiare ai loro piccoli spezzettavano il cibo nella loro bocca prima di passarlo, attraverso una specie di bacio alimentare, ai pargoli.

Questa ipotesi è stata avallata anche da Desmond Morris, l’etologo inglese autore di numerosi libri sul comportamento umano, che la elabora, precisando come le madri svezzassero i loro figli masticando il cibo e dandolo loro in bocca, un modo di nutrire i bambini simile a quello degli uccelli praticato per più di un milione di anni.

Anche secondo Freud, con il bacio, si recupera l’oralità dell’infanzia. La bocca è il primo strumento con cui i bambini conoscono le persone, gli oggetti e il mondo: infatti i bambini portano tutto alla bocca.

La Giornata internazionale del bacio, il “World Kissing Day”, ricorre in due date ben precise: il 13 Aprile e il 6 Luglio. Essendo il bacio il modo più conosciuto per celebrare l’amore, in ogni sua declinazione, è in un certo senso d’obbligo ripercorrere con un articolo ad esso dedicato la scoperta del bacio nella letteratura e nella poesia.

Casto o appassionato, a fior di labbra o alla francese, il bacio è un’espressione d’amore e passione che ha viaggiato nei secoli.

Non si può non iniziare questo excursus senza citare alcuni tra i più bei versi dedicati al bacio, lontani ma ancora così attuali, scritti nel I secolo a.C. dal poeta latino Catullo:

“Tu dammi mille baci, e quindi cento,

poi dammene altri mille, e quindi cento,

quindi mille continui, e quindi cento.

E quando poi saranno mille e mille

nasconderemo il loro vero numero,

che non getti il malocchio l’invidioso

per un numero di baci così alto.”

(Cit. Catullo, Carmina)

Celebre è il bacio proibito che si scambiano gli sfortunati amanti cantati da Dante nel V canto dell’Inferno, Paolo e Francesca che cedono alla passione dopo aver letto del bacio tra Lancillotto e Ginevra. Ecco i versi con i quali il sommo poeta li ha resi immortali:

“Noi leggiavamo un giorno per diletto

di Lancialotto come amor lo strinse;

soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fïate li occhi ci sospinse

quella lettura, e scolorocci il viso;

ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disïato riso

esser baciato da cotanto amante,

questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi baciò tutto tremante.

Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse:

quel giorno più non vi leggemmo avante.”

(Cit. Dante, La Divina Commedia. Inferno)

Il bacio è un Leitmotiv della letteratura romantica dell’Ottocento fino al Decadentismo, anticipazione del principio di Eros e Thanatos. Il bacio quindi risulta  un’interpretazione sublime, passionale, innocente o fugace dell’amore, un sentimento universale dipinto o scolpito dagli artisti più famosi.

Durante il periodo del Romanticismo, si mettono da parte i principi di bellezza e spiritualità, canoni dell’estetica di Winckelmann e si dà spazio alla materia che è intrisa di sentimenti passionali ne Il Bacio (1888-1889) di A. Rodin.

Nell’ambito della pittura non si può non ricordare Il Bacio (1859) di F. Hayez, dipinto tra i più riprodotti dell’intera storia dell’arte e da cui è stata creata anche l’immagine dei due innamorati nella scatola blu dei Baci Perugina.

Il soldato che saluta la sua donna con un bacio fugace è considerato una delle icone del Risorgimento italiano, dove trionfano i concetti di naturalezza, sentimento e fedeltà.

In questo stesso periodo prenderà vita la famosa commedia di Rostand, in cui l’abile spadaccino e poeta dal lungo naso, Cyrano, aiuterà Christian de Neuvillette a conquistare la bella Roxana, di cui lo stesso Cyrano è segretamente innamorato. Celebre la scena sotto al balcone dell’amata, in cui Cyrano prima suggerisce e infine parla al posto di Christian, pronunciando una delle dichiarazioni più citate della storia:

“Un bacio, insomma, che cos’è mai un bacio?

Un giuramento fatto più da vicino, una promessa

più precisa, una confessione che vuol conferma,

un apostrofo rosa tra le parole «t’amo».”

(Cit. Edmond Rostand, Cyrano De Bergerac)

Di altri tempi, ma con la stessa enfasi, sono le parole scritte da Francis Scott Fitzgerald ne “Il grande Gatsby”. Qui il protagonista è un self-made man che costruisce la sua fortuna per rendersi degno della splendida ereditiera Daisy. Un amore che è attesa e illusione. Un amore sfortunato, impossibile e intenso:

“Il cuore gli batteva sempre più in fretta mentre il viso bianco di Daisy si accostava al suo. Sapeva che baciando quella ragazza, incatenando per sempre le proprie visioni inesprimibili all’alito perituro di lei, la sua mente non avrebbe più spaziato come la mente di Dio. Così aspettò, ascoltando ancora un momento il diapason battuto su una stella. Poi la baciò. Sotto il tocco delle sue labbra Daisy sbocciò per lui come un fiore, e l’incarnazione fu completa.

(Cit. Francis Scott Fitzgerald, “Il grande Gatsby”)

Ci sono baci delicati e fugaci che nascondono passioni nascoste, taciute, che rappresentano una sfida alle regole della società londinese di inizio ‘900 presenti ne “La Signora Dalloway”. Ecco cosa rappresenta il bacio scambiato tra Clarissa e l’amica Sally capace di “capovolgere il mondo” e di sconvolgere l’esistenza di chi lo ha ricevuto.

“Lei e Sally restarono un po’ indietro. Venne allora, passando accanto a un’urna piena di fiori, il momento più perfetto della sua vita. Sally si fermò, raccolse un fiore, la baciò sulle labbra. Fu come se il mondo si fosse capovolto! Gli altri scomparvero, e lei era lì sola con Sally. Ebbe la sensazione di aver ricevuto un regalo, ben incartato, con la raccomandazione di non aprirlo, di non guardarlo – un diamante, qualcosa di infinitamente prezioso.”

(Cit. Virgina Woolf, “La signora Dalloway”)

Ci sono baci che siglano promesse, baci estorti con inganno, altri a sorpresa, come quello tra la giovane occitana e il novizio Adso da Melk, allievo del frate Gugliemo da Baskerville ne “Il nome della Rosa di Umberto Eco:

“Ed essa mi baciò con i baci della sua bocca, e i suoi amori furono più deliziosi del vino, e all’odore erano deliziosi i suoi profumi”

(Cit. Umberto Eco, “Il nome della rosa”)

In questo excursus sul bacio non possiamo infine non ricordare quei passi dedicati al bacio per eccellenza, il bacio del primo amore, pieno di aspettative e quasi adolescenziale.

Ci sono moltissimi esempi da poter citare di questi amorosi intenti giovanili, che raccontano emozioni vissute con tutto il cuore. 

Di sotto ne riporto tre che possono attirare l’attenzione del giovane lettore:

“Così l’ho baciata. E lei mi ha baciato. E ci siamo sdraiati sul pavimento, e abbiamo continuato a baciarci. Ed è stato tenero. Abbiamo cercato di non fare rumore. E siamo rimasti in silenzio. E fermi.”

(Cit. Stephen Chbosky, “Noi siamo infinito”)

“Le zanne del Basilisco caddero con un gran fragore dalle braccia di Hermione. Corse da Ron, lo abbracciò e lo baciò sulla bocca. Ron gettò via le zanne e il manico di scopa e rispose con tanto entusiasmo che sollevò Hermione da terra.”

(Cit. J.K.Rowling, “Harry Potter e i doni della morte”)

“«Posso baciarti?» Che domanda, e dopo il bacio sulla collina, poi! Oppure avevamo voltato pagina e stavamo ricominciando tutto da capo? Non gli risposi. Senza annuire, avevo già portato la bocca alla sua (…). Fu come se, in maniera del tutto inattesa, tra noi si cancellasse qualcosa e, per un secondo, non ci fosse nessuna differenza di età, eravamo solo due uomini che si baciavano, e poi perfino questa immagine sembrò dissolversi e cominciai a sentire che non eravamo più nemmeno due uomini, ma due esseri viventi.”

(Cit. André Aciman, “Chiamami col tuo nome”)

La lista dei baci potrebbe essere perpetuata all’infinito, perché infiniti sono i baci narrati da poeti e scrittori. 

Suggeriamo a questo proposito il libro di Alessandro Barbaglia Che cos’è mai un bacio? I baci più belli nella poesia e nell’arte”, una guida per scoprire i baci tra versi e arte passando per narrativa e cinema.

E in omaggio al bacio e a quel brivido che lo accompagna, desidero concludere citando i versi della romantica poesia di Jacques Prèvert dedicata a “I ragazzi che si amano”, contenuta nella raccolta “Spectacle” pubblicata nel 1951.

“I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è soltanto la loro ombra
Che trema nel buio
Suscitando la rabbia dei passanti

La loro rabbia il loro disprezzo i loro risolini
la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Loro sono altrove ben più lontano della notte
Ben più in alto del sole
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore.”



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