07 Apr LIBROTERAPIA: L’amante di Marguerite Duras
“Le aveva detto che era come prima, che l’amava ancora, che l’avrebbe amata fino alla morte “.
Lunedì 7 Aprile 2025 alle ore 19.00 presso la nostra Biblioteca di “A casa di Lucia” si è svolto un nuovo incontro di Libroterapia con la nostra amica Dott.ssa Nadia Ersilia Atzori.
Il testo scelto per questo percorso introspettivo è stato “L’amante” di Marguerite Duras. Letture, dialoghi e riflessioni condivise ci hanno spinto a confrontarci su tematiche importanti come: gli amori adolescenziali, i pregiudizi e i rapporti familiari. Ecco cosa facciamo attraverso una storia racchiusa in un libro: ci esaminiamo, ci confrontiamo con gli altri per essere persone migliori.
Un ricco e giovane cinese, sul ponte del traghetto che sfila sul fiume Mekong, nota una graziosa adolescente, con un buffo cappello da uomo e scarpe di lamé, affacciata al parapetto. È questa l’immagine, che Marguerite Duras fa riaffiorare con fatica alla memoria e con cui si apre L’amante. Duras racconta la relazione vissuta a quindici anni con un uomo molto più grande di lei, che valse al romanzo il Premio Goncourt nel 1984.
“L’amante” è un flusso di sensazioni, stati d’animo, gioie, frustrazioni, paure, momenti di rabbia che Marguerite Duras ha vissuto, ma che non sono solo suoi. Parla di sé, ma anche dell’adolescenza, del suo amore di quindicenne e dell’amore adolescenziale in generale. Non è un caso che nel romanzo la ragazza non abbia un nome. Sappiamo che la “bambina bianca” è l’autrice, Marguerite Duras, ma potrebbe essere qualsiasi adolescente quindicenne.
“Ho quindici anni e mezzo. Un traghetto attraversa il Mekong…Dalla limousine un elegantissimo signore mi guarda. Non è un bianco, ma è vestito all’europea, con il completo di tussor chiaro che indossano i banchieri di Saigon. Mi guarda. Io ci sono abituata. Nei paesi coloniali tutti guardano le bianche, anche se sono bimbette di dodici anni. Da tre anni anche i bianchi mi guardano per strada e gli amici di mia madre mi invitano affettuosamente ad andare a far merenda da loro quando le mogli sono al Club Sportivo, a giocare a tennis.”
La storia d’amore con l’amante cinese rappresenta la trasgressione, la fuga verso il proibito in un rito di iniziazione e di passaggio dalla condizione di bambina a quella di donna. Un rapporto più fisico che mentale, più erotico che amoroso, dettato da un senso di ribellione nei confronti di una madre incapace del suo ruolo e di una realtà ingiusta della quale non si sente parte.
“Gli dice: vorrei che non mi amassi, e se mi ami, vorrei che facessi come con le altre donne. Lui la guarda, spaventato, domanda: è questo che vuoi? Lei risponde di sì. E lui soffre già, in quella camera, per la prima volta, su questo certo non mente. Le dice di saper già che lei non lo amerà mai e lei lo lascia parlare. Dice: forse, poi lo lascia parlare ancora. Dice che è solo, atrocemente solo con quel suo amore per lei. Anche lei gli dice che è sola. Non dice con che cosa. Lui dice: mi hai seguita fino a qui come avresti seguito chiunque. Lei risponde che non può saperlo, che prima d’ora non aveva mai seguito nessuno in una camera. Gli dice di non parlare, di fare come fa di solito con le donne che porta nella sua garconniere. Lo supplica di fare nello stesso modo. Le toglie il vestito e lo getta lontano, le strappa di dosso le mutandine di cotone bianco e la porta così nuda sul letto. Poi si gira dall’altra parte e piange. E lei, calma, paziente, lo tira verso di sé e comincia a spogliarlo. A occhi chiusi, lentamente. Lui vorrebbe aiutarla. Lei gli chiede di non muoversi. Lasciami. Dice che vuole farlo lei. Lo fa. La spoglia. Lui si limita a spostarsi un po’ nel letto quando lei glielo chiede, ma appena, delicatamente, come per non svegliarla. Lei non lo guarda in viso. Non lo guarda affatto, lo tocca…lui geme, piange. È innamorato in modo abominevole.”
Nel 1929 Marguerite viveva nell’Indocina francese, l’attuale Vietnam, dove era nata da padre dirigente scolastico e madre insegnante. Alla morte del padre affronta momenti difficili accanto alla madre, dura e fragile di mente allo stesso tempo, e ai suoi due fratelli, Pierre, il maggiore, manesco e dispotico, sempre amato e protetto dalla madre, e Paulo, più sensibile e cagionevole di salute, che perirà di broncopolmonite, una perdita che, assieme a quella del primo figlio nato morto, addolorerà profondamente Marguerite.
“L’Amante” è una disperata e sommessa dichiarazione d’amore a una famiglia impossibile da amare, a una madre preda di crisi maniaco-depressive, perseguitata dalle sfortune e inasprita dalla miseria; a un fratello maggiore aggressivo, bugiardo e dispotico che annienta la vitalità del più debole, il fratello minore che morirà prematuramente.
“Devo dirvi che cos’era, com’era. Ecco: deruba nostra madre, fruga negli armadi, ruba, gioca. Non basta, non basta mai. Ha rubato le fedi, molte cose di questo tipo, i gioielli, il cibo. Ha derubato il fratello minore, anche me e non poco. Avrebbe venduto anche la madre. Quando lei muore, chiama subito il notaio, approfitta dell’emozione creata dalla morte di lei. Il notaio dice che il testamento non è valido, che ha troppo privilegiato il figlio maggiore a mie spese. C’è una differenza enorme, ridicola. Devo accettare o rifiutare, con cognizione di causa. Dichiaro di accettare: firmo. Ho accettato.”
“L’amore riceve uno statuto di riconoscimento solo quando la sua impossibilità di realizzarsi slitta dal piano etico a quello pratico. L’ostinazione a voler sminuire, sciupare, soffocare questo sentimento inaccettabile non è sufficiente per metterlo a tacere, né nello spazio del libro, né al di fuori di esso.”Dopo aver letto, poniti le stesse domande che ci siamo posti noi stasera:
- Lei è una ragazza decisa che segue il suo istinto senza preoccuparsi di essere giudicata. Quanto contano invece per te le opinioni altrui?
- Il contesto culturale può influenzare le scelte di una persona. Ricordi se, da ragazzo un atteggiamento proibizionistico può averti influenzato nel mettere in atto azioni che poi si sono rivelate inadeguate?
- Quanto una famiglia disfunzionale può impattare sulla psiche di un figlio? Se ti sei trovato in una condizione simile, sei riuscito ad uscirne? Oppure sei ancora intrappolato?
Buon Percorso Introspettivo!






