A Casa di Lucia | La Resurrezione nell’arte
36798
wp-singular,post-template-default,single,single-post,postid-36798,single-format-standard,wp-theme-bridge,theme-bridge,bridge-core-1.0.2,no-js,woocommerce-no-js,ajax_fade,page_not_loaded,,vertical_menu_enabled,qode-title-hidden,side_area_uncovered_from_content,transparent_content,columns-4,qode-theme-ver-18.0.4,qode-theme-bridge,disabled_footer_top,wpb-js-composer js-comp-ver-5.7,vc_responsive

La Resurrezione nell’arte

Augurando a tutti i nostri lettori una Santa e Serena Pasqua, proponiamo di seguito un’intervista al Prof. Francesco Gallo Mazzeo che ci farà conoscere diversi aspetti della Resurrezione nell’arte.

La Resurrezione è di certo una tematica religiosa. Come ha influito la riforma protestante nella rappresentazione?

La rappresentazione della Resurrezione è stata una difficoltà immensa per il culto di Gesù detto il Galileo, detto il parabolano, il nazarettiano prima di diventare il Cristo, l’unto di Dio, che è diventato il nome unificante della chiesa creata da Paolo di Tarso, nel suo viaggio di cittadino romano in Siria, in Arabia, in Grecia, a Malta, in Sicilia e poi in nave fino a Pozzuoli, e finalmente Roma, dove poi subì Il martirio. La difficoltà era quella di una cultura grecizzata, dove i liberi si davano reciprocamente del mortale, nell’accettare che un uomo potesse resuscitare. Tanto che a Tertulliano (160-240 d.C.), raffinato filosofo, chiedevano “Come puoi credere alla resurrezione di un figlio di donna?” e lui rispondeva “Credo quia absurdum” (“Credo perché è assurdo”). E più tardi Agostino (354-430) aggiungeva “Credo ut intelligam”. Insomma, non era facile andare contro ragione. Il primo segno dei cristiani fu il pesce e per la resurrezione un uomo trafelato che esce dal sepolcro.

L’arte pittorica è piena di esempi di opere sulla Resurrezione. Esistono anche opere scultoree?

Fino all’anno della prima crociata 1096 non c’è una grande iconografia pittorica e scultorea della Resurrezione. Il dominio del costantinopolitanismo (detto dispregiativamente bizantinismo) sulla primitiva chiesa latina e romana fece sottovalutare tutti gli aspetti di vera umanità; nei fondi oro si esaltava la divinità, mentre l’umanità era considerata una metafora, imperante in maniera ufficiosa un monofisismo che era quello che aveva portato all’eresia iconoclasta del 730, quando Leone III Isaurico decretò la proibizione delle immagini sacre, ritenute idolatre. Per fortuna prevalsero i barbari europei sui raffinati bizantini col Concilio di Nicea, nel 787. Ma il danno era stato fatto. La prima crociata agisce da “scandalo” nei confronti dei “barbari” europei, che non sapevano esattamente in cosa credere, attraversati da eresie a tonnellate di catari, bogomili, circoncellioni, monotoni, anulari e sostenuti da un clero che somigliava a quello di Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno, pieno di simoniaci, papi pieni di “nipoti” e con amanti ufficiali. Ma lo scandalo fu forte. I luoghi erano quelli, i fatti corrispondevano, dalla Grotta di Betlemme, all’incontro col Sinedrio, alla cacciata dei mercanti dal tempio, all’arresto di Gesù, al giudizio di Ponzio Pilato e alla crocifissione e alla resurrezione. E allora il duofisismo diventò definitivamente romano e cattolico: vero Dio, vero Uomo. E senza la prima crociata non avremmo avuto Giotto (spalleggiato da Dante nel dichiararlo superiore a Cimabue) e non si sarebbe mai potuto ipotizzare una Caterina da Siena. In sintesi Gesù è veramente risorto e Maria è la sua Vergine e Madre, del redentore e di tutti noi. E con Maria, nasce la donna e la più grande rivoluzione antropologica di tutti i tempi. Giovanni Paolo II, oggi santo, ripeteva che siamo tutti figli di Maria, in senso teologico e umano.

Quali sono i Maestri Italiani che hanno rappresentato la Resurrezione nei loro dipinti?

Fare i nomi dei maestri italiani che hanno rappresentato la resurrezione, da Giotto in poi, è come mettersi sotto una pioggia torrenziale. La pittura è influenzata dalle correnti puriste, di critica allo stato degli ordinamenti ufficiali della chiesa papale quella dei vescovi e dei sacerdoti (perché tutto diverso è lo stato della chiesa imperiale che era rappresentato da quei monumenti di fede di cultura dei monasteri, con i loro guardiani e abati). Quest’opera pittorica è la Resurrezione di Lazzaro (prolessi della Resurrezione del Cristo e sua opera diretta). L’attribuzione è incerta, tra Michelangelo e Sebastiano del Piombo, che lavoravano all’unisono con Andrea da Volterra, detto poi il braghettone per aver rivestito parzialmente i nudi della cappella Sistina. La direzione era sempre di Michelangelo, la mano assolutamente incerta. L’opera si trova a Londra alla National Gallery. A guardarla lascia sconcertati, rispetto alla narrazione evangelica, che vede Gesù rimproverato da Marta e addirittura piangere. Qui Cristo è visibilmente arrabbiato, Lazzaro sembra un poco di buono, Marta pure e la gente sconcertata. Di che si tratta? Ma di un rimprovero alla Chiesa romana per la sua rovina; e, infatti, in fondo c’è una città in rovina.

In pittura ricordiamo: Piero della Francesca, La Resurrezione che si trova a San Sepolcro; Raffaello Sanzio (e prima Jacopo di Cione); ma continuando Beato Angelico, Andrea Mantegna, Giovanni Bellini, Sandro Botticelli, Pinturicchio, Perugino, Pontormo, Dürer, Tiziano, Bronzino, Veronese, Il Greco. E il numero è ancora estensibile. Ma per andare al Novecento, c’è un Van Gogh, uno Chagall. Ma non tante quante invece le crocifissioni. Indice di un certo materialismo.

La riforma protestante, in opposizione a Roma, si è comportata come una sorta di neoiconoclastia, quindi il suo contributo è marginale, quando non nullo.

In scultura: Luca della Robbia in ceramica cromata; una terracotta policroma di Andrea Verrocchio, maestro di Leonardo; tanti “minori” e altrettante decorazioni anonime per chiese e oratori. Mentre una menzione a parte merita l’imponente Resurrezione di Pericle Fazzini che si trova nella Sala Nervi delle grandi udienze in Vaticano; un’opera mastodontica che riassume il senso moderno dell’arte di ispirazione religiosa, che tende ad integrare l’aspetto meditativo e contemplativo con quello emozionale e gestuale, a dimostrazione di come la scultura e la pittura del nostro tempo possano contribuire al senso di comunità dato da un comune sentire per l’aldiqua e per l’aldilà. Due tendenze dell’arte del nostro tempo interpretano lo spirito religioso; quelle che abbiamo già visto, nel senso figurativo e nel senso astratto, quelle di Lucio Fontana intitolate “Concetto spaziale. La fine di Dio”, che sembrano orientate alla miscredenza, ma che lui argomenta così: “Per me significano l’infinito, la cosa inconcepibile, la fine della figurazione, il principio del mistero.”

In quale periodo storico è stata maggiormente rappresentata la Resurrezione?

Il periodo storico di maggiore diffusione iconica della Resurrezione è quello che va da Giotto a Caravaggio e tutto il Seicento, poi l’argomento tende a restringersi in quanto si cristallizza l’elemento pedagogico in funzione, a partire dal Settecento, di una diffusa materialistica che tende a scansare l’argomento, perché troppo impegnativo rispetto alle crocifissioni che in ambienti rivoluzionari, tende a connotare un aspetto più sociale, se così si può dire. La verità è che non potevano cambiare l’aspetto rappresentativo, tutt’altro che naturalistico, in ambiente scientista e materialista, a cui si è opposto un invisibilismo dell’irrappresentabile, totalmente intuibile. Non è escluso che abbia anche contribuito l’aspetto mercantilistico in cui si inserisce l’arte moderna, del nostro tempo, dopo la fine del mecenatismo e nell’arte su commissione.

La Resurrezione è presente nell’iconografia delle altre religioni?

Alla domanda se è presente l’iconografia della Resurrezione in altre religioni, la risposta non può che essere negativa, perché l’unica prossimità sull’argomento potrebbero averla i nostri cugini ortodossi, con gli altri riformati luterani e calvinisti o anche battisti, testimoni di Geova, avventisti. Ma gli ortodossi praticano ancora l’iconografia fondo oro, quando la praticano, e quando scolpiscono la croce essa è vuota e del sepolcro e della resurrezione non ne fanno arte, perché sono ancorati alle icone fondo oro. Il fondo oro è l’esaltazione del divino e la svalutazione del mondo. Potremmo dire, esagerando, ancora Cimabue contro Giotto.

Quali sono le differenze (se ci sono) tra la rappresentazione nell’arte orientale e in quella occidentale?

Tra cattolici e ortodossi la differenza sta nel mondo, nell’affermazione della virtù delle opere, perché gli uni sono ancorati alla tradizione ma rivolti al futuro mentre gli altri sono legati a un tempo immutabile, che non è che un’eterna sospensione. Protagonismo contro Attesa.

Nelle rappresentazioni artistiche della Resurrezione, i pittori hanno avuto preferenze di colori?

Il rapporto tra artisti e cromatica è individuale come scelta e come predilezione, non è condizionato dallo spirito del tempo, che determina le tendenze, i gusti e le stilistiche. Ma, tendenzialmente, possiamo dire che i colori preferiti sono il bianco, il giallo, l’azzurro, il rosa, il turchese, tutte sfumature che aprono alla luce e alla giocondità, mentre i colori che precedono la Pasqua non possono che essere bruni, crepuscolari, che tendono al nero, in omaggio e ossequio alla discesa tra i morti, nella paura di “Elì, elì, lamà sabactàni”, per riconquistarsi alla sua missione con “Le scritture sono adempiute” prima della gioia del trionfo accanto al Padre, al Figlio (figlio anche della donna), allo Spirito Santo.

Qual è il simbolismo delle figure in primo piano?

Non c’è un simbolismo in senso formale, perché il simbolo è inconoscibile, una via simbolica che produce riconoscibilità, e questo appartiene al sistema comune di riconoscimenti, che non è né universale, né eterno, ma culturale e mutevole, perché appartenente a un linguaggio e a tutte le sue esperienze. E questo corrisponde ai versanti: originario contro originale, che determina tutta la vita del nostro tempo, che è storia di tutto, anche delle forme del contenuto che devono essere compatibili, per sapere comprendere lo storico avvenuto dal nuovo avvenire.

Il mistero della Resurrezione appare già nei primi simboli paleocristiani. Perchè l’uomo da sempre ha sentito il bisogno  di rappresentarla?

La Resurrezione è il fondamento del Cristianesimo, senza questo evento “scandalo” il Cristo non sarebbe che un profeta e basta. È una profezia, e una profezia è diversa da una rivoluzione. Per cui la Pasqua è tutto, è l’omega che viene dopo l’alfa del Natale. L’unicità di questa religione, di questo credo, di questa scienza è quella di voler guidare la vita terrena, ma di avere l’immortalità, come inizio di un viaggio infinito, che attraverso il sapere (l’aghia sophia, la saggezza divina) ci porterà a conquistare tutto l’universo, a partire dalla nostra piccola sacra terra.

Quale opera realizzata sulla Resurrezione preferisce maggiormente e quale rapisce il suo sguardo?

Quale Resurrezione preferisco? Sinceramente quella del Greco, la Resurrezione di Cristo che si trova al Prado di Madrid, realizzata tra il 1597 al 1600. È strutturata in modo verticale, in cui il risorto, dal corpo molto allungato, ha una connotazione trascendentale, che va da una fisica ad una metafisica, annunciando la fine dell’orizzontalità rinascimentale, con un manierismo che tende al barocco, quindi con una spiritualità che è meno pedagogica ma più intuitiva. Si tratta di una raffigurazione artistica della fine del cielo (come luogo della misura) ed un’apertura all’infinito (come luogo senza perimetro), inaugurando così la modernità in cui siamo immersi come novum organum.

In conclusione, semmai ci possa essere una conclusione, voglio affermare che la tematica pasquale, che può avere tutti i richiami antropologici che si vuole, è l’affermazione dell’assoluta qualità dell’uomo e della donna (dell’umanità quindi) dell’essere sua immagine visibile, ma anche suo spirito assoluto. Il fatto che la Pasqua cada in primavera, nel passaggio da una natura fredda ad una natura fiorita, è lo specchio del Cristo che redime noi, il mondo, nell’armonia.

Il Team Liber di “A casa di Lucia” ringrazia il Prof. Gallo Mazzeo per la gentile collaborazione e disponibilità.

 



× Ciao!