27 Apr I TESTI ANTICHI ANDATI PERDUTI
Enciclopedie, testi sacri, scienza e opere letterarie: sono molti i testi antichi andati perduti nel corso della Storia.
Depredate, perse, distrutte è il triste destino di molte opere del passato. Oggi avrebbero un valore immenso e secoli fa ebbero un ruolo decisivo per la cultura dei Paesi in cui sono nate.
Ma quali sono? Vediamone insieme alcune…
1. I LIBRI SIBILLINI: erano una raccolta di responsi oracolari delle Sibille, le sacerdotesse degli dei (soprattutto di Apollo). I testi, scritti in greco e conservati nel tempio di Giove Capitolino, sul Campidoglio, erano custoditi da un collegio di sacerdoti e per nove secoli vennero considerati l’unico riferimento da consultare nel momento del bisogno, (una specie di Libro delle Risposte) durante ogni crisi politica. Bruciarono in un incendio del tempio, nell’83 a.C. Si tentò di ricostruirli per ordine dell’imperatore Augusto, ma anche queste copie non ebbero fortuna, nel V secolo furono distrutte, pare per ordine del vandalo Stilicone che temeva potessero finire nelle mani dei visigoti. A noi sono giunti solo alcuni frammenti di pochi versi.
2. LE POESIE DI SAFFO: nel VI secolo a.C. la poetessa greca Saffo compose oltre diecimila versi. Gli studiosi della biblioteca di Alessandria raccolsero le sue opere in otto o forse nove libri. Di questa produzione ci è rimasto ben poco, appena pochi frammenti. L’unico componimento che ci è giunto per intero è l’Inno ad Afrodite, una lirica dedicata all’amore.
3. L’ACHILLEIS DI ESCHILO: una trilogia del drammaturgo greco Eschilo (V secolo a.C.). L’Achilleis riproponeva la guerra di Troia sotto forma di tre tragedie: i Mirmidoni, le Nereidi e i Frigi. Di queste tre opere teatrali esistono oggi solo pochi frammenti, anche se gli storici, partendo dalle citazioni di altri autori, sono riusciti a ricostruire il loro contenuto complessivo con ragionevole certezza.
4. I CODICI MAYA: erano libri della cultura precolombiana Maya, scritti fin dal IX secolo in geroglifici su una stoffa speciale realizzata con la corteccia interna degli alberi, erano il prodotto di scribi professionisti che lavoravano sotto la protezione di divinità. Furono bruciati dai conquistatori e dai monaci cattolici nel 16° secolo. Tra i pochi rimasti, il Codice di Dresda è ritenuto il più importante.

Culturall codice Grolier storia di un manoscritto attribuito ai Maya.
5. I PAÑCHATANTRA: era una raccolta di antiche favole indiane in prosa o in versi, diffusa già nel 100 a.C. Non sappiamo quando fu scritta, perché l’opera originale è andata perduta, presentava un racconto – cornice che conteneva 70 favole, la cui morale era sempre simile: “l’azione giusta è quella che comporta maggiori vantaggi”.

Una pagina da un codice del 1429 del Calila e Dimna, traduzione persiana de Il libro del PAÑCHATANTRA secondo una possibile ricostruzione letteraria. (WikiMedia)
6. L’AVESTA: si crede che l’ultimo manoscritto completo sia stato bruciato da Alessandro il Grande nel 330 a.C., quando conquistò Persepoli. Dei testi sacri dell’antico Iran è arrivato fino a noi soltanto qualche frammento. Prevalentemente religioso, l’Avestā non si limitava alla venerazione e alla preghiera, ma conteneva in sé molti altri argomenti, dalla cosmogonia all’astrologia, dalle tradizioni culturali alle norme familiari.
7. IL SESTO CLASSICO DI CONFUCIO: un corpus di libri attribuito a Confucio che ancora oggi è considerato fondamentale nella letteratura classica cinese. Ci sono pervenuti i “Cinque Classici”, dedicati alla poesia, alla retorica, ai riti antichi, alla storia e alla divinazione. Il sesto libro, quello sulla musica, potrebbe essere scomparso nel III secolo a.C.
8. L’ENCICLOPEDIA YONGLE: fu commissionata dall’imperatore Yongle, della dinastia cinese Ming, nel 1403. Il progetto era enorme: per realizzarlo vi lavorarono 2.000 studiosi che scrissero 8.000 testi raccontando la storia cinese dai tempi antichi fino agli inizi della dinastia Ming. Ne uscirono 11.000 volumi su argomenti che spaziavano dall’agricoltura all’arte, alla teologia alle scienze naturali. Molti volumi bruciarono nella Ribellione Popolare Cinese dei Boxer (1901), a noi è arrivato solo il 3% dell’opera.

Estratto da ciò che ci resta dell’enciclopedia Yongle.
9. I TRATTATI DI ALHAZEN: matematico medievale, astronomo e fisico, Alhazen scrisse un trattato di ottica ed elaborò un metodo scientifico che influenzò molti pensatori europei dei secoli successivi. Ancora oggi è considerato il padre dell’ottica moderna. I suoi studi contribuirono a mettere in discussione le vecchie teorie sulla natura e la diffusione delle immagini visive. Fino a quel momento infatti si riteneva che la luce fosse un’elaborazione soggettiva e relativa della psiche umana.
10. I LIBRI PERDUTI DELLA BIBBIA: la Bibbia che conosciamo noi è una versione parziale dei testi originari, accettata dalla gerarchia ecclesiastica. Sarebbero però esistiti anche diversi libri oggi mancanti a cui le Sacre Scritture fanno riferimento, come il Libro delle Battaglie di Jahvé citato nel Libro dei numeri o il Libro delle Cronache dei Re di Israele, di cui non si ha più alcuna traccia.

Una Bibbia cristiana illustrata, scritta in etiope.
11. LA TRAGEDIA MANCANTE DI SHAKESPEARE: trattasi del “Cardenio”, messa in scena solo due volte in onore di re Giacomo, in cui il protagonista era ispirato ad uno dei personaggi del Don Chisciotte di Cervantes, che pare colpì molto Shakespeare e il suo allora coautore John Fletcher. L’opera andò distrutta nell’incendio del Globe theater e non se ne seppe niente finchè, l’editore e drammaturgo Lewis Theobald nel 1727, la rimise in scena col titolo “Doppio inganno”. All’epoca disse di essere in possesso di una copia del “Cardenio” e di averla riadattata al gusto settecentesco. Non venne creduto e morì impostore. Creduta per secoli una bufala, nel 2010 gli è stata ufficialmente riconosciuta la paternità del bardo.