05 Mag VIAGGIO NEL MONDO DELLA RISATA
Cosa succede dentro di noi quando ridiamo?
Secondo Sophie Scott neurobiologa dell’University College London, facciamo qualcosa di molto simile al respirare: buttiamo fuori aria dalla gabbia toracica tramite la contrazione dei muscoli intercostali, ma il ritmo e l’intensità sono maggiori nel ridere. In una risata spontanea e sonora l’aria è spremuta fuori ad alta pressione producendo il suono caratteristico.
Valore sociale della risata
Ridere è un portentoso sintonizzatore di emozioni che permette di allineare il nostro stato d’animo con quello degli altri: infatti la probabilità di ridere aumenta del 30% se si è in compagnia e a provocare la risata non è tanto il contenuto di uno scherzo quanto l’istinto sociale, a dimostrare che lo si è capito e si è d’accordo con il suo significato. Chi ride con noi è un nostro alleato, chi ride di cose che non ci fanno ridere difficilmente lo sarà. Ridere è un modo per dimostrare che facciamo parte dello stesso gruppo sociale, che capiamo le persone e siamo in sintonia con loro. Soprattutto è uno dei sistemi con cui ci rapportiamo agli altri. Ad esempio: una coppia che che riesce a sorridere nei momenti di difficoltà riesce a “livellare” insieme le emozioni. Ridere aiuta a stare meglio insieme agli altri, a sciogliere le tensioni.
Anche gli animali ridono
Scimpanzè, gorilla, oranghi ridono e perfino i ratti “sghignazzano” quando stanno insieme. Ridere insieme rafforza i legami sociali. Non c’è una cultura in cui non si ride mai, è una funzione che accomuna tutti.
Esistono almeno due tipi di risata: spontanea e volitiva.
Nella risata “di pancia” l’esplosione di gioia è generata da muscoli e percorsi neurali diversi rispetto a quelli di un gutturale “ha ha ha”, che potrebbe indicare consenso, o di un nasale “he he he” di chi si sente a disagio.
La risata volitiva contiene più suoni tipici del parlato perché prodotta dalle aree del linguaggio.
Notevole è anche la differenza in come ci si sente dopo una risata genuina: si liberano endorfine che generano una leggera euforia e, secondo alcuni studi aumentano la resistenza al dolore. Al contrario la risata “finta” lascia un po’ prosciugati proprio dal fatto di dover fingere.
Anche il cervello risponde diversamente ad una risata volontaria e a quella spontanea.
Nel primo caso si attivano le aree cerebrali della mentalizzazione e del linguaggio. La risata spontanea è invece associata all’ipotalamo e al rilascio di ormoni.
La risata riduce lo stress
La risata spontanea produce un’iniezione di endorfina perché prodotta da un esercizio fisico dei muscoli interni, compreso il cuore. Ridendo si riempiono e si svuotano i polmoni, si ossigena il sangue, si riducono adrenalina e cortisolo, ormoni dello stress. Si è anche meno timidi e imbarazzati e più sicuri di sé.
Secondo alcuni insegnanti dello yoga della risata, ridere per almeno un minuto è, per il cuore, come fare dieci minuti di vogatore.
Quando iniziamo a ridere?
Da subito, senza sapere il perché. Verso i 3-4 anni i bambini iniziano a ridere in modo più consapevole, per esempio delle parole dette in modo sbagliato dagli adulti, ma per capire scherzi e battute dovranno arrivare almeno ai 6-7 anni d’età. Imparare a distinguere una risata spontanea da una finta è un processo lento. I bambini ridono in continuazione perché l’importante è partecipare a una risata anche senza saperne il significato. Crescendo e poi invecchiando tendiamo a ridere sempre meno, diventando meno ingenui distinguiamo meglio le vere intenzioni dietro una risata.
Ridere e far ridere
Se è vero che tutti ridiamo, pochi sanno far ridere. Il senso dell’umorismo è una funzione sottile e varia da persona a persona. Molti studiosi hanno tentato di elaborare una teoria sull’umorismo, ma senza risultati. Non è ben chiaro cosa faccia ridere: cogliere parole ambigue, comportamenti abituali rovesciati, sottintesi, doppi sensi, incongruità, restituiti in maniera fulminea a chi ascolta, ma perché sia condiviso l’umorismo è strettamente legato alla lingua, alla cultura, al momento, al luogo: un insieme di ragioni per cui la comicità è tra le cose meno universali e traducibili al mondo.
Robot e risate
Per il momento pare proprio che un robot non possa ridere o far ridere. Una macchina ha bisogno di una teoria strutturata e ripetibile mentre l’umorismo è l’opposto; una situazione può farci ridere perché introduce un elemento inaspettato, inedito e, possibilmente, irripetibile.
Scrivere la risata
L’avvento dei social ha introdotto un terzo modo di ridere: la risata virtuale.
Ridiamo tutti allo stesso modo? A giudicare da come scriviamo la risata, pare di no.
In Italia si scrive “ah ah ah” o “ha ha ha”.
In Spagna si usa “jajajaja” mentre in Portogallo preferiscono “ràràràrà” o “quàquàquà” e “rss” per dire “risos” cioè sorrisi.
In Gran Bretagna si usa “lol” cioè “laugh out laudly” (fare una sonora risata).
I francesi si abbandonano a simpatici “ha ha ha” o “he he he” ma, quando occorre, usano “mdr” cioè “mort de rire”.
I russi scrivono “xaxaxa“, corrispondente a “ah ah ah”.
Gli arabi scrivono هههههههه che altro non sono che delle “h”.
I thailandesi usano “55555”: il numero 5 in tailandese si pronuncia “ha”.
I cinesi scrivono 哈哈哈哈哈”, che corrisponde a “ha ha ha ha”.
I giapponesi usano わわわ che tradotto viene “wwww”, un po’ più a denti stretti.
Qui sotto potete vedere una mappa delle risate scritte nel mondo.

Insomma, reale o scritta, nonostante la vita sia complicata per tutti, una risata fa sempre bene, a patto però che sia genuina.