A Casa di Lucia | Amelia Earhart, la “Regina dell’aria”
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Amelia Earhart, la “Regina dell’aria”

Quando scoprì che volare era la sua vita, non poteva immaginare che un volo avrebbe causato la sua scomparsa.

Amelia Earhart nacque in Kansas il 24 luglio del 1897 e, dopo aver vissuto con i nonni insieme alla sorella fino al 1908, raggiunse i genitori, con i quali cambiò spesso città all’interno degli Stati Uniti a causa del lavoro del padre, che era avvocato per conto delle ferrovie.

Nel 1915 Amelia decise di frequentare un corso per infermiere e in seguito prestò servizio in un ospedale militare in Canada per tutta la prima guerra mondiale.

Nel 1920 si recò con il padre ad un raduno aeronautico a Long Beach in California e, pagando un dollaro, salì per la prima volta su un biplano per un giro turistico di dieci minuti sopra Los Angeles, esperienza che le cambiò la vita.

“Quando raggiunsi la quota di due-trecento piedi seppi che dovevo volare”, disse in seguito riguardo quel volo. Si industriò quindi in vari lavori per racimolare i soldi necessari a pagare le lezioni di volo che le impartì Anita Snook, un’altra pioniera dell’aviazione, e il 15 maggio 1923 divenne la sedicesima donna a possedere il brevetto di pilota.

La svolta per la sua carriera d’aviatrice arrivò nel 1928, quando Amelia, con Wilmer Sturz e Louis Gordon a bordo di un aereo Fokker, fu la prima donna ad attraversare in volo l’Atlantico. In quella trasvolata ebbe un ruolo del tutto secondario, come lei stessa riconobbe: “Wilmer pilotò per quasi tutto il tempo. Io ero solo un bagaglio, venni trasportata come un sacco di patate”, frase che la dice lunga sul suo intenso desiderio di essere ai comandi di un velivolo. Nonostante ciò, quando arrivarono a destinazione gli onori furono tutti per lei, che venne consacrata come “Regina dell’aria”. Con gli introiti derivanti da conferenze, campagne pubblicitarie e incarichi da varie compagnie aeree, la Earhart si dedicò alla sua passione per il volo e a promuovere l’aviazione, in particolare verso le donne.

Nel 1931 Amelia sposò George Putnam, scrittore ed editore che aveva pubblicato il libro sulla trasvolata di Lindbergh avvenuta nel 1927 e che fu l’organizzatore delle prime imprese dell’aviatrice.

L’anno successivo la Earhart riuscì a realizzare il suo sogno di essere la prima donna a sorvolare l’Atlantico in solitaria partendo il 20 maggio da Harbour Grace, nell’isola di Terranova, con un aereo Lockheed Vega e arrivando dopo un volo di quasi quindici ore in Irlanda del Nord. Per l’impresa l’aviatrice ricevette vari riconoscimenti, tra cui la Legion d’onore e la Distinguished Flying Cross degli Stati Uniti.

Dopo altri voli in solitaria, dalle Hawaii alla California e da Los Angeles a Città del Messico, Amelia si dedicò al suo progetto più ambizioso: la circumnavigazione aerea del globo sulla rotta equatoriale, la più lunga.

Il 17 marzo ci fu un primo tentativo, presto interrotto per problemi del bimotore Lockheed Electra E10 che venne mandato in riparazione. Nell’attesa la Earhart partecipò ad iniziative per raccogliere fondi e poter avviare un secondo tentativo, che ebbe luogo finalmente il 1 giugno 1937 con partenza da Miami e rotta verso est. Come navigatore al fianco di Amelia c’era Fred Noonan, esperto di navigazione astronomica in volo. Fecero varie tappe in Sud America, Africa, India e Indocina e arrivarono a Lae in Nuova Guinea il 29 giugno. Avevano percorso 35.000 chilometri, ne mancavano ancora 11.000: il gran balzo attraverso il Pacifico. 

Il 2 luglio la Earhart e il suo navigatore decollarono da Lae alla volta di Howland Island a 4.000 chilometri di distanza, un atollo disabitato nell’oceano Pacifico 3.100 chilometri a sud di Honolulu.

La loro ultima posizione riportata fu vicino alle isole Nukumanu, 1.300 chilometri lungo la rotta stabilita. Il cutter Itasca della Marina statunitense stazionava nei pressi di Howland per guidare l’aereo verso l’isola, una volta giunto nelle vicinanze.

Quell’avvicinamento non è mai avvenuto.

Alle 08.43 del 2 luglio la Earhart trasmise: “Siamo sulla linea 157 337. Ripeteremo questo messaggio. Ripeteremo questo messaggio a 6210 kHz. Attendete”, ma pochi minuti dopo una trasmissione radio confusa diceva: “Stiamo volando in linea nord e sud”, poi più nulla.

Il cutter usò le sue caldaie per generare fumo ma evidentemente non fu visto da Earhart e Noonan. 

Non è chiaro se successivamente ci siano stati segnali radio da e verso l’Electra e i pochi analizzati in seguito erano molto deboli e confusi.

Un’ora dopo l’ultimo segnale l’Itasca avviò una ricerca nella zona dove avrebbe potuto trovarsi l’aereo, ma senza risultati.

Nel giro di tre giorni la Marina statunitense inviò 9 navi e 66 aerei nella più grande ricerca mai effettuata in mare, ma non fu trovato niente nonostante si unissero alle operazioni anche due navi giapponesi, coprendo fino a 390.000 miglia quadrate di Oceano Pacifico. Purtroppo le tecniche di ricerca e salvataggio dell’epoca erano rudimentali e alcune operazioni di ricerca furono basate su informazioni non corrette.

Il 19 luglio 1937 il governo statunitense decise di sospendere le ricerche e il 5 gennaio 1939 Amelia Earhart venne dichiarata ufficialmente deceduta.

Molte sono le teorie sulla scomparsa dell’Electra E10 e dei suoi piloti, da quella che li vuole fatti prigionieri dai giapponesi che, ritenendoli due spie, li avrebbero giustiziati, a quella che afferma siano state trovate prove sull’isola di Howland che la Earhart e Noonan siano caduti in mare ma siano riusciti a raggiungere l’isola a nuoto, a quella che vuole la Earhart essere sopravvissuta in qualche modo ed essere tornata negli Stati Uniti con un nome falso. Per ognuna di queste teorie ci sono cosiddette “prove” confuse, non dimostrabili o facilmente smontabili.

Intanto nel corso degli ultimi 88 anni molte spedizioni si sono succedute nell’area dove si suppone sia caduto l’Electra: nel 1999, 2002, 2006, 2009 e 2017 senza risultati.

L’ultimo tentativo, fino ad oggi, l’ha fatto il CEO della Deep Sea Vision (una società di ricerche oceanografiche) Toni Romeo, ex ufficiale dell’intelligence dell’aeronautica militare e appassionato della storia di Amelia Earhart, il quale ha messo in vendita una grande quantità di immobili commerciali ricavandone 11 milioni di dollari da destinare al progetto di ritrovamento dell’Electra.

A gennaio del 2024, dopo aver scandagliato 6.000 miglia di fondali marini con un drone del valore di 9.000 dollari nella zona dove secondo gli ultimi studi dovrebbe essersi inabissato l’aereo, a 5.000 metri di profondità sembrava esserci qualcosa che per forma e dimensioni poteva corrispondere all’Electra. Purtroppo, dopo 11 mesi di ricerche, il 6 novembre 2024 la Deep Sea Vision ha dichiarato che la forma raffigurata nelle immagini del drone era una formazione rocciosa naturale.

Amelia Earhart riposa da 88 anni nei fondali del Pacifico ma per tutti noi lei sarà sempre quella donna, sorridente accanto a un aereo, felice di volare.

Per tutti noi lei è e rimarrà per sempre la “Regina dell’aria”.

 



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