20 Giu IL RITRATTO DI DORIAN GRAY
Oscar Wilde nacque a Dublino il 16 ottobre 1854. Suo padre William era un rinomato chirurgo e uno scrittore versatile; sua madre Jane Francesca, una poetessa e un’accesa nazionalista irlandese. Sempre a Dublino, Wilde frequentò il prestigioso Trinity College e il Magdalen College e divenne presto popolare per la sua lingua sferzante, per i suoi modi stravaganti e per la versatile intelligenza. Ad Oxford conobbe due tra i maggiori intellettuali del tempo, Pater e Ruskin, che lo introdussero alle più avanzate teorie estetiche e che affinarono il suo gusto artistico. Divenne presto una delle figure più importanti dei circoli londinesi, mentre un tour di lettura di un anno negli Stati Uniti incrementò la sua fama e gli diede l’opportunità di formulare meglio la sua teoria estetica che ruota intorno al concetto di “arte per l’arte”. Nel 1884, di ritorno a Londra, sposò Costance Lloyd, un matrimonio esclusivamente di facciata; Wilde infatti era omosessuale e visse questa condizione con enorme disagio, soprattutto a causa della soffocante morale vittoriana. Nel 1895 venne arrestato con l’accusa di sodomia, condannato a due anni di lavori forzati e processato anche per bancarotta. Il 30 novembre del 1900 Oscar Wilde morì di meningite.
Il suo capolavoro “Il ritratto di Dorian Gray” è un caposaldo della letteratura ottocentesca e il suo massimo capolavoro; un romanzo che nonostante abbia due secoli è fin troppo attuale.
Avevo letto il romanzo di Wilde, autore che adoro, da adolescente e Dorian mi era sembrato da subito egoista, esageratamente narciso e antipatico. E lo confesso: non mi aveva lasciato buone sensazioni. Rileggendolo da adulta e grazie ad un percorso introspettivo condiviso in un incontro di Libroterapia “A casa di Lucia” guidato dalla Dott.ssa Nadia Ersilia Atzori, mi sono accorta che non ero riuscita a cogliere la sua vera essenza, e oggi comprendo che dietro quella maschera di egocentrismo c’è un bisogno di redenzione. Dorian era entrato in un gioco al massacro che non era più in grado di gestire proprio come la nostra società più che mai basata sulla vanità e sull’eterna giovinezza.
“Aveva espresso un pazzo desiderio: che potesse lui rimanere giovane, e il ritratto invecchiare; la sua bellezza restare intatta, e il viso dipinto sulla tela portare il peso delle sue passioni e dei suoi peccati. Pareva mostruoso persino pensarci.”
“Gli piace indubbiamente” rispose Lord Henry. “A chi non piacerebbe? È una delle migliori opere dell’arte moderna. Vi offro in cambio tutto quello che vi piaccia chiedermi. Desidero possederla.”
“Non mi appartiene, Henry.”
“E di chi è?”
“Di Dorian, naturalmente” rispose il pittore.
“Fortunato mortale!”
“Com’è tragico” mormorò Dorian Gray, gli occhi fissi sul suo ritratto “com’è tragico! Io diventerò vecchio, brutto, ripugnante. E questa immagine rimarrà sempre giovane. Giovane quale io sono in questa giornata di Giugno. Oh, se si potesse realizzare il contrario! Se io dovessi rimanere sempre giovane, e il ritratto diventasse vecchio! Per questo, per questo, darei qualunque cosa! Darei la cosa più preziosa del mondo! Darei anche la mia anima per questo!”.
Oggi, si dà sempre più spesso attenzione all’apparire. Sembriamo tutti uniformati, standardizzati con uomini talvolta anche molto effemminati per quanto si curano e donne con filler alle labbra, parti del corpo rifatte, minorenni che chiedono alle madri di rifarsi come regalo di compleanno…ma perchè tutta questa insoddisfazione?
Oscar Wilde è un “viveur”, ha il fascino della spregiudicatezza e la sua scrittura è esaltante. Ama la vita, o meglio dire, la bella vita; ricerca continuamente nuove sensazioni e rifugge dalla noia. In questo suo capolavoro parla, con una punta di leggerezza, di bellezza e di quelli che la società ama definire vizi o peccati.
Ma penso che non esista peccato se non quello che noi stessi ci creiamo nella nostra mente, che ogni amore è un’esperienza che va vissuta.
Penso anche che non cedere alle tentazioni sia solo segno di un carattere troppo debole che manca del coraggio necessario per abbandonarsi ad esse.
Ecco su cosa ci fa riflettere ancora Wilde:
“Il terrore della società, che è la base della morale; il terrore di Dio, che è il segreto della religione: questi sono i sentimenti che ci dominano. Eppure io credo che se un uomo dovesse vivere la vita pienamente e completamente, desse forma a ogni sentimento, espressione a ogni pensiero, realtà a ogni sogno, credo che il mondo si rinsanguerebbe di un così puro fiotto di gioia, che dimenticheremmo tutte le malattie del medievalesimo, e torneremmo all’ideale ellenico – e forse a qualche cosa di migliore e di più ricco dell’ideale ellenico. Ma anche il più coraggioso di noi ha paura di se stesso.”
E allora perchè non credere a questa meravigliosa speranza! Non rinneghiamo o soffochiamo i sentimenti, sentiamoci sempre liberi di esternare il nostro pensiero, impegniamoci assiduamente e con perseveranza a realizzare i nostri sogni e avremo un mondo migliore ricco di gioia e ottimismo. Non abbiate paura e credete di più in voi stessi.
Vi lascio con un grande augurio! Vi consiglio di ricopiarlo su un foglietto e di leggerlo spesso, anche tutti i giorni:
“Vivete la vita prodigiosa che è in voi! Fate che per voi niente vada perduto. Cercate sempre nuove sensazioni, non abbiate paura di niente. Ma non vendete né rinunciate mai alla vostra genuinità e autenticità.”