24 Giu LA GRANDE SCRITTRICE P. D. JAMES
Continua il nostro viaggio tra i grandi maestri della narrativa poliziesca e oggi andiamo ad incontrare P. D. James, considerata la più grande scrittrice di questo genere del dopoguerra.
Phillys Dorothy James nacque a Oxford il 3 agosto 1920, il padre era un esattore delle tasse e la madre un’insegnante. Frequentò la County High School for girl ma solo fino ai sedici anni, in parte per le ristrettezze economiche della famiglia e in parte per il disinteresse del padre a farle continuare gli studi.
Andò quindi a lavorare nell’ufficio delle imposte di Ely, nel Cambridgeshire, dove iniziò la sua carriera professionale che la portò più tardi a lavorare per il National Health Service come amministratrice.
Nel 1941 sposò Ernest Connor Bounty White, un medico militare da cui ebbe due figlie, ma l’uomo di ritorno dalla seconda guerra mondiale soffrì di disturbi psichici sempre più gravi fino a che dovette essere ricoverato. La James si trovò sola a dover crescere le figlie e, non molti anni dopo, rimase vedova.
Al suo lavoro nella pubblica amministrazione aveva sempre affiancato la sua passione per la scrittura, in particolare per la narrativa poliziesca, ed esordì col suo primo romanzo “Cover her face”, nel 1962.
I suoi romanzi ebbero un immediato successo, che si protrasse negli anni, e per la fama acquisita e i suoi meriti letterari fu insignita del titolo di Baronetto ed eletta alla Camera dei Lord.
L’ultimo romanzo, “Death comes to Pemberley”, lo scrisse all’età di 93 anni, un anno prima del suo decesso, avvenuto il 27 novembre del 2014.
Copritele il volto.
Se nei romanzi presentati fino ad oggi la figura centrale era l’investigatore, il suo acume, le sue abilità di osservazione e deduzione, che appartenesse alla polizia o agisse privatamente, nei romanzi della James, nonostante come ovvio il personaggio che conduce le indagini c’è, la narrazione fa un salto di qualità, spostando l’attenzione del lettore sull’ambiente in cui avviene il fatto delittuoso, sulle persone che vi si muovono, i rapporti che intercorrono tra loro, le capacità o incapacità di esprimere se stessi e relazionarsi agli altri, le ambiguità dei sentimenti, l’indifferenza reciproca.
Questo romanzo si apre, infatti, con una panoramica di Villa Martingale, un’abitazione signorile della campagna inglese, dei suoi abitanti e delle persone che la frequentano più o meno spesso, secondo le loro attività connesse alla famiglia proprietaria, i Maxie.
Man mano si colgono i legami parentali, sentimentali, amicali o semplicemente dovuti a circostanze occasionali, tra le persone. Sentimenti dati per scontati ma mai esplicitati divenuti tortuosi, piccole gelosie, silenzi ostentati e parole fin troppo pungenti pronunciate con leggerezza.
Da qualche giorno, una ragazza assunta come cameriera, Sally Jupp, è oggetto di osservazione da parte della famiglia con giudizi discordanti sul suo comportamento. Da parte sua, Sally, pur apparendo volenterosa e concentrata sul suo lavoro, ha degli improvvisi atteggiamenti spavaldi che destano stupore e qualche volta indignazione nei Maxie e in chi li frequenta.
Sally Jupp è una ragazza madre che, dopo la perdita di entrambi i genitori, viene allevata dagli zii che non la amano e che lei non ama. Quando rimane incinta trova ricovero presso un istituto privato per “ragazze perse” la cui direttrice, conoscente dei Maxie, gliela raccomanda come cameriera.
Durante un evento di beneficenza organizzato nel giardino della villa, Sally annuncia all’improvviso di aver ricevuto una proposta di matrimonio dal rampollo di casa Martingale, il dottor Stephen Maxie. Varie e diversificate le reazioni dei presenti, che restano però inespresse mentre l’autrice ne mette a parte il lettore tramite la descrizione dei loro pensieri. Di certo, nessuno vuole che Sally diventi la nuova padrona di villa Martingale.
La cena in finale di serata sembra procedere come niente fosse, ma il mattino dopo Sally Jupp viene trovata morta, strangolata, nella sua stanza, nel letto accanto a quello dove dorme il piccolo Jimmy, suo figlio.
Entra in scena l’ispettore capo di Scotland Yard Adam Dalgliesh seguito dal fidato sergente Martin, intento a prendere appunti sul suo taccuino in ogni fase dell’investigazione.
L’ispettore Dalgliesh è un uomo di poche parole, meticoloso, che non si scompone di fronte alle provocazioni dei testimoni e alla loro omertà durante gli interrogatori e, per il lettore, anche questi ultimi sono occasioni per scoprire pieghe nascoste e scendere più in profondità nelle personalità dei personaggi.
Tra i componenti la famiglia, gli amici, i conoscenti e anche le persone esterne che non frequentano villa Martingale, ma che conoscevano la ragazza, in molti sembrano aver avuto un motivo per ucciderla. Intanto, dalle parole dei testimoni si delinea il carattere di Sally incline alla creazione di misteri, al fare affermazioni bizzarre solo per il gusto di vederne l’effetto sugli altri, al dire bugie per dare il via a situazioni compromettenti. Infatti la sua morte violenta sarà provocata proprio da un’ultima sfidante bugia. Ma detta a chi?
A voi il piacere di scoprirlo.
Buona lettura!