A Casa di Lucia | BACIO A TIMES SQUARE
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BACIO A TIMES SQUARE

New York, Times Square, è il pomeriggio del 14 agosto del 1945. Quel giorno rimarrà nella storia come “V-J Day”.  Milioni di americani si riversano per le strade in un’esplosione di gioia e sollievo: è il giorno della resa del Giappone e la fine della Seconda Guerra mondiale.

Times Square diviene il luogo simbolo della celebrazione. Tra la folla esultante il fotografo Alfred Eisenstaedt è pronto a catturare quei momenti di una giornata storica. Tra i suoi scatti dimora la più iconica immagine simbolo della festa americana per la fine del conflitto: il bacio a Times Square. La foto mostra un marinaio in uniforme che si china su una giovane donna vestita di bianco, una infermiera, e la bacia con passione. Attorno a loro, la folla sembra quasi dissolversi, lasciando che l’intero mondo si concentri su quel gesto spontaneo, intenso e potente: come un gesto di pura celebrazione della vita e dell’amore. La foto venne pubblicata dalla rivista LIFE.

Greta e George, i due protagonisti non si conoscevano, si incontrarono durante la festa in strada. Greta Zimmer Friedman è morta nel settembre del 2016 all’età di 92 anni. All’epoca della foto faceva l’infermiera presso un dentista di Times Square.

La donna, durante un’intervista del 2005, dichiarò che quel gesto non fu proprio un bacio ma solo un modo per ringraziare Iddio che la guerra fosse finita. Aggiunse poi: «Quell’uomo era molto forte. Io non lo stavo baciando. Fu lui a baciare me».

Non a caso negli anni a venire, il “Bacio a Times Square” non è stato esente da controversie. Si è discusso molto sul fatto che il bacio fosse non consensuale, Questo ha aperto un dibattito su come interpretare l’immagine alla luce di temi moderni come il consenso e il rispetto personale. In ogni caso, ciò che rimane innegabile è la capacità dell’immagine di evocare emozioni intense e di stimolare discussioni significative sulla natura dell’iconografia e della memoria storica.

Il marinaio, invece, George Mendonsa classe 1924 figlio di emigrati portoghesi, si trovava a New York in licenza. Alla CNN ha raccontato: «Arrivammo a Times Square quando vidi l’infermiera. Avevo bevuto qualche drink, ed ebbi l’istinto di afferrarla».

Il fotografo, Alfred Eisenstaedt ha raccontato: «A Times Square nel V-J Day, ho visto un marinaio che correva lungo la strada afferrando qualsiasi ragazza vedesse. Che lei fosse una nonna, robusta, magra non faceva differenza. Stavo correndo davanti a lui con la mia Leica guardandomi indietro, ma nessuna dei possibili scatti mi piacevano. Poi, all’improvviso, in un lampo, ho visto che afferrava qualcosa di bianco: mi sono girato e ho cliccato nel momento in cui il marinaio baciava l’infermiera. Se lei fosse stata vestita con un abito scuro non avrei mai preso l’immagine. Lo stesso se il marinaio avesse indossato una divisa bianca. Ho scattato esattamente quattro immagini, nel giro di pochi secondi. Solo una era giusta, a causa del bilanciamento. La gente mi dice che, quando sarò in cielo mi ricorderanno per questa immagine».

Quel bacio rubato non colpì solo Alfred Eisenstaedt, ma anche il fotografo militare Victor Jorgensen, la cui foto fu pubblicata il giorno dopo sul New York Times. I soggetti sono gli stessi, ma visti di lato.

Alcuni ricercatori dell’Università del Texas e dell’Iowa hanno analizzato gli ingrandimenti degli scatti di Eisenstaedt e Jorgensen e sono riusciti a scoprire, studiando le ombre e osservando le lancette degli orologi stradali, che il bacio è avvenuto alle ore 17.51 e che le foto sono state scattate a sud della 45° strada.

Il “Bacio a Times Square” divenne rapidamente molto più di una semplice fotografia. Il marinaio e l’infermiera divennero simboli universali di una generazione che aveva combattuto, sofferto e, finalmente vinto. Il senso di speranza e la spontaneità del bacio evoca un inno alla vita che trionfa sulla morte e sulla distruzione.

 



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