16 Lug Via Col Vento
- Dove sei stata in vacanza la scorsa estate?
- Ho vissuto due settimane tra campi di cotone, incendi, razzismo, caldo torrido, società patriarcale e donne che lo affrontano a testa alta.
- Quindi in Italia?
- No, Atlanta e Tara.
- E con chi eri?
- Con Rossella, Reth, Melania.
- Tuoi amici?
- Persone con le quali mi sono ritrovata a fare un viaggio di gruppo, e dopo due settimane, inizi ad apprezzarne e capirne pregi e difetti …
- Chi altro c’era?
- C’era il Libro, inteso proprio in senso fisico: è diventato l’amico viscerale, con alcuni libri capita, quasi intimo, quello col quale ti confidi, ci litighi (l’ho persino scaraventato in aria un paio di volte). Dopo esser stati due settimane incollati, settimane in cui dove ero io era lui e viceversa, bagnato dal mare, graffiato dai gatti, spiegazzato dalle pose che volevo fargli assumere, ancora adesso abbiamo difficoltà a lasciarci; terminata da mesi la lettura, l’ho lasciato a vista, lo guardo, lo prendo, vorrei dirgli: no non è finita, ti penso ancora, vado avanti … con altri … tra noi finirà quando riuscirò a scrivere di te.
- Quindi ti è piaciuto leggerlo?
- Parliamone …
Ho rimandato per anni il viaggio tra le pagine di Via col Vento: vedendo il Film almeno una decina di volte fin da bambina, quasi un rito, avevo la sensazione di tradirlo (lo so, dovrebbe essere il contrario), oltre al fatto che leggere qualcosa di cui conosco la trama solitamente mi annoia e toglie tempo agli altri ennemila libri che vorrei leggere.
Conosco a memoria i dialoghi: alzi la mano chi non usa le frasi: “dopotutto domani è un altro giorno” o “francamente me ne infischio” o mette ogni tanto un “perdindirindina” in qualche discorso. Dopo qualche anno di digiuno dal film, consigliato da mie “lettrici di fiducia”, regalatomi da mia sorella, lo scorso agosto, mi sono apprestata a partire per Tara: avevo programmato un mese, sono tornata dopo due settimane. Ma sono davvero tornata da Tara?
Le remore sulla lettura si sono dimostrate infondate: non ho tradito il film, ho avuto una relazione con la sua versione, oltre che ovviamente originale, più matura, e il film, per quanto sufficientemente fedele e nonostante la durata (3 ore e 58 minuti), ne resta una versione ridotta. Dopo il lungo preambolo personale veniamo alle mie, pur sempre personali, note sul romanzo, intervallate dall’imprescindibile e intrinseca esperienza con il Film.
Il romanzo Via col Vento, scritto da Margareth Mitchell, pubblicato in America nel 1936, vincitore del premio Pulitzer nel 1937, diventa best sellers in poche settimane. È stato un vero e proprio caso editoriale, tradotto in 37 lingue. Sia il libro che il film hanno fatto numeri da record, rimasti imbattuti per decenni.
L’autrice nasce ad Atlanta nel 1900, dove morirà nel 1949 a causa di un incidente d’auto.
Nonostante l’enorme successo del libro o forse proprio per questo motivo, si rifiuta di partecipare ai lavori del film, né pubblicherà altri libri: unico altro suo libro Lost Laysen fu scritto prima di Via col vento e, nonostante le disposizioni di far distruggere tutta la sua produzione letteraria, è stato pubblicato decenni dopo la morte.
Il successo del libro in pochissime settimane lo fa diventare appetibile per la macchina cinematografica hollywoodiana. Nel 1939 diretto da Victor Fleming esce il Film, il Kolossal cinematografico per eccellenza, divenuto Cult. A vederlo oggi vedi i passi avanti fatti dall’industria cinematografica e ammiri appunto il lavoro fatto in un’epoca in cui la tecnologia stava nascendo.
Il film è interpretato in maniera magistrale, dopo aver letto il libro lo si nota ancor di più, da un cast eccezionale: Vivien Leight scelta fra 1.400 attrici, Clarke Gable fortemente voluto dal produttore Selznick, Olivia de Havilland, Leslie Howard e Hattie Mc Daniel sono gli interpreti principali.
Cito da Wikipedia: Proiettato in anteprima ad Atlanta il 15 dicembre 1939, il film fu accolto positivamente dalla critica che ne apprezzò soprattutto il cast. Nel 1940 vinse 8 premi Oscar (all’epoca un record), tra cui miglior film, miglior regista, miglior sceneggiatura non originale, migliora attrice (Vivian Leigh), miglior attrice non protagonista (Hattie McDaniel) … Rimase il film col maggiore incasso nella storia del cinema per oltre un quarto di secolo; se adattato all’inflazione monetaria, esso mantiene tale record tuttora.
La McDaniel fu la prima afroamericana a vincere un Oscar che non poté ritirare, nè presenziare alla cerimonia a causa delle leggi razziali ancora in essere all’epoca.
La trama è nota a tutti e, se non vi è nota, a maggior ragione, leggete il Libro! Le circa mille pagine non sono un ostacolo in quanto la scrittura è scorrevolissima, coinvolgente e intrigante.
Ambientato nel Sud dell’America, tra Atlanta in Georgia e Tara, a partire dal 1861 allo scoppio della guerra di secessione americana, del nord contro il sud, del progresso contro la tradizione.
Rossella, giovane e viziata figlia di un possidente di piantaggine di cotone, cerca di conquistare Ashley, che sposerà invece la cugina Melania. Di Rossella, o forse del suo poco e malnascosto conformismo, si innamora Rhett Buttler. Mentre Rossella si trova ad Atlanta, quando scoppia l’incendio che distruggerà la città nel 1864, capisce che vuol tornare a Tara e dalla sua famiglia. Ma il ritorno, sia come viaggio che come rientro a casa, non sarà facile. Dovrà prendere in mano la sua vita, quella della sua famiglia superstite, la gestione della sua amata Tara, come non ha mai fatto prima.
“Non c’era nessuno più vecchio di lei, nel cui grembo posare il capo, nessuno sulle cui spalle potesse deporre il suo grave fardello!”
Lo farà con il suo carattere, i suoi tempi, i suoi modi: per raggiungere lo scopo non si curerà delle convenzioni sociali, degli altri, il tutto con Reth che, ad intervalli regolari, si affaccerà nella sua vita.
Via col vento non è un romanzo d’amore in senso stretto anche se l’amore pur c’è. È enorme ma riporta squallori, è pieno di vita e morte e guerra, di gente approfittatrice, di disgrazie, di anime belle e di gente che non guarda più in là delle proprie convinzioni o convenzioni sociali, insomma è presente la Vita stessa, la Vita tutta.
I periodi di riflessione sulla guerra appartengono a tutte le guerre e, per un popolo che si definisce civile, non dovrebbero più appartenerci:
“Senza dubbio ci sarebbero state delle sedie vuote e dei bimbi che non avrebbero mai visto il volto del loro papà e tombe senza nome”
E ancora attualissimo: “… Se coloro che cominciano una guerra non la dichiarassero sacra, chi sarebbe tanto sciocco da andare a battersi? … Qualunque sia il nobile scopo che assegnano alla guerra, la ragione di questa è sempre una sola: il denaro.”
I personaggi, come anche i luoghi, sono tutti ben descritti, non solo fisicamente, ma nel carattere; impari davvero a conoscerli.
Tara nella realtà non esiste, è il nome della piantagione di cotone della famiglia di Rossella, ma per noi che abbiamo visto il film talmente tante volte e assorbito le pagine del libro, resta un posto “vero”, resta una dei protagonisti principali della storia.
Scarlett O’Hara o Rossella nelle versioni italiane (era in uso all’epoca, italianizzare i nomi) è la protagonista, è l’antieroina senza se e senza ma: capricciosa, egoista, antipatica ai più, gratuitamente cattiva (non sono riuscita a farmela piacere neanche dalle pagine del libro), ma l’indubbio carattere forte e determinato, l’evoluzione nel corso della storia seppur in maniera sempre più egoistica, fanno apprezzare il personaggio che resta, a mio parere, unico. Significativa per descrivercela è una frase di Reth: “che il cielo aiuti i nordisti che vi catturano!”
Tra i personaggi che ho più apprezzato, più veri, non estremi come Rossella, sicuramente ci sono la madre di Rossella, Elena, meno presente nel film, e Melania, che avrà sempre il volto di Olivia de Havilland: entrambe hanno ruoli sfaccettati e non banali o scontati come potrebbe sembrare ad una lettura o, nel caso di Melania, visione superficiale del film. Entrambe sono, a differenza di Rossella, più in linea con le donne reali, buone, oneste ma non stupide, dolci ma forti e severe quando occorre.
Rhett Buttler: per quanto il personaggio possa sembrare ambiguo, approfittatore e interessato, resta l’unico che ama davvero, con passione Rossella e con tenero affetto la figlia, l’unico che riesce a capire, a “leggere”, le persone. Clark Gable lo ha reso indimenticabile, iconico, affascinante e ci ha ingannate tutte pensando che nella vita prima o poi un Rhett Buttler ce lo saremo ritrovate davanti o meglio dietro una poltrona, mentre ci ascolta di nascosto e sorride sornione sotto i baffi prendendoci in giro.
“Ma in lui c’era anche qualcosa di stimolante, di vitale, di elettrizzante. Tutto quanto c’era in lei di irlandese si ridestò alla sfida di quegli occhi neri”.
Sul ruolo della donna il romanzo è modernissimo per l’epoca, sincero e in parte attuale. Le donne per quanto cresciute in una società patriarcale che le vuole madri e moglie, che le crede fragili, bisognose e civettuole, sono forti, hanno ben chiaro di dover prendere in mano la propria vita.
“… gli uomini danno volentieri qualsiasi cosa alle donne, eccetto il riconoscimento della loro intelligenza”.
Civettuole lo sono, Rossella in primis, per farsi scegliere dall’uomo che hanno già individuato (loro o la loro famiglia), fargli credere che sia stato lui a scegliere. Donne che amministrano piantagioni e schiavi come fossero dirigenti d’azienda, donne che mentono per salvare una causa o il marito, donne che “rubano” il fidanzato alla sorella non per passione o follia ma per calcolo al fine di salvare l’azienda di famiglia (ovviamente Rossella) e la famiglia stessa. Sono proprio i personaggi femminili, dunque, che emergono dal romanzo più forti, determinati e consapevoli rispetto ai personaggi maschili.
Il romanzo ha punti dolenti a causa dei quali stavo per abbandonare la lettura, passaggi che diventano irritanti, il motivo per il quale il mio libro ha fatto un paio di voli mentre leggevo. Razzismo e schiavitù non sono trattati con critica e neutralità: è palese la propaganda sudista, razzista, la giustificazione del Ku Klux Klan che, non emergendo dai personaggi ma dall’autrice stessa, rende la lettura urticante e sgradevole.
Cito da Wikipedia: “… adotta (il romanzo) pienamente il punto di vista degli schiavisti degli stati del Sud ai tempi della Guerra di Secessione, è espressione della cultura segregazionista americana della prima metà del Novecento, risultando quindi ampiamente basato su stereotipi razzisti, particolarmente evidenti nella rappresentazione degli afroamericani … “
Gli schiavi hanno, nel romanzo, una rappresentazione di sé stessi come esseri inferiori, ritengono di non poter fare altra vita all’infuori di quella, al pari di oggetti comprati, venduti e disposti a piacimento, con tanto di “avvisi pubblicitari per le vendite”, e salvati dai “padroni bianchi”. L’autrice descrive, ad esempio, come la famiglia O’Hara tratti bene i propri schiavi (quasi parlasse di un’azienda con i propri dipendenti) e presenta gli schiavi tramite le loro stesse parole come esseri intellettualmente inferiori: lecito il dubbio che l’enorme successo del libro fu dovuto proprio alla visione di un Sud buono e giusto nei confronti degli schiavi e vittima del Nord.
Inferiori, invece, sono le persone che si sentono superiori agli altri, che schiacciano, che restano a vita imprigionati nei propri bias cognitivi.
Ed è per questo motivo che non consiglio la lettura di Via Col Vento a tutti. Va letto, consigliato, a chi ha ben presente la Storia, quella realmente accaduta, non quella che si tenta di cambiare a uso e costume, per propaganda, per gli interessi di pochi che hanno visioni ristrette e retrograde.
Da Tara, no, non si torna indietro: l’immagine di Rossella /Scarlett / Vivien che raccoglie una radice e la mangia e la frase “supererò questo momento e quando sarà passato non soffrirò mai più la fame” sono tra le frasi e immagini più potenti e indelebili della letteratura e del cinema. Bisognerebbe continuare a far veder il film alle bambine per capire e far capire che sì, noi donne abbiamo fatto passi da gigante con le leggi sulla parità rispetto al 1800, ma dobbiamo ancora lottare tanto contro una cultura volutamente patriarcale, e razzista, che forse oggi è ancora più rabbiosa proprio a causa del fatto che la parità è sotto la luce del sole.
Bisogna capire che quando la Vita, o qualcuno, ti butta a terra ci si rialza da sole forti più di prima! Non aspettate Rhett, siate voi ad andare a riprendere sia lui (se è davvero un Rhett Buttler, altrimenti lasciatelo andare) che Tara … dopotutto Domani è un altro giorno!
Continuiamo a seguire Rossella attraverso gli articoli del fil rouge dedicato a “Via col vento“, li trovate ai link sotto:
https://www.acasadilucia.org/2024/08/23/i-luoghi-di-via-col-vento/
https://www.acasadilucia.org/2024/11/15/peach-cobbler-la-torta-di-pesche/