A Casa di Lucia | CILE: un viaggio attraverso la prosa lirica di Isabel Allende
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CILE: un viaggio attraverso la prosa lirica di Isabel Allende

“In Cile, il tempo scorre a un ritmo diverso, come se la vita fosse sospesa in un’eterna contemplazione.” (Paula- Isabel Allende)

 

Fare un viaggio alla scoperta del Cile significa immergersi in colori, odori, sapori, storia e tradizioni complessi ed affascinanti. Come una tavolozza di colori che ti fa venir voglia di mescolarli per scoprirne dettagli sempre nuovi. Uno stretto istmo di terra che collega il mare alla terra ferma attraverso paesaggi mozzafiato, uniti come fossero pezzi di una delle più belle opere d’arte.

Il Cile è noto come il país de poetas, la terra dei poeti. Questo appellativo deriva, almeno in parte, dal fatto che due cileni hanno ricevuto il premio Nobel per la letteratura per i loro versi. La prima fu Gabriela Mistral nel 1945, il secondo Pablo Neruda, colui che ha permesso che il paese sudamericano venisse identificato in tutto il mondo con un’autentica fucina di poesia. Andare in pellegrinaggio nei luoghi che hanno ispirato uno dei poeti più tradotti del mondo è l’esperienza più intensa e profonda che la cultura cilena possa evocare.

Diviso idealmente in tre parti, se ne ritrova una perfetta descrizione nel lirismo di un’altra immensa scrittrice: Isabel Allende, la più letta e amata scrittrice sudamericana.

La Allende nei suoi testi descrive tutto il paese sia dal punto di vista geografico che per quel che riguarda il suo periodo storico più buio: la dittatura di Pinochet. 

La scrittrice vede il suo amato Cile come “una lunga e stretta striscia di terra, come una spina dorsale spezzata tra la maestosità delle Ande e l’immensità dell’oceano Pacifico”

Come detto in precedenza, si presenta idealmente diviso in tre parti, più una quarta legata ad un’isola particolare.

A nord troviamo il Deserto di Atacama“una distesa di silenzio, dove il cielo sembra più vicino e le stelle raccontano storie di un tempo prima del tempo.”. 

Vi è poi la Valle Centrale ricca di vigneti”, ed il Sud“dove la pioggia danza incessantemente, disegnando fiordi e laghi come lacrime di una terra che ha visto troppe battaglie e troppo amore.” 

Nel meraviglioso ritratto geografico del Cile incontriamo la Patagonia, tanto amata anche dal compianto Luìs Sepùlveda, che la definiva “selvaggia e indomita, un regno di ghiacci eterni e venti furiosi, una terra che non si arrende mai.” 

Solitaria e imponente si incontra la misteriosa Isola di Pasqua, un luogo magico e remoto, “un pugno di roccia gettato nell’oceano, dove gli antichi moai guardano l’orizzonte come guardiani di un segreto mai svelato.”

In questa terra fatta di elementi estremi, la natura non è solo un luogo fisico, ma un personaggio vivo e pulsante, che ispira, accoglie e a volte sfida coloro che lo chiamano casa.

Isabel Allende racconta il Cile in diverse frasi che ne denotano la bellezza mista ad una sorta di dannazione continua: “La mia terra è lunga e stretta come una ferita. È un luogo in cui la realtà e il mito si mescolano fino a diventare indistinguibili.” 

 “Il Cile è un Paese poetico, dove ogni cosa sembra essere in bilico tra la realtà e il sogno, tra la bellezza e la tragedia.”

La fuga dal Cile (dopo il colpo di stato del 1973 che causa la morte dello zio Salvador Allende, scappa prima in Venezuela e sceglie poi per vivere la California) determina per la scrittrice una ferita profonda e la stessa Allende parlando del suo Paese dirà: “Sono andata via dal Cile, ma il Cile non se n’è mai andato da me. Vive nei miei sogni, nei miei racconti, nel mio cuore.”

Lei è stata la protagonista di un continente per il suo lirismo contemplativo, la scrittura a tratti mistica, capace di entrare dentro le menti, dentro gli ardori politici e romantici, dentro varie generazioni. 

Un Cile che Isabel Allende ama immensamente grazie anche ai versi del suo sommo poeta: “… per vedere il mio paese con gli occhi del cuore bisogna leggere Pablo Neruda, il poeta nazionale, che ha immortalato nei suoi versi i paesaggi superbi, i profumi e le albe, la pioggia insistente e la dignitosa povertà”.

Sulle tracce del lirismo letterario della Allende, per capirne le influenze e per sentire odori e vederne colori, suggestiva è La Casa di Isla Negra, dal nome dell’omonimo villaggio. È qui che Pablo Neruda dettò alla moglie la propria autobiografia, “Confesso che ho vissuto”, ed è qui che ci accoglie con uno dei suoi versi più famosi: “Sono tornato dai miei viaggi. Navigando ho costruito l’allegria”. In queste parole è racchiuso tutto lo spirito del poeta che traspare visitando le sue case. Isla Negra è una casa-barca, quasi incagliata sulla spiaggia, con il pavimento fatto di conchiglie raccolte una ad una per “massaggiare i piedi ai suoi amici”, stracolma di oggetti raccolti e custoditi con cura. Incredibilmente sorprendente la curiosa collezione di polene, le statue femminili di legno che abbellivano le prue degli antichi galeonii carillon, le scrivanie provviste di penne dall’inchiostro verde con cui scriveva i suoi sonettiil letto che doveva avere sempre la posizione più panoramica di tutta la casa. A Isla Negra vedeva sorgere  e tramontare il sole nella stessa stanza. Sono diverse le case di Pablo Neruda visitabili in Cile (Chascona a Santiago del Cile, Sebastiana a Valparaiso), ma questa in particolare riporta ai racconti visionari, illuminati e mistici del Cile fatti da Isabel Allende.

Non rimane che organizzare questo viaggio sorprendente e partire, magari mettendo in valigia un libro della Allende e le poesie di Neruda.

 



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