A Casa di Lucia | ANDREA CAMILLERI
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ANDREA CAMILLERI

“Se potessi, vorrei finire la mia carriera seduto in una piazza a raccontare storie e alla fine del mio cunto passare tra il pubblico con la coppola in mano.”

Così rispondeva Andrea Camilleri a chi gli chiedeva come mai a 93 anni e nonostante i suoi occhi che da tempo si erano spenti, continuasse a unire realtà e fantasia in quella sua “lingua eccezionale”, lasciandosi guidare sulla pagina bianca dalla sua fedele assistente, Valentina Alferj.

Non si può smettere di fare ciò per cui si è nati.” E Camilleri era nato per raccontare storie.

Andrea Camilleri nasce il 6 settembre 1925 a Porto Empedocle, la “marina” di Agrigento, sulla costa sud occidentale della Sicilia, una città che è poco distante dalla contrada Kaos il luogo natale di Luigi Pirandello, cugino della nonna paterna Carolina.

“Tutta la mia vita è un debito con Pirandello”.

Poco tempo dopo che Luigi Pirandello fu insignito del premio Nobel per la letteratura, avvenne l’incontro tra Camilleri e Pirandello, quando Andrea era ancora un bambino e Pirandello decise di fare visita alla cugina. Il giovanissimo Camilleri rimase colpito e al tempo stesso spaventato da questo curioso parente, che si presentò con l’uniforme da accademico d’Italia, così sontuosa che il piccolo Andrea lo scambiò per un ammiraglio venuto da chissà quale flotta. Grande appassionato di teatro, nella sua lunga carriera Camilleri, prima di raggiungere il successo letterario negli anni ’90, insegnò regia all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica di Roma e diresse a teatro oltre cento opere, molte delle quali proprio di Pirandello. Questa esperienza, come riconobbe in seguito, gli consentì di scoprire dall’interno i meccanismi del teatro pirandelliano. Inoltre, Camilleri parlò di Pirandello in seminari, conferenze, lezioni universitarie, scrisse introduzioni alle sue opere e gli dedicò anche una biografia, “Biografia del figlio cambiato”.

E fu proprio nel mondo del teatro, che incontrò Rosetta Dello Siesto, una giovane assistente alla regia, venuta da Milano a Roma, dove aveva conseguito la laurea in Filosofia all’Università “La Sapienza”. Rosetta diventerà la sua compagna di vita, si sposeranno nel 1957 e la loro relazione durerà oltre sessant’anni sino alla morte di lui. Lo scrittore in più di un’occasione definì la moglie come il vero pilastro della sua esistenza. Inseparabili, condivisero una vita privata lontana dai riflettori, fatta di complicità, rispetto e una costante collaborazione intellettuale. “Non c’è rigo che io abbia pubblicato che non sia stato letto da lei”.

Oltre che regista teatrale Andrea Camilleri lavorò in RAI, dove si specializzò nella trasposizione di opere letterarie e nella creazione di sceneggiati, gettando le basi dello sceneggiato televisivo italiano, un genere che fonde narrazione letteraria, regia teatrale e linguaggio cinematografico. Tra i suoi lavori più noti ricordiamo “Le inchieste del commissario Maigret” di Georges Simenon, “Il Tenente Sheridan” e, più tardi, “La Piovra”, serie che ha segnato un punto di svolta nella rappresentazione televisiva della criminalità organizzata.

Camilleri pur vivendo a Roma, non perse mai il legame con la sua terra, al centro delle sue storie, infatti, c’è la Sicilia: la descrive e la celebra con amore, non solo attraverso i luoghi, seppur inventati, ma verosimili, e attraverso la grande umanità dei suoi personaggi. Forte è l’incontro tra tradizione e modernità.

Dopo anni di lavoro nel teatro e in TV, Camilleri tornò alla narrativa. Tra il 1980 e il 1994 pubblicò alcuni romanzi storici, tra cui “La strage dimenticata”, “La stagione della caccia” e “Il birraio di Preston”.

Questi romanzi, ambientati nella Sicilia dell’Ottocento, inizieranno ad attirare l’attenzione di pubblico e critica. Ben lontani dal modello tradizionale del romanzo ottocentesco, i romanzi storici di Andrea Camilleri reinventano il genere fondendo realtà e finzione con uno stile teatrale, ironico e profondamente umano. Raccontano la storia dal punto di vista degli ultimi, partendo da fatti spesso dimenticati che evocano temi universali come l’ingiustizia, la manipolazione, la guerra e usano, come linguaggio, un’insolita mescolanza di dialetto siciliano e italiano.

La svolta letteraria arrivò nel 1994 con “La forma dell’acqua”, il primo romanzo della lunga serie dedicata al commissario Salvo Montalbano. Il “suo commissario” è simbolo di giustizia, di ironia e il suo conflitto con il potere e con la burocrazia è l’espressione di un’Italia che ancora non vuole rassegnarsi all’ingiustizia. Quelle di Camilleri non sono solo storie, ma raccontano la “Storia” con le sue verità più scomode. Il successo di Montalbano esploderà grazie alla fortunata serie televisiva RAI, interpretata da Luca Zingaretti e supervisionata dallo stesso Camilleri. Il personaggio di Montalbano conquistò rapidamente i lettori e Camilleri pubblicherà 28 romanzi del commissario Montalbano, che verranno tradotti in oltre 40 lingue e con oltre 30 milioni di copie vendute.

Leggendo i libri di Camilleri sembra che sia lui stesso a raccontare le sue storie, con quella voce profonda, graffiata dal fumo delle inseparabili sigarette, e con quel curioso intreccio di italiano e dialetto siciliano che riflette un’identità culturale autentica.

“Ho imparato a diffidare del potere, in qualunque forma si presenti.”

Camilleri non smise mai di esprimere le sue opinioni sulla politica, sulla giustizia, sull’informazione e sulla memoria storica. Non nascose mai la sua insofferenza per l’autoritarismo e la manipolazione. Sul piano religioso si dichiarò “non credente ma rispettoso” ateo quindi, ma con un grande rispetto per la spiritualità e la cultura religiosa.

“Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro.”

Per Andrea Camilleri, la memoria è molto più di un semplice ricordo: è un dovere civile, una responsabilità collettiva, storica e morale. Ricordare, per lui, significa custodire verità che il tempo o il potere rischiano di cancellare. E la memoria è il filo conduttore delle sue opere, nei suoi romanzi storici come in quelli di Montalbano. Anche la cecità diventa uno strumento della memoria: non serve vedere per ricordare.

Nel 2017, all’età di 91 anni, Camilleri debutterà come attore nello spettacolo “Conversazione su Tiresia”, monologo teatrale scritto da lui stesso anni prima. L’opera prende spunto dalla figura mitologica di Tiresia, il celebre indovino cieco della tragedia greca. Attraverso un dialogo immaginario, Camilleri riflette su come la cecità possa paradossalmente diventare una forma di chiaroveggenza, in grado di cogliere verità profonde che sfuggono agli altri.

Camilleri di libri ne ha scritti tantissimi durante la sua lunga carriera. Sono lavori molto diversi tra loro, uno scrittore eclettico che ha lasciato articoli, racconti, romanzi, saggi, favole, poesie, scritti per il teatro, la radio e la televisione.

L’ultimo romanzo della saga di Montalbano, “Riccardino”, già completato nel 2005, è stato volutamente pubblicato postumo nel 2020, come “romanzo-testamento”. In questo libro, scritto in un periodo in cui l’autore è già consapevole della propria fragilità, Camilleri riflette sul tempo che passa, sulla vita, e sull’ importanza di raccontare, tracciando una sorta di bilancio esistenziale.

“Scrivere, come leggere, è per tutta la vita”. 

 



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