A Casa di Lucia | EUGENIO MONTALE
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EUGENIO MONTALE

“Non è stato saggio puntar tutto su un po’ di letteratura e rinunziare alla vita, che dopo tutto è l’unica cosa che abbiamo”.

Nel 1935, Eugenio Montale affida questo pensiero a una cartolina.

Nobel per la letteratura, Senatore a vita e convinto antifascistail poeta nasce a Genova il 12 ottobre 1896. 

Sin dall’infanzia Eugenio trascorre le vacanze estive, insieme alla sua famiglia, a Monterosso, nelle Cinque Terre. Questo luogo diventa per lui un paesaggio dell’anima in cui colleziona ricordi e immagini, da tradurre in versi. Nel 1915 consegue il diploma di ragioniere, ma è già forte in lui l’interesse per la musica e la letteratura: inizierà a studiare canto e con l’aiuto della sorella Marianna, iscritta alla facoltà di Lettere e Filosofia, si avvicinerà al mondo letterario maturando una solida formazione da autodidatta.

Nel 1916 Montale inizia a scrivere poesie: sono gli anni della Prima guerra mondiale, a cui partecipa come volontario. Nel 1922 viene pubblicata la prima raccolta giovanile dal titolo Accordi, dove risulta evidente il suo tentativo di scrivere una poesia che sia soprattutto musica, sull’esempio del Simbolismo francese, ispirato soprattutto a Verlaine e Baudelaire.

Ossi di seppia è invece la prima raccolta che incanta per la capacità di ritrarre ciò che resta e resiste al tempo. Ne furono stampate mille copie e lo stesso poeta ammise che dovette darsi da fare per convincere parenti e amici a prenotarlo. La poesia che apre questa prima, celebre raccolta, è un messaggio per l’uomo del suo tempo e dove la poesia non è più in grado di offrire pace di fronte ai drammi che caratterizzano l’epoca contemporanea.

Il tema principale delle opere di Eugenio Montale è la riflessione sulla condizione umana: il poeta descrive un mondo dove l’uomo è in balia delle forze della natura e degli eventi storici, dove la vita ha un significato precario e fugace. Nonostante questo la sua poetica non è priva di speranza e di senso di bellezza attraverso un linguaggio diretto, schietto e carico di significato.

Nel 1925 firma il Manifesto degli intellettuali antifascisti, promosso da Benedetto Croce, dichiarandosi contro ogni tipo di dittatura. Nel 1927 si trasferisce a Firenze dove entra a fare parte degli ambienti culturali dell’epoca e inizia a collaborare con la rivista Solaria. Qui conosce Irma Brandeis, giovane studentessa americana di origine ebraica: diventerà la musa ispiratrice della seconda raccolta dell’autore “Le occasioni”. La relazione con Irma dura fino a quando la donna è costretta a lasciare l’Italia in seguito alla promulgazione delle leggi razziali. Nel 1938 Montale rifiuta d’iscriversi al partito fascista e viene espulso dal gabinetto scientifico letterario “G.P. Vieusseux”, di cui è il direttore. La Seconda guerra mondiale lascia segni profondi nella vita e nell’animo del poeta. Finito il conflitto si iscrive al Partito d’Azione, ma qualche anno dopo decide di abbandonare definitivamente la politica in quanto deluso dalla situazione italiana.

Dal 1939 Montale vivrà con Drusilla Tanzi, detta “Mosca”, con cui si unirà in matrimonio nel 1962. Nel 1948 si trasferiscono insieme a Milano, dove il poeta viene assunto dal Corriere della Sera. Milano è in questi anni la capitale industriale di un’Italia in cambiamento, che negli anni Cinquanta conosce il cosiddetto “boom” economico. A Milano ha una breve relazione sentimentale con la poetessa Maria Luisa Spaziani, che per lui sarà “Volpe”, figura terrena e sensuale, protagonista di alcuni versi raccolti ne “La bufera e altro”.

Comincia poi un lungo periodo di silenzio poetico interrotto solo nel 1964 con la morte della moglie Drusilla, a cui dedica una bellissima poesia, Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale.

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

La morte di Drusilla cambia l’impronta espressiva del poeta: sceglie parole semplici, immagini realistiche, descritte da sentimenti e oggetti quotidiani. Il poeta trova conforto nelle piccole cose della vita, nei momenti di pace e  serenità in un mondo in continua agitazione. La poetica delle piccole cose” negli anni lo porterà a prendere le distanze dalle liriche altisonanti a favore di un linguaggio umile e concreto.

Nominato Senatore a vita nel 1967, per meriti artistici e culturali, Montale riceve il Premio Nobel per la letteratura nel 1975. Quando ricevette la telefonata dell’ambasciatore svedese si trovava nel suo appartamento milanese, oltre alla governante, con lui c’erano tre giornalisti. Attendevano la telefonata da alcune ore: la soffiata sull’assegnazione del Nobel era ormai quasi una certezza. Quando riattaccò il ricevitore, Montale tornò a sedersi e si accese una sigaretta. Riflettendo pronunciò queste parole: «Dovrei dire cose solenni, immagino. Mi viene un dubbio: nella vita trionfano gli imbecilli. Lo sono anch’io?».

Anche quando si trova sotto i riflettori della fama internazionale, Montale rimane un testimone defilato del proprio tempo, sulla carta lascia un pensiero lucido di disincanto, testamento di chi come lui ha vissuto un esilio volontario da quel “male di vivere” che per lui è una risacca interiore.

Eugenio Montale muore il 12 settembre 1981 a Milano.

“Per finire” è la lirica che chiude la raccolta Diario del ’71 e del 72.

Raccomando ai miei posteri
(se ne saranno) in sede letteraria,
il che resta improbabile, di fare
un bel falò di tutto che riguardi
la mia vita, i miei fatti, i miei non fatti.
Non sono un Leopardi, lascio poco da ardere
ed è già troppo vivere in percentuale.
Vissi al cinque per cento, non aumentate
la dose. Troppo spesso invece piove
sul bagnato.

 

 

 

 



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