A Casa di Lucia | SULLE TRACCE DI CRISTOFORO COLOMBO
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SULLE TRACCE DI CRISTOFORO COLOMBO

In occasione del Columbus Day ho pensato di portarvi in viaggio sulle tracce del grande Cristoforo Colombo e il nostro viaggio non può che iniziare da Genova, dove il marinaio, forse, nacque nella seconda metà del 1451 da una famiglia di tessitori.

La sua casa natale, infatti, è un luogo storico che attrae molti turisti. Si trova nel centro storico, vicino alla Porta Soprana, una delle più antiche porte della città. Una casa piccola, in stile medievale, ma un importante simbolo di legame tra Genova e Colombo. Fu parzialmente distrutta nel 1684 durante un bombardamento della marina francese ma successivamente fu ricostruita nel XVIII secolo. La struttura attuale non è esattamente la stessa di quella originale dove Colombo sarebbe cresciuto e racchiude un piccolo museo che offre ai visitatori una visione dell’infanzia di Colombo, oltre a dati sui suoi viaggi e successi. Attraverso oggetti e pannelli informativi, i visitatori possono conoscere meglio l’influenza di Genova sulla vita del famoso esploratore. È un luogo chiave per chi è interessato alla storia di Colombo e della città di Genova.

Ma Nito Verdera, lo storico e giornalista ibizenco, in molti dei suoi studi sostiene che Colombo non fosse genovese in quanto il navigatore non scrisse mai in italiano, ma bensì in castigliano utilizzando molti vocaboli catalani, alcuni dei quali sono tipici dell’isola d’Ibiza. Le notizie e i dettagli relativi si possono consultare nel centro di Dalt Vila, il centro storico d’Ibiza città, che ospita la casa-museo dedicata alla figura e alle gesta del navigatore.

Sicuramente invece Palos de la Frontera, in Andalusia, è il porto di partenza da cui Cristoforo Colombo salpò con le tre navi per la sua epica scoperta dell’America nel 1492. Visitare questa cittadina in Spagna, significa immergersi nella storia e ripercorrere i passi dell’illustre esploratore.

Palos de la Frontera nel XV secolo è stato un importante centro marittimo ed oggi è una pittoresca cittadina andalusa. Qui, Colombo e il suo equipaggio si prepararono per un’impresa che avrebbe cambiato il corso della storia. Ancora oggi, sullo stemma municipale è riportata la scritta Cuna del descubrimiento de América (culla della scoperta dell’America), proprio perché qui a Palos ha avuto luogo tutta l’organizzazione del grande viaggio. Passeggiando per le strade di Palos, tra il sogno e la realtà, è facile immaginare l’atmosfera di quei giorni lontani.

Sembrerà strano, ma attualmente il porto da cui Colombo partì alla scoperta delle Indie non esiste più. Questo perché Palos de la Frontera oggi si trova nell’entroterra: il terremoto di Lisbona del 1755 provocò importanti cambiamenti nella costa, a cui si sono aggiunti i lavori più recenti per la costruzione delle dighe a protezione del porto di Huelva.

L’intera cittadina è disseminata di monumenti e edifici legati alle gesta di Colombo e alla loro commemorazione. Nella piazza Giovanni Paolo II, sulla collina, di fronte al portale in tipico stile mudéjar della Chiesa di San Jorge (dichiarata Monumento Nazionale), una piccola stele sormontata da una croce di ferro ricorda i nomi, scritti in blu su mattonelle bianche, dei sessanta marinai di Palos che presero parte all’avventura.

La Chiesa di San Jorge, una delle chiese più antiche del paese, è il luogo dove Colombo si recò per chiedere benedizione e sostegno per la sua impresa. Proprio qui pare sia stata letta la lettera dei Re Cattolici in cui si chiedeva alla popolazione di Palos di adoperarsi per fornire a Cristoforo Colombo le caravelle e i migliori marinai della zona per il viaggio che lo avrebbe portato sulle coste dell’America.

Proseguendo verso la periferia nord di Palos, poco oltre la Chiesa di San Jorge, si arriva alla Fontanilla, la fontana pubblica dove, secondo la leggenda, Colombo e i tre equipaggi fecero approvvigionamento d’acqua per i mesi di viaggio che li attendevano.

Non può mancare una visita al Muelle de las Carabelas, il molo dove si possono ammirare le fedeli ricostruzioni delle caravelle di Colombo, la Santa Maria, la Pinta e la Niña, con cui Colombo partì per arrivare alle Indie. Queste repliche furono costruite in occasione dell’Expo del 1992 di Sevilla e sono impressionanti, oltre che incredibilmente realistiche.

A pochi chilometri da Palos, il Monastero di La Rábida sorge come un testimone silenzioso delle giornate cruciali che precedettero la partenza di Colombo. Questo convento francescano, immerso nella tranquillità della campagna andalusa, accolse nel 1490 Cristoforo Colombo, dopo aver ricevuto la notizia che i Re Cattolici avevano respinto la sua richiesta di avviare una spedizione diretta alle Indie. Oggi, il monastero di La Rábida è un affascinante esempio di architettura gotica e rinascimentale, con il chiostro e il museo che celebrano il ruolo cruciale che il monastero ebbe nell’epopea di Colombo. Sempre poco fuori da Palos, Huelva è fortemente legata alle imprese di Colombo. La città ospita l’imponente Statua de la Fe de Descubridora, un colosso di 37 metri d’altezza situato tra l’incrocio del fiume Tinto e il fiume Odiel, costruito nel 1929 dall’artista americana Whitney per commemorare i marinai che riuscirono a compiere la scoperta dell’America. In centro città, una statua in bronzo raffigura Cristoforo Colombo che indica la direzione del mare con il Museo di Huelva che ospita reperti e informazioni sul contesto storico della scoperta dell’America.

Il 3 agosto 1492, le tre caravelle salparono da Palos de la Frontera con destinazione le Isole Canarie, l’ultimo porto prima di partire alla ricerca di una rotta alternativa per Le Indie. Raggiunsero le isole il 9 agosto, dove approfittarono per terminare l’allestimento delle navi e per reclutare qualche marinaio delle Canarie, noti per la loro destrezza e la conoscenza delle acque. Infine, il 6 settembre, la spedizione di Cristoforo Colombo partì con destinazione le coste orientali dell’Asia. Con Colombo, dalle Isole Canarie, partirono per le Indie i primi semi di canna da zucchero e banano. La patata americana, invece, sarebbe passata per le Isole Canarie, dove si sarebbe acclimatata rapidamente prima di essere esportata in Europa.

Il 12 ottobre 1492, dopo 36 giorni di viaggio, il marinaio Rodrigo de Triana gridò l’atteso “terra in vista”. E non misero piede su un territorio asiatico, ma in un nuovo mondo. Cristoforo Colombo aveva cambiato il corso della storia.

La Casa di Colombo a La Gomera è il luogo ideale per scoprire perché il marinaio genovese aveva un debole per quest’isola. Un interessante museo è installato in una bella villa, cornice d’eccezione per scoprire tutti i segreti riguardanti la scoperta che cambiò la storia.

Si dice che Cristoforo Colombo rimase affascinato la prima volta che mise piede sull’isola. Una leggenda racconta che nella città di San Sebastián, il capoluogo dell’isola, viveva la sua donna, Beatriz de Boadilla. Gli innamorati si incontravano di nascosto presso la Torre del Conde che oggi è uno dei monumenti più visitati dell’isola. A pochi metri da essa, si trova la Casa de la Aguada, dove Colombo estrasse dal pozzo l’acqua per il primo viaggio e nella Chiesa di Nostra Signora dell’Assunta, si recò a pregare affinchè il suo viaggio avesse successo.

Colombo morì a Valladolid nel 1506. Per secoli, le sue spoglie hanno viaggiato quasi quanto lui: Valladolid, Siviglia, Santo Domingo, L’Avana e di nuovo Siviglia. Dal 1898 riposa proprio in quest’ultima città, in una tomba decorata all’interno della Cattedrale.



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