A Casa di Lucia | Città del Capo: un viaggio sulle tracce di Nelson Mandela
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Città del Capo: un viaggio sulle tracce di Nelson Mandela

Città del Capo, soprannominata la “Città Madre” (“Mother City” in inglese), è stata  il primo insediamento europeo in Sudafrica.

Il primo europeo a raggiungere la zona fu l’esploratore portoghese Bartolomeu Dias, che inizialmente chiamò la terra a cui si avvicinò “Capo delle Tempeste” a causa delle coste tempestose che incontrò sul suo cammino. Successivamente il  re del Portogallo Giovanni II lo ribattezzò in “Capo di Buona Speranza”, mosso dal grande ottimismo di aprire una nuova rotta marittima verso l’India. Nel 1497 anche Vasco de Gama registrò l’avvistamento del Capo di Buona Speranza e, nei decenni successivi, molte barche olandesi e inglesi si fermarono a Capo di Buona Speranza per una pausa ristoratrice. Solo nel 1800, però, nacque un primo insediamento permanente chiamato “Città del Capo”.

Nel 1814 l’Inghilterra conquistò definitivamente il territorio dagli olandesi e per quasi due secoli contribuì a trasformarlo nel più grande centro economico del Sudafrica, dandogli il nome di “Città Madre”.

 Città del Capo è una città incredibile,  visitabile a piedi, in stile europeo. È risaputo che il traffico rappresenti un grosso limite. La sua famosa zona di Victoria & Albert Waterfront si presenta con un’attenta architettura caratterizzata da splendidi edifici in stile coloniale. 

Cape Town è una città magica dominata dalla Table Mountain, una montagna piatta che la sovrasta: una città che resta nel cuore per la sua atmosfera accogliente e rilassata e per lo splendido ambiente in cui è inserita.

Uno dei siti più recenti e stimolanti da visitare è lo Zeitz Museum of Contemporary Art Africa, un silo di grano trasformato in uno spazio simile a una cattedrale in cemento e vetro, in cui artisti contemporanei africani e sudafricani trovano spazio per le proprie esposizioni. Alla cerimonia di inaugurazione, l’arcivescovo Desmond Tutu, in una rara apparizione pubblica, fece finta di ricevere una telefonata da Nelson Mandela dal cielo in cui a Tutu fu detto: “Sì! Questo è ciò per cui stavamo combattendo!”

In pieno centro a Cape Town si trova in Buitenkant Street il Distric Museum che ripercorre la storia dell’ormai scomparso district six, il quartiere smantellato negli anni ‘60/’70 a causa delle leggi razziali. Un tributo alla storia delle circa 50.000 persone residenti qui prima degli sfratti forzati. Il museo è gestito esclusivamente da ex abitanti del quartiere e cerca di ricostruire gli interni delle case dell’epoca. Al centro c’è una grande cartina sulla quale le persone che vi abitavano hanno indicato l’ubicazione della loro casa. È un luogo suggestivo che permette di capire a cosa si era costretti a causa delle dure leggi sudafricane che imponevano ai neri di abitare in quartieri fuori dalla città.

Parlando di Cape Town non si può non pensare a Nelson Mandela: nacque nel 1918 in un’area rurale dell’Eastern Cape, ardente attivista contro il regime dell’apartheid Proprio pensando a Madiba, soprannome con il quale veniva chiamato Nelson Mandela in segno di rispetto al suo clan di appartenenza, non possiamo non avvicinarci con la mente ad un altro luogo strettamente legato alla sua figura e alla città di cui è simbolo. Parliamo di   Robben Island, dove Mandela ha scontato parte della sua pena detentiva di 27 anni e dove la sua cella spartana è stata accuratamente preservata. Per rendere ancora più suggestiva la visita e raccontare al meglio la prigione e come si vive, al suo interno la visita è guidata da alcuni ex detenuti. 

A Robben Island ci si arriva esclusivamente tramite tour guidati che salpano dal Waterfront (la zona più cool della città). Oggi è stata dichiarata Patrimonio dell’umanità dall’Unesco, dedicato a tutti coloro che, come Nelson Mandela, vi hanno trascorso lunghi anni di prigionia. Il tour prevede una visita alla vecchia prigione e alla cella di Mandela e anche un giro in autobus dell’isola di 45 minuti, con commenti sui luoghi degni di nota, come la cava di calce in cui i detenuti venivano impiegati nei lavori forzati.

Altra tappa obbligata è quella per Port Elizabeth, dove si potrà ammirare la voting line statue, un’installazione artistica lunga 38 metri che rappresenta Nelson Mandela alla guida del popolo sudafricano durante le prime elezioni democratiche avvenute nell’aprile 1994.

Dopo la scomparsa di Nelson Mandela, del Sudafrica si parla troppo poco. Eppure, resta sempre un gigantesco affresco della complessità umana, uno dei luoghi sulla faccia della terra più affascinanti da visitare in moto. Dove, fuori dal caos metropolitano, la popolazione è calorosa e accogliente. Noi oggi abbiamo iniziato a scoprirlo in un viaggio di ricognizione.



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