08 Nov GINO STRADA
“Ma qual è il senso della guerra se si dichiara di combattere contro dittatori e terroristi e poi il risultato finale è che nove volte su dieci è un civile a perdere la vita? Quale medico prescriverebbe un farmaco che, nove volte su dieci uccide il paziente?”
Gino Strada – Diario di un sogno possibile
Gino Strada nasce a Sesto San Giovanni il 21 aprile 1948.
Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano e la specializzazione in Chirurgia d’Urgenza, per completare la formazione da medico-chirurgo si trasferisce negli Stati Uniti, dove per quattro anni si occupa di chirurgia presso le Università di Stanford e di Pittsburgh. Si sposta poi in Inghilterra e in Sud Africa, dove svolge periodi di formazione presso l’ospedale di Harefield e presso il Groote Schuur Hospital di Città del Capo.
La sua missione, come chirurgo di urgenza ai feriti di guerra, insieme alla Croce Rossa Internazionale di Ginevra, arriva in Pakistan, Etiopia, Thailandia, Perù, Gibuti, Somalia, Bosnia, fino all’Afghanistan, città che diventa il simbolo dell’atrocità della guerra, della sua impossibilità di essere arma di difesa dei diritti, perché «è essa stessa terrorismo legittimato, ingiustizia assoluta, violazione irrimediabile dei diritti».
Nel 1994, l’esperienza accumulata negli anni con la Croce Rossa spinge Gino Strada, insieme alla prima moglie Teresa Sarti e alcuni colleghi e amici, a fondare EMERGENCY, organizzazione umanitaria, indipendente e neutrale, nata per portare cure medico-chirurgiche di elevata qualità e gratuite alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà.
Emergency non è solo un’organizzazione, ma un manifesto vivente dei valori di Gino Strada: uguaglianza, solidarietà, giustizia. Ogni ospedale costruito, ogni paziente curato, è una testimonianza del suo impegno per un mondo migliore.
Emergency ha dimostrato che un altro mondo è possibile, un mondo in cui la salute è un diritto universale e non un privilegio. Gino Strada ha insegnato che non basta indignarsi, bisogna agire, costruire, cambiare.
“Quel che facciamo per loro, noi e altri, quel che possiamo fare con le nostre forze, è forse meno di una gocciolina nell’oceano. Ma resto dell’idea che è meglio che ci sia, quella gocciolina perché, se non ci fosse sarebbe peggio per tutti. Tutto qui. È un lavoro faticoso, quello del chirurgo di guerra. Ma è anche, per me, un grande onore.”
Gino Strada ha raccontato le esperienze del suo lavoro svolto sul campo e le sue riflessioni in diversi libri, tra cui:
“Una persona alla volta”, in cui ripercorre la sua esperienza umana e professionale nei luoghi colpiti da guerre e povertà, una riflessione radicale sull’abolizione della guerra e sul diritto universale alla salute;
“Diario di un sogno possibile”, l’edizione per ragazzi di “Una persona alla volta” per far riflettere le nuove generazioni che un mondo senza conflitti può esistere. Che si può pensare a un’alternativa;
Pappagalli Verdi, Diario di un chirurgo di guerra;
Buskashì, viaggio dentro la guerra;
Gino Strada aveva una convinzione: “Per creare un mondo senza guerra, bisogna prima saperlo immaginare”. Non si definiva un pacifista ma un uomo contro le guerre. Gino aveva capito che i conflitti servono a chi ha il potere a questo mondo, al 10% che consuma da solo il 90% dei beni della terra. Per questo era impegnato sul versante dell’ingiustizia sociale, un uomo che ha dedicato la sua vita a combattere non con le armi, ma con il bisturi, la parola e l’umanità. Gino Strada ci ha mostrato che il coraggio non è l’assenza di paura, ma la determinazione a fare ciò che è giusto, anche quando è difficile.
“La guerra non è mai una soluzione, ma sempre un fallimento dell’umanità.”
Le guerre, spesso giustificate come conflitti tra eserciti o governi, finiscono per colpire in modo sproporzionato famiglie, bambini, anziani.
Diversi dossier internazionali accreditati confermano che il 90% delle vittime nei conflitti moderni siano civili. È questo il messaggio di Gino Strada che ci deve invitare a riflettere: come si può accettare un mondo in cui i più vulnerabili pagano il prezzo più alto? È un richiamo alla responsabilità collettiva, a costruire un futuro in cui la pace non sia solo un’aspirazione, ma una realtà concreta. Non bisogna cadere nell’indifferenza, che diventa complicità: ognuno di noi ha un ruolo, anche piccolo, in questo cambiamento.
Nel 2015, a Gino Strada fu conferito il Right Livelihood Award spesso definito il “Nobel alternativo“, il riconoscimento per il suo impegno umanitario e la sua capacità di offrire assistenza medica e chirurgica di eccellenza” a favore delle vittime di guerra.