A Casa di Lucia | IL CALDO ABBRACCIO DEL MAROCCO
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IL CALDO ABBRACCIO DEL MAROCCO

Ci sono luoghi che ti incantano e che ricordi ma dei quali sai che avrai bisogno di rivedere. Poi ce ne sono alcuni che, non sai neppure tu per quale magica alchimia, diventano casa e senti che, di tanto in tanto, avrai bisogno di tornare per ritrovarti. 

Il Marocco è, certamente, uno di questi. Non so mai spiegare razionalmente per quale motivo un paese continua a chiamarmi anche a distanza di anni, ma quando si viaggia (e chi viaggia lo sa) la razionalità, molto spesso, lascia il posto a coincidenze, cambi di rotta, ripensamenti

E così, senza farmi troppe domande, appena posso, prenoto un biglietto aereo e torno. 

Il Marocco ti abbraccia con i suoi colori caldi, il caos delle medine, ti disorienta con il rumore dei motorini che si infilano in strettissimi viottoli e si fanno strada tra persone e asini. Ti inebria con i forti odori di spezie, di argan, di cibo. Ti spiazza con la ruvidezza dei commercianti, la cui priorità è chiudere la loro bottega solo dopo averti venduto un paio di scarpe, una collana d’argento o un abito tradizionale. 

Il Marocco sa di sabbia, di sporco, della menta che devi annusare nelle concerie per resistere all’odore acre delle pelli lavorate e sa di rosso, di arancio, di giallo. 

Tutto questo, e molto altro, si incontra in quella che non esito a definire, ad oggi, la mia città del cuore, Marrakech. Qui alla tipica confusione delle antiche medine, si mescola, in una divertente e affascinante contaminazione, l’elegante modernità di locali alla moda che si affacciano dai tetti degli edifici storici o nel quartiere moderno, delimitato da larghi viali sfreccianti auto di lusso. Così ti ritrovi ad ammirare il minareto della Moschea della Koutoubia mentre bevi un calice di vino ascoltando musica rock e solo poco dopo ti sei persa tra le viuzze della Medina, ma con la certezza che prima o poi troverai la strada. 

A Marrakech si trova quella che mi piace definire la piazza più folle del mondo: Piazza Jemaa el Fna, un luogo multiforme e indefinibile, capace di trasformare il proprio volto più volte nella giornata: dal caos del commercio all’atmosfera festosa della sera questo grande quadrato di vita rappresenta l’essenza del volto multiforme di questo paese. 

Marrakech non è, tuttavia, solo caos, polvere, colorata confusione. Basta spostarsi di pochi chilometri per trovarsi tra palme e alberi verdissimi all’ombra dei quali trovare ristoro mentre si immagina la vita scintillante di Yves Saint Laurent tra i giardini del palazzo de Le Majorelle in questo luogo fuori dal tempo e dallo spazio, che fa dimenticare per qualche ora di essere in Marocco.

Tornare nella Medina dopo aver sorseggiato una bevanda fresca nel bistrot dei Giardini e ritrovare il forte profumo di spezie ha il sapore di un ritorno a casa, e ci si sorprende nel sentirsi così a proprio agio sotto al caldo sole africano, tra polvere e voci assordanti. La carne esposta nei banchi dei macellai, i coni di curry e curcuma, i piccoli negozi dei barbieri o di abiti tradizionali si alternano a piccole boutique o botteghe di elegante artigianato locale. Ad ogni angolo si aprono, tra i viottoli, veri e propri giardini luminosi e verdissimi, dove il rumore cala e l’aria si fa più fresca, come oasi nel deserto nelle quali infilarsi quando il caldo si fa eccessivo, ma da lasciare dopo un po’ per quel desiderio indecifrabile di tornare a lasciarsi trasportare dal flusso di umani, animali, voci. 

Ma il Marocco non è solo Marrakesh ed è anche per questo che ogni ritorno riserva sorprese. Fez, più piccola ma altrettanto caotica, ha certamente la conseria più interessante e scorci indimenticabili. 

Il tragitto da Fez a Volubilis, antico insediamento romano, fa venire il dubbio di essere tornati in Italia, tra verdi colline, distese di meleti ed enormi nidi di cicogne. Poi ci sono le rovine di questo luogo davvero unico, non a caso Patrimonio Unesco, che mi è così familiare da essere quasi straniante. 

Di ritorno, fermarsi a Meknès per un tè e mangiare datteri e noci, mi riporta all’atmosfera marocchina, rimettendo in ordine le coordinate di questo viaggio. 

E poi c’è il deserto. Quello fatto di dune rosse e sabbia finissima è forse il più conosciuto e penso che nel mio prossimo viaggio mi organizzerò per andare. 

Meno conosciuto e per questo sorprendente, è il Deserto di Agafay, abbastanza vicino a Marrakesh da essere facile da raggiungere, ma abbastanza appartato da permettere una notte di totale silenzio e isolamento. Un deserto brullo, roccioso, polveroso, quello di Agafay. Qui il tempo si dilata, il silenzio si fa materico, le stelle brillano di più e il fuoco riscalda la sera che diventa fredda. 

Io ho un amore particolare per i deserti e trascorrere una notte qui, in una stupenda tenda che sembrava una vera casa, la cena deliziosa gustata mentre un gatto si arrampicava sul tavolo e due musicisti suonavano per noi e ci coinvolgevano nel ballo è stata tra le cose che ho più amato del mio ultimo viaggio marocchino. 

Dopo tre brevi viaggi in questa terra meravigliosa, ho ancora moltissime cose da fare: vedere la città blu, visitare Casablanca, Rabat, noleggiare una jeep e attraversare i monti Atlante, arrivare fino al Sahara e guardare le stelle avvolta da una coperta, guardare il mare da Essaouira o affacciarmi sull’Europa da Tangeri. 

E così, mentre scrivo questo sconclusionato racconto sentimentale del mio Marocco, mi dico che, forse, è arrivato il momento di pensare alla prossima volta. 



× Ciao!