A Casa di Lucia | L’Avvento con l’esperto: Annunciazione Beato Angelico
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L’Avvento con l’esperto: Annunciazione Beato Angelico

Sigfrido 1000quadri ha studiato psicologia e, professionalmente, si occupa di promozione teatrale.

Appassionato d’arte, in special modo di quella pittorica, è un assiduo frequentatore di musei e mostre.

Da quindici anni, assecondando il suo desiderio di divulgare la conoscenza dell’arte, è animatore della pagina 1000 quadri su Fb (https://www.facebook.com/1000quadri/), Instagram (https://www.instagram.com/1000quadri) e YouTube, creando una community di più di un milione di follower con cui condivide l’amore per l’arte.

Riconoscendo il suo impegno e le sue capacità divulgative, lo scorso giugno la XVII COMMISSIONE DELL’ INTERGRUPPO PARLAMENTARE PER LO SVILUPPO DEL SUD, DELLE AREE FRAGILI E DELLE ISOLE MINORI lo ha nominato curatore delle attività di divulgazione artistica della Commissione facendone una figura di riferimento per la comunicazione culturale, il dialogo tra istituzioni e mondo indipendente e la divulgazione per progetti di riscoperta e valorizzazione.

Comincia quindi oggi questo speciale “Calendario dell’avvento in arte“, un percorso di un dipinto ogni giovedì che ci accompagnerà dall’Annunciazione alla Natività con la guida all’osservazione di Sigfrido 1000quadri, che ringraziamo per la gentile collaborazione.

Iniziamo il nostro cammino verso la natività con questa prima interpretazione dell’Annunciazione del Beato Angelico con descrizione del dipinto da parte di Sigfrido 1000quadri, a cui lasciamo la parola.

 

Beato AngelicoAnnunciazione (Prado, entro il 1435)

Tempera su tavola, 154×194 cm, Madrid

 

C’è un motivo se Guido di Pietro — il frate che il mondo chiamerà Beato Angelico — è stato proclamato “Beato”: nella sua pittura la dimensione spirituale non è un soggetto, ma un respiro. È uno dei massimi interpreti dell’arte religiosa perché non illustra il sacro: lo abita. Ogni sua tavola è una soglia tra due mondi.

Questa Annunciazione del Prado, realizzata entro il 1435, è costruita con una ripartizione tripartita che ne rivela la teologia interna:

  • a sinistra l’espulsione di Adamo ed Eva dal Giardino, la ferita originaria;
  • al centro e a destra l’Annunciazione, il momento in cui la ferita trova un varco di redenzione.

È come se Angelico dicesse, con la lingua delle immagini, che ogni inizio spirituale è un ritorno nella luce dopo un esilio.

La scena è un miracolo di attenzione naturalistica: il prato minuzioso, le ombre sottili, i panneggi che sembrano respirare. Ma questa cura non cancella l’eredità gotica: le punte d’oro, i fondi luminescenti, la luce che non è naturale ma teofanica. Nel loro dialogo — oro mistico e prospettiva esatta — si percepisce l’ambizione del Quattrocento: mettere in equilibrio il cielo e la terra, la fede e la misura.

Angelico riesce in qualcosa che quasi nessun altro ha saputo fare con tale grazia:

raccoglie in un’unica armonia il Tardogotico, il primo Rinascimento, la spiritualità monastica e la nuova razionalità umanistica.

Lo fa attraverso colori luminosi, quasi smaltati, che non descrivono: rivelano. L’azzurro del manto di Maria sembra sorgere da dentro la tavola, come un’aurora.

Questa tavola del Prado è parte di un trittico concettuale che comprende anche le due celebri Annunciazioni di Cortona e San Giovanni Valdarno. Insieme raccontano l’evoluzione di un artista che non dipinge semplicemente l’arrivo dell’angelo, ma la nascita di un nuovo modo di guardare: nitido come la prospettiva, vibrante come l’oro, silenzioso come la preghiera.



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