13 Dic MARGARETE STEIFF: LA DONNA CHE HA DATO UN CUORE AI PELUCHE
Non è nata ricca, né favorita dal destino. Apollonia Margarete Steiff ha però insegnato al mondo che, anche partendo da ultimi, si può creare qualcosa che abbraccia il mondo. Margarete nasce nel 1847 a Giengen an der Brenz, in Germania. A poco più di un anno la poliomielite la costringerà su una sedia a rotelle per tutta la vita, ma lei non rinuncia a vivere. A 17 anni, contro il parere della famiglia, inizia a studiare cucito. A 24 anni, contro ogni pronostico, apre una piccola sartoria. E inizia da lì, da una stanza, una macchina da cucire e una testa troppo dura per arrendersi. Ma il colpo di genio non arriva con la moda, bensì con un piccolo elefante di stoffa. Margarete lo realizza come puntaspilli. I bambini lo rubano dalle scatole da cucito. Ci giocano. Lo amano. Margarete capisce. Lo trasforma.
“Ogni cosa che ho fatto è nata da un sogno. E da un ago.” dice.
Nel 1880 fonda la Steiff. È una donna in un mondo di uomini. È seduta su una sedia a rotelle in un’epoca in cui l’inclusione è fantascienza. Eppure, comanda un’azienda. Assume personale. Cresce. La fortuna arriva però nel 1902. Theodore Roosevelt, presidente degli Stati Uniti, va a caccia. Gli preparano un orso da abbattere, già catturato, legato a un albero. Roosevelt rifiuta. Non spara. Dice che non è sportivo, che non è giusto. La stampa impazzisce. Un vignettista disegna la scena. L’orso diventa tenero. Piccolo. Indifeso. Nasce il “Teddy’s bear”. Nel frattempo, in Germania, Richard, il nipote di Margarete Steiff crea Teddy, il primo orso snodabile della storia. Lo portano a una fiera. Gli americani lo vedono. Capiscono. Ordinano tremila pezzi. Boom. Esplode una leggenda. Teddy diventa il primo orso con un’anima. Non un trofeo, ma un compagno. Non un animale catturato, ma un animale amato. Da lì in poi, milioni di bambini per più di un secolo hanno dormito abbracciati a un orsetto che porta il nome di un presidente che, per una volta, scelse la vita. È un successo clamoroso. Nel 1904 Margarete aggiunge il famoso dettaglio che renderà i suoi peluche inconfondibili: il bottone nell’orecchio, simbolo di autenticità.
“Per i bambini solo il meglio è abbastanza ” era il motto della Steiff. Non un vezzo, ma un credo.
Margarete non si sposò mai. Non ebbe figli. Eppure, è diventata la madre di milioni di infanzie felici. Alla sua morte, nel 1909, la sua azienda aveva già prodotto oltre un milione di peluche. E oggi è un marchio leggendario. Nel cuore di Giengen an der Brenz, la sua città, c’è un Museo a lei dedicato dove si possono ammirare circa duemila creazioni. Un viaggio dentro la tenacia di una donna che non ha inventato un giocattolo, ma un modo di amare senza parole. Contro una società che la voleva in disparte, ha costruito un impero di stoffa e tenerezza.