25 Dic Avvento con l’esperto: Natività di Carlo Maratta
L’Avvento si conclude con la sua naturale destinazione: la nascita del Bambino Gesù, splendidamente illustrata da Carlo Maratta e descritta per noi da Sigfrido 1000quadri.
Sperando di avervi tenuto compagnia e di avervi fatto scoprire o riscoprire la bellezza contenuta nell’arte, il blog In tutto Liber di “A casa di Lucia” augura a voi lettori e alle vostre famiglie un sereno Natale.
E adesso lasciamo la parola a Sigfrido 1000quadri.
Titolo: Natività
Autore: Carlo Maratta
Anno: 1655
Ubicazione: Staatliche Kunstsammlungen Dresden
(Olio su tela)
Carlo Maratta è una figura chiave della pittura italiana della seconda metà del Seicento, tanto da essere considerato uno dei maestri più celebrati del suo tempo. La sua grandezza sta nella capacità — rara nel pieno del Barocco — di accordare classicismo e teatralità, ordine e sentimento, misura e tenerezza.
In questa delicata Natività, da non confondere con quella di San Giuseppe dei Falegnami a Roma, il pittore costruisce la scena secondo la classica composizione piramidale. Il centro emotivo e luminoso è rappresentato dal Bambino Gesù, che irradia una luce propria: non riflessa, ma generata. Una luce che avvolge il volto di Maria e quello dei due angeli inginocchiati accanto a lei.
Qui entra in gioco la dinamica degli affetti, così cara a Maratta.
Maria si china sul Bambino con una dolcezza che non ha enfasi: il suo gesto è tutto raccolto, tutto interiore. Solleva con delicatezza il lenzuolo che protegge il piccolo, come per rivelarlo e custodirlo nello stesso tempo. Il piccolo Gesù, paffutello, ricambia la scena con un gesto spontaneo e carnale: sfiora con il piedino il braccio della Madre, stabilendo un contatto che è insieme umano e sacro.
Gli angeli seguono questo movimento d’amore: il loro sguardo non è rivolto soltanto al Bambino, ma alla Madre stessa, come se apprendessero da lei la grammatica della tenerezza.
E uno degli angeli, alle spalle di Maria, incrocia il nostro sguardo: è il punto di contatto tra noi e la scena, il tramite che ci invita ad avvicinarci al mistero con la stessa devozione sommessa.
Il tutto si svolge dentro un chiaroscuro barocco morbido, avvolgente, che modellando i volti e i drappi rende la scena intima e palpabile. Ma questa teatralità luminosa non è mai caotica: si innesta su una struttura geometrica pura, una piramide perfetta che regge l’emozione e la disciplina, l’affetto e la forma.
Maratta dimostra così che il Barocco, quando è guidato dalla grazia, sa essere non solo spettacolo, ma meditazione.
Una Natività che non punta sull’eccezionale, ma sull’essenziale: la luce che nasce, l’amore che risponde, il mondo che si rischiara attraverso un gesto di tenerezza.
Ricordiamo i riferimenti a cui potete collegarvi per seguire Sigfrido 1000quadri: