A Casa di Lucia | GLI ZAMPOGNARI, TRA LA STORIA E LA MEMORIA DEL CUORE
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GLI ZAMPOGNARI, TRA LA STORIA E LA MEMORIA DEL CUORE

La mia Vigilia di Natale, da bambina, era un rituale. Casa di nonna, una tavolata lunghissima, imbandita di ogni delizia e circondata da figli, generi, nipoti e dalla piccola versione di me, occhioni spalancati e fame di vita. 

Nonna Teresa, era una donna alta, robusta, dal portamento deciso. Seduta a capotavola sembrava una regina senza corona, con quella forza antica che non ha bisogno di parole per imporsi.  Ogni anno, puntuali, bussavano alla sua porta i due zampognari. Arrivavano dall’Irpinia ma, in realtà, sembravano provenire da un’altra epoca. Appena entravano in casa, l’aria cambiava. Suonavano quel lamento antico che ti risuonava dentro e, per un attimo, era come se mio nonno, che loro ricordavano sempre con affetto, tornasse a farsi sentire. La musica finiva in uno scroscio di applausi e, con gli occhi lucidi di commozione, la nonna li invita ad accomodarsi alla nostra tavola. Mangiavano voraci, mostravano gratitudine e poi riprendevano il loro viaggio, lasciando dietro di sé parole umili e gentili, oggi così rare. Ci salutavano promettendo il suono delle loro zampogne per la vigilia dell’anno dopo.

Ma quali sono le origini della zampogna? 

La zampogna nasce come strumento di lavoro, figlia dei monti e delle transumanze. Veniva usata dai pastori per accompagnare le lunghe traversate con il gregge e, con il tempo, il suo suono è diventato la colonna sonora del Natale contadino. Nel Sud Italia, in particolare in Molise, Abruzzo, Basilicata, Campania e Calabria, gli zampognari ancora oggi scendono dai paesi dell’entroterra durante il periodo dell’Avvento e diffondono le loro melodie intrise di fede, nostalgia e memoria collettiva. Questo antico strumento è costituito da una sacca, generalmente in pelle di capra o di pecora, che si gonfia con il fiato o con un mantice. Quella sacca è il suo respiro. Da lì partono i chanter, i “flauti” doppi o multipli, con i loro fori e la loro intonazione da cui nasce la melodia. Ai chanter si affiancano i bordoni, canne più lunghe che producono un suono profondo e continuo. Ogni zona del Sud Italia ha la sua variante. In Molise e in Basilicata le zampogne sono grosse e massicce, da pastore vero. In Ciociaria sono più aggraziate, quasi raffinate. In Calabria il suono è più graffiante, tipico di terra rossa e vento. Oggi, in un mondo che corre così veloce da dimenticarsi persino dove ha messo le chiavi, gli zampognari sono ancora un atto di resistenza. Un promemoria vivente che non tutto può essere digitalizzato, perché ci sono emozioni che hanno bisogno di fiato, mani, pelle, paesaggi e storie che vengono tramandate.

Ogni volta che per strada incontro il suono di una zampogna, la memoria corre a quei due uomini, a nonna Teresa, a mio nonno che ho conosciuto anche  attraverso i loro ricordi, alla bambina che ero.  Perché, in fondo, se parlo di zampognari parlo proprio di questo. Di un Natale che sa di tradizione, di radici e di appartenenza

Un Natale che suona come una zampogna che ti apre il petto e ti fa sentire, per un attimo, a casa.



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