07 Gen Il Natale Ortodosso: storia, tradizioni, costumi.
È di nuovo quel periodo dell’anno: le decorazioni, i presepi, i panettoni, i pandori, le rimpatriate con i parenti.
Oggi, però, è il 7 Gennaio e dunque “quel periodo dell’anno” è finito e allora perché ne parlo come se fosse appena arrivato?
Perché, mentre per noi cattolici le festività natalizie sono ormai archiviate e i pensieri si spostano a quella telefonata da fare al dietologo e a rimettere le palline dell’albero in scatole da chiudere in soffitta per i prossimi 11 mesi, i nostri fratelli ortodossi, invece, sono nel pieno del loro Natale.
Andiamo dunque a vedere come lo festeggiano e come mai proprio il 7 Gennaio; cosa mangiano a Natale gli ortodossi, come lo vivono. Nello specifico, esamineremo il Natale russo.
Un po’ di storia
Nel X secolo Vladimiro I di Kiev detto “il Santo” decise di convertirsi al cristianesimo, dopo che, per tutta la vita, aveva praticato il paganesimo slavo. La “via di Damasco” del sovrano fu dettata da una semplice convenienza geopolitca: la Rus’ di Kiev, pur essendo uno stato solido, non poteva competere con il vicino impero bizantino. Inoltre, il regno di Vladimiro, era circondato da Stati e popolazioni che da tempo avevano abbandonato il paganesimo. Non c’erano dunque solo i bizantini, i quali non perdevano occasione di pressare la Rus’ di Kiev sulla questione religiosa; a ovest c’era il cattolicissimo Sacro Romano Impero, una superpotenza di quel periodo, mentre a sud-est e ad est della Rus’ vivevano popolazioni musulmane.
All’epoca le questioni di stampo religioso erano considerate fondamentali ai fini della diplomazia e il fatto che uno stato affermato come la Rus’ di Kiev fosse ancora essenzialmente pagano non andava giù né al Papa né al Patriarca di Costantinopoli. Persino i musulmani disprezzavano il paganesimo della Rus’, tant’è che quando Vladimiro I firmò un trattato di pace con la Bulgaria del Volga, uno Stato musulmano situato nel territorio dell’attuale Tatarstan, i diplomatici ritennero che, sì, la pace era stata fatta, ma la parola del sovrano di Kiev contava poco poiché non conosceva le Sacre Scritture.
A quel punto Vladimiro I ne ebbe abbastanza: iniziò a esaminare le varie confessioni religiose per vedere quale avrebbe potuto scegliere per il suo regno. Il re non si limitò allo studio di cattolicesimo e ortodossia, ma si diede anche a quello dell’islam e del giudaismo. La scelta cadde sull’ortodossia, alla cui conversione avrebbe infatti permesso ai sovrani di Kiev di sposare principesse bizantine e creare così un legame inscindibile con l’impero bizantino, altra superpotenza dell’epoca.
Scelta la nuova religione di stato, Vladimiro I abbandonò completamente le credenze pagane slave e si fece battezzare, obbligando anche tutta la sua corte. L’imperatore bizantino, tuttavia, non è che fosse così convinto di questo pagano che, improvvisamente, si era convertito al cristianesimo, ma la Rus, di Kiev pretese di essere trattata come pari: Vladimiro I annettè la Crimea e minacciò di attaccare direttamente Costantinopoli se il Basileus non avesse cambiato idea. Alla corte di Costantinopoli valutarono i pro e i contro e conclusero che, dopotutto, l’esercito russo sarebbe stato meglio averlo al proprio fianco che averlo come nemico e dunque l’imperatore Basilio II di Bisanzio decise di riconoscere pienamente i diritti statuali alla Rus’ di Kiev, arrivando a offrire a Vladimiro I la mano di sua figlia Anna. La cristianizzazione della Rus’ di Kiev non aveva ormai più alcuno ostacolo di fronte a sé.
Due secoli dopo, tutti i domini russi potevano dunque considerarsi pienamente cristianizzati
25 Dicembre e 7 Gennaio
Ma perché la Russia ha fissato il Natale al 7 Gennaio?
Nel 1582 Papa Gregorio XII decise di modificare il calendario introdotto da Giulio Cesare, detto “giuliano”; vennero cancellati i giorni tra il 5 e il 14 Ottobre 1582, facendo “avanzare” l’anno di quasi 2 settimane. Così le nazioni cattoliche adottarono in massa il calendario detto “gregoriano”, in uso ancora oggi.
In Oriente questa cosa non venne presa bene, sembrava una decisione assurda e rifiutarono dunque di adeguarsi. Non che fossero obbligati, dopotutto lo scisma tra cattolicesimo e ortodossia era avvenuto 500 anni prima, ma questo cambio di calendario rafforzò a Mosca la convinzione che quel famoso scisma fu una decisione più che giusta.
Da notare che non tutti gli stati ortodossi sono rimasti al calendario giuliano. Ad esempio, la Chiesa Ortodossa di Grecia adottò il calendario gregoriano. L’ortodossia è pur sempre una chiesa autocefala, ovvero ogni nazione ortodossa risponde a un proprio patriarca. Tutte seguono lo stesso credo ma non hanno un “capo centralizzato”, come può essere il Papa per le nazioni cattoliche: la Grecia, per esempio, fa riferimento al Patriarca di Atene, pur intrattenendo rapporti con il Patriarca di Mosca
Il Natale in Russia oggi
Il Natale, nella Federazione Russa, non è una festività sentitissima come qui da noi a causa di alcuni “strascichi” del periodo sovietico, dove venne posta enfasi sul Capodanno in quanto festività laica, ma negli anni recenti la tradizione natalizia è tornata ad avere una nuova vita.
La cena della Vigilia, il 6 gennaio, volendo aderire completamente alla tradizione, dovrebbe iniziare alla comparsa della prima stella in cielo, a simboleggiare la stella che guidò i pastori da Gesù a Betlemme. Non si dovrebbe uscire la sera della Vigilia in Russia, poiché aprire la porta significherebbe “contaminare” il focolare domestico con le energie negative esterne in quel momento quasi “magico”: le festività russe sono infatti spesso influenzate pesantemente da una sorta di paganesimo magico che ancora viene praticato e che sta vivendo un rinascimento di pari passo alla fede ortodossa. Non è comune (ma neppure rarissimo) che spesso, dopo il cenone, la famiglia si faccia leggere il futuro dagli anziani seguendo rituali che venivano praticati prima della cristianizzazione del paese e che vengono tramandati di generazione in generazione.
Il russo veramente osservante digiunerà per i 40 giorni precedenti il Natale: nei primi 20 giorni gli sarà concesso di mangiare almeno del pesce, ma nei secondi 20 giorni il digiuno dovrà essere totale, e sarà ampiamente ricompensato dal banchetto natalizio. Importante sottolineare che gran parte dei russi non ci pensa proprio a digiunare per 40 giorni, ma, che digiunino o meno, la conclusione è la stessa: a Natale si mangia!
ARTICOLO A CURA DI DAVIDE PASSALACQUA