A Casa di Lucia | MANGIA, PREGA, AMA e del perché questo è un libro medicina.
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MANGIA, PREGA, AMA e del perché questo è un libro medicina.

“Ma quello che mi preserva dalla completa dissoluzione del luccichio delle fiabe è un’innegabile verità: io non sono stata salvata da un principe; sono stata io stessa l’artefice del mio salvataggio”. 

Con questa presa di consapevolezza potente e definitiva Liz, dopo un anno di viaggio intorno al mondo e dentro se stessa, accoglie l’inizio di una vita nuova e, finalmente, davvero sua. Le sono serviti 12 mesi, tre paesi, moltissimi incontri, migliaia di respiri e tante, tantissime lacrime. Ma guardando indietro, adesso, sa che ne valeva la pena. 

La vita di Elizabeth sembrava perfetta: un marito, una favolosa casa a New York, un ottimo lavoro, tutto come era stato programmato. Ma quella notte, mentre piange disperata nel bagno della sua stanza da letto, si accorge che qualcosa si è rotto, che la sua così organizzata felicità si è dissolta e al suo posto la pervade una profonda angoscia, fatta di senso di colpa, paura, di un gigantesco senso di incertezza. 

Dopo il difficile divorzio e un grande amore che non riesce a darle la felicità che sperava, Liz prende la decisione più folle e coraggiosa della sua vita: un anno solo suo, alla scoperta di parti di sé che non si era mai concessa di assecondare. Un anno alla ricerca del piacere, del rapporto con il divino e dell’amore. 

Così il racconto si sviluppa lungo questa scansione che la porterà prima a Roma, alla scoperta del piacere del cibo e della lingua italiana, poi in India dove Liz troverà il suo personale modo di parlare con Dio e, infine, a Bali, dove sente di essere destinata a tornare dopo la profezia di uno sciamano e dove, alla fine – o all’inizio – di questo lungo e profondo viaggio dentro le parti più scomode di sé, riuscirà a dare spazio all’amore ma in un modo totalmente nuovo e consapevole. 

Lungo i dodici mesi che scandiscono le tre tappe di questo percorso di rinascita, Elizabeth si concede, dopo molto tempo, di essere felice, di una felicità fatta di gelato, pizza napoletana, jeans di una taglia più grande e chiacchiere in una lingua nuova che, a poco a poco, le diviene familiare. E, dopo avere goduto della bellezza, dell’amicizia e del cibo, arriva il momento per lei di imparare a pregare, a stare nel silenzio, quel silenzio così profondo da far quasi annegare nei propri pensieri. I quattro mesi trascorsi nell’ashram di un piccolo villaggio le porteranno compagni preziosi, momenti di totale disperazione e di luminosa consapevolezza. 

Con il suo nuovo bagaglio di scoperte e di esperienze Liz atterra a Bali, seguendo quella semplice frase che un anziano sciamano le aveva fatto solo pochi anni prima: ci rivedremo e tornerai per insegnarmi l’inglese. Seguire questo richiamo, un misto di invito e profezia, senza immaginarlo la condurrà verso un amore che non sapeva di desiderare e che, a dirla tutta, non sapeva neppure potesse esistere. I mesi trascorsi a Bali uniranno tutti i puntini di quel lungo viaggio: qui il piacere, la preghiera, la meditazione, l’amore per se stessa, troveranno posto tra le braccia di un uomo pronto ad amarla di un amore nuovo ma anche tra quelle di persone speciali che le insegneranno a prendersi cura di sé prima che lo faccia chiunque altro. 

E così Liz, la donna alta, bionda, con il cuore e l’anima in pezzi, ha riunito i puntini: ha goduto di ogni sapore, abbandonando i sensi di colpa, ha respirato profondamente fino a sentire la propria anima risvegliarsi, ha toccato pagine di libri e il duro pavimento dell’ashram in India, ha ascoltato il rumore del vento e del mare, i mantra durante le lunghe sessioni di meditazione e ha imparato ad amarli, ha guardato la bellezza dell’arte, la potenza della natura e la profondità della propria anima. E così in questo viaggio tra i sensi ha trovato il suo equilibrio, si è riconquistata e amata, di un amore senza compromessi, senza postille, senza condizioni. 

Ci sono libri che si amano per la trama, per l’uso raffinato delle parole, per le atmosfere. E poi ci sono libri che sono medicine, che arrivano a noi nel momento esatto in cui ne abbiamo bisogno. Questo è stato per me questo libro, più volte nel corso della mia vita: è arrivato a insegnarmi a non giudicarmi per le mie scelte sbagliate, perché in fondo non esistono scelte sbagliate ma solo momenti dai quali imparare, mi ha insegnato che rischiare vale sempre la pena, che la solitudine può essere un’ottima compagna di viaggio e che, sì, possiamo essere noi la nostra fonte di salvezza; mi ha insegnato che la meditazione può essere davvero frustrante ma che ci farà comunque del bene, che lasciare andare il controllo su tutto è l’unico modo per aprirsi alle sorprese della vita, che comprare i jeans di una taglia più larga può avere molto a che fare con la felicità, che lasciare entrare le persone speciali nella nostra vita è un rischio che vale la pena di correre. Mi ha insegnato, soprattutto, che la vita, a volte, fa giri molto lunghi e tortuosi ma che, alla fine, ci porta sempre dove siamo destinati ad andare, fosse anche un piccolo villaggio a  Bali.

E così, questo virtuale viaggio intorno al mondo, mi riporta all’inizio, a quella frase di Liz che ho subito sentito mia e che porto con me come una bussola. 

“Ma quello che mi preserva dalla completa dissoluzione del luccichio delle fiabe è un’innegabile verità: io non sono stata salvata da un principe; sono stata io stessa l’artefice del mio salvataggio”.



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