A Casa di Lucia | ZORBA IL GRECO
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ZORBA IL GRECO

Quando immaginiamo la società inglese ci figuriamo in genere un mondo austero, convenzionale, fisso nelle sue tradizioni e nella sua cultura impregnata di pragmatismo e rigidità dei ceti sociali. Immaginiamo che un uomo originario delle terre di Albione, un trentenne benestante e intellettuale rievochi un giorno un’esperienza che è stata per lui decisiva: l’incontro con Zorba il greco e la sua filosofia di vita. Due mondi distinti e separati, messi nero su bianco nel romanzo di Nikos Kazantzakis, che riescono ad incrociarsi all’interno di un racconto dal sapore tipicamente mediterraneo: per la voce narrante trasformare i fatti vissuti in parole che ricordano significa tornare ad ascoltare quel vecchio minatore pieno di vita, che a fine giornata era solito ballare a piedi nudi sulla sabbia in una danza ancestrale che invitava all’azione e a togliersi dal comodo guscio dell’abitudine. Perché Zorba gli ha insegnato che esiste un’altra cultura, non rintracciabile nei tanti libri letti in Inghilterra, quella che si basa sul vivere ogni istante qui ed ora a stretto contatto con la nuda terra e che si nutre dell’ebbrezza di guardare ogni volta il mondo, esteriore e interiore, con occhi nuovi. Nell’isola di  Creta si incontrano due anime in fuga alla ricerca di nuove esperienze, fuori dai labirinti di cui si sentono prigionieri: il giovane, solitario e malinconico, diventa imprenditore e decide di investire in una miniera di lignite non tanto per arricchirsi, quanto per conoscere per la prima volta l’umanità incalzata dal bisogno. In questa impresa assolda Zorba come capo operaio, che diventa ben presto la sua guida spirituale. Perché ciò di cui ha bisogno, lontano dal mondo di provenienza, non è un nuovo libro da leggere, ma qualcuno che lo scuota dal torpore e gli mostri la punta di una libertà sempre arrotata. Le quattrocento pagine raccontano la storia di un’amicizia fra due uomini completamente diversi tra loro: da un lato abbiamo l’inglese, un tipo ascetico, intellettuale, preso solo dai libri e dalla penna; dall’altra c’è Zorba, il suo servitore, profondamente sensuale, che pone mille domande esistenziali ma è preso, alla fine, dalla sua necessità di azione. Ci sono indubbiamente dei punti a sfavore nella lettura di questo romanzo: tra questi sicuramente la lentezza del racconto. Gli spunti filosofici che intervallano il racconto sembrano catapultare Creta più nell’antica Grecia che negli anni Trenta del Novecento. Nonostante ciò riesce nell’intento di descrivere il rapporto ancestrale di unione di sentimenti che può crearsi tra esseri umani completamente diversi. Anche per questo motivo nel 1964 ne fu tratto un film con Anthony Quinn: nel periodo post bellico i vincitori tentano in qualche modo di rappresentare sullo schermo le similitudini tra Paesi e culture diverse, uniti nell’umanità delle emozioni. Esemplificativa è la scena del film in cui l’algido inglese si improvvisa nella danza del Sirtaki, ormai imbevuto ed affascinato dalle tradizioni di Zorba.

 



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