A Casa di Lucia | HIKIKOMORI: Ridurre la propria vita sociale
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HIKIKOMORI: Ridurre la propria vita sociale

Un hikikomori (in giapponese 引き籠もり o 引きこもり, lett. “stare in disparte” o “staccarsi“; dalle parole hiku, “tirare“, e komoru, “ritirarsi” o “chiudersi”) è una persona che ha scelto di limitare o ridurre la propria vita sociale, spesso ricorrendo a livelli estremi di isolamento e confinamento, ma si riferisce anche al fenomeno sociale per cui un soggetto sceglie di autorecludersi, rifiutando il contatto con le persone intorno e il mondo esterno.

Il fenomeno dell’isolamento sociale volontario è emerso negli anni Novanta in Giappone, in risposta alle pesanti pressioni psicologiche della società nipponica che ha provocato un incremento di ragazzi giapponesi chiusi in casa in ritiro volontario.

Questa sindrome da isolamento sociale è stata definita appunto sindrome di Hikikomori.

Ma cos’è un Hikikomori? O meglio, chi sono gli Hikikomori? Quali sono le caratteristiche della sindrome di Hikikomori?

Le domande rispetto a questo fenomeno di isolamento sociale volontario sono molteplici.

Tale terminologia iniziò a svilupparsi in Giappone tra gli anni Ottanta e Novanta.

La prima definizione di Hikikomori si deve allo psichiatra T. Saito che, nel suo libro “Hikikomori: Adolescence Without End”, spiega il significato del termine Hikikomori:

“Coloro che si ritirano completamente dalla società e rimangono nelle proprie case per più di sei mesi, con esordio verso la seconda metà dei vent’anni, e per i quali altri disturbi psichiatrici non spiegano meglio le cause primarie di questa condizione.”

Secondo una stima nel 2016 c’erano circa 541.000 ragazzi affetti da tale sindrome, per cui stava iniziando a prospettarsi come un probabile problema globale.

In seguito il Ministero della salute, del lavoro e del welfare giapponese pubblicò le linee guida sulla sindrome da Hikikomori, che permettevano di riconoscere un Hikikomori e le possibili cure.

Le caratteristiche che contraddistinguono questa problematica sono:

-stile di vita incentrato sulla casa;

-nessun interesse o disponibilità a frequentare la scuola o il lavoro;

-persistenza dei sintomi oltre i sei mesi.

Un Hikikomori è una persona che vive un isolamento sociale volontario, per sfuggire a tutte le dinamiche sociali che gli causano pressioni. 

Grossolanamente viene definita la “malattia di chi non esce di casa” e si verifica soprattutto dai 14 anni in poi, anche se tende facilmente a diventare cronica.

Secondo alcune ricerche appare evidente che a rinchiudersi in casa e “isolarsi dal mondo” siano maggiormente i maschi che le femmine, con un rapporto che arriva al 4:1.

Il disagio Hikikomori è correlato al binomio sindrome-adolescenza.

Le cause della problematica sono essenzialmente tre:

-individuali

-familiari

-sociali.

Si contraddistinguono come persone introverse che non si sentono all’altezza e con una bassa autostima.

I fattori familiari possono essere:

-il tipo di attaccamento; 

-familiarità con disturbi mentali;

-dinamiche familiari disfunzionali, come la scarsa comunicazione o una carenza di empatia da parte dei genitori nei confronti del figlio; 

-maltrattamenti o abusi familiari.

Ci sono anche cause sociali come ad esempio:

-i cambiamenti economici;

-una maggiore solitudine collettiva; 

-le esperienze traumatiche provocate da episodi di bullismo a scuola.

Gli Hikikomori possono chiudersi in casa per paura, il loro ritiro è volontario e sono determinati a non voler vedere nessuno. 

Possono sperimentare attacchi d’ansia, sentirsi soli perché evitano qualsiasi rapporto sociale, ed avere comportamenti violenti.

In seguito si verifica apatia, rifiuto scolastico, dipendenza da internet.

Il non voler uscire di casa può comportare: 

-l’inversione del ritmo sonno-veglia e disturbi del sonno;

-depressione; 

-fobia sociale o altri disturbi d’ansia;

-lo sviluppo di una dipendenza patologica, come la dipendenza dai social network.

“La caratteristica principale dell’hikikomori è il ritiro sociale o l’isolamento. Questo, di per sé, ha ovviamente un’ampia diagnosi differenziale: malattia psicotica come la schizofrenia; disturbi d’ansia come disturbo da stress post-traumatico o disturbo d’ansia sociale; disturbo depressivo maggiore o altri disturbi dell’umore; e i disturbi della personalità, come il disturbo di personalità schizoide o il disturbo evitante di personalità, sono tra le molte considerazioni.”(cit A.R.Teo)

Il terzo stadio di questa sindrome prevede l’isolamento totale, dove vengono quindi evitati anche genitori e relazioni virtuali.

Una terapia psicologica per la sindrome di Hikikomori potrà essere svolta sia con uno psicologo a domicilio che con la psicoterapia online. In alcuni casi, insieme alla psicoterapia, l’Hikikomori potrà ricevere anche una terapia farmacologica, prescritta esclusivamente dallo psichiatra.

Su YouTube si possono trovare numerose storie che raccontano l’isolamento sociale nei giovani e l’ansia sociale in adolescenza:

Essere Hikikomori. La mia vita in una stanza è un documentario prodotto da Sky che racconta la storia di quattro ragazzi e delle cause che li hanno spinti a chiudersi in casa, tra sindrome depressiva da social network e voglia di rinascita.

-“Hikikomori è un altro documentario, opera di Francesco Jodice, che racconta cos’è l’Hikikomori in Giappone.

Nihon hikikomori kyokai è invece un anime tratto dall’omonimo romanzo di Tatsuhiko Takimoto.

Esistono anche diversi libri specifici che possono aiutare a comprendere meglio questo fenomeno sociale. Di certo è importante cogliere i primi segnali di disagio in questi giovani, senza sottovalutare le loro richieste di aiuto più o meno ‍evidenti. Sono fondamentali inoltre le occasioni di ascolto, di dialogo e confronto; è anche necessario promuovere le relazioni sociali, soprattutto tra pari, senza schermi dietro cui nascondersi. 

Riscopriamo le relazioni umane e chissà che partendo da noi non si riesca ad aiutare anche questi giovani, così provati e insicuri.



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