A Casa di Lucia | Il Carnevale di Capua, tra satira e identità urbana
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Il Carnevale di Capua, tra satira e identità urbana

Il Carnevale di Capua è tra i più antichi della Campania

Le prime testimonianze documentate risalgono al 1886, quando la festa aristocratica dei salotti nobiliari incontra definitivamente la dimensione popolare della strada. Tutto ciò grazie a due organizzatori visionari: i cavalieri Francesco La Manna e Vincenzo Pizzolo

Da quel momento in poi, Capua userà il Carnevale come linguaggio collettivo.

In questa città, infatti, il Carnevale parla, prende posizione, graffia. 

E lo fa soprattutto attraverso i suoi carri allegorici, vere e proprie pagine di cronaca popolare su ruote.

I carri capuani sono costruiti artigianalmente, con mesi di lavoro silenzioso nei capannoni e nei cortili, da associazioni e gruppi cittadini che trasformano legno, ferro e cartapesta in narrazione visiva. Ogni carro racconta l’anno appena trascorso: la politica, le contraddizioni sociali, la burocrazia, i vizi eterni dell’uomo.

 La satira è diretta, spesso feroce, indipendente.

Qui il politically correct arriva spossato e se ne va via presto.

Il carro più atteso e riconoscibile è quello di Re Carnevale.

Monumentale, grottesco, volutamente eccessivo. Il sindaco consegna al Re Carnevale le chiavi della città, simbolo di potere.

La festa si apre con un testo satirico sulla politica locale. Re Carnevale governa per giorni, fra sfilate, eventi, balli e coriandoli, e poi muore.

Non è solo folklore: è una metafora antica e attualissima

Il potere è temporaneo. Tutto passa.

Negli anni Ottanta e Novanta i carri di Capua hanno raggiunto uno dei momenti più alti della loro forza espressiva. Accanto alla satira politica, trovavano spazio carri dedicati alla vita quotidiana, la lentezza degli uffici, le mode vuote, le ipocrisie di paese. 

Sono questi i carri che i capuani ricordano meglio, perché parlavano di loro, senza filtri. 

Non mancano carri ispirati alla storia e al mito, omaggi alla Capua antica, romana e medievale, che riaffiora tra maschere e allegorie, ricordando che questa città ha memoria lunga.

Il Carnevale di Capua, attraverso i suoi carri, continua a fare quello che ha sempre fatto: raccontare la comunità, con ironia e coraggio, ricordando che ridere è una cosa seria, soprattutto quando serve a dire la verità.

Il calendario si concentra sui giorni forti, da Giovedì a Martedì Grasso, strutturando un insieme di eventi che non si accontenta della tradizione ma tenta ogni anno di spingersi oltre.

E quando arriva il martedì grasso, tutto culmina nel rituale della  morte di Re Carnevale.

Ogni anno, simbolicamente, si porta via tutto ciò che non funziona.

La sua morte scenica segna la fine del caos, l’inizio dell’ordine, in un ciclo che si ripete da generazioni.



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