06 Mar STREGHE DI MONA CHOLLET
Mona Chollet si distingue per la sua grande preparazione con cui descrive fenomeni sociali tutt’altro che banali. Nel libro intitolato Streghe la giornalista lascia trasparire ancora una volta il suo disprezzo per le figure stereotipate soprattutto femminili, vittime di un reiterato meccanismo di accuse nel corso dei secoli, indirizzandosi verso una sua visione peculiare degli eventi. Lo scopo del libro è farci addentrare su situazioni storiche che generalmente si considerano sorpassate, lontane, ma che in realtà sono ancora molto radicate nella nostra quotidianità.
Molti dei luoghi comuni oggi duri a morire godono di radici molto profonde, radicate in seno alla società occidentale. Eloquente il sottotitolo dell’originale francese: «la potenza imbattuta delle donne», per disambiguare ogni dubbio di vittimismo o resa da parte delle protagoniste.
Il volume si apre con l’introduzione di una figura forse non molto conosciuta: Svolazza Beltempo. Simbolo di calma profonda, mistero e chiaroveggenza, questa strega conduce una vita ritirata e ha con la comunità un rapporto distante e partecipe al tempo stesso. Non viene percepita secondo lo stereotipo della «strega cattiva», ma come una donna estremamente intelligente, che ha sempre l’ultima parola e non si lascia sovrastare dalle ideologie della comunità. Forse è stato proprio questo personaggio della sua infanzia a guidare Mona Chollet verso quel cammino, che poi avrebbe percorso per il resto della sua vita attraverso tutte le sue opere: una riflessione a tuttotondo sul fatto che «essere donna poteva significare avere un potere in più» (p. 11), anche quando l’opinione pubblica l’avrebbe portata a credere il contrario. La figura della strega rappresenta per l’autrice quella di un individuo in grado di liberarsi da ogni forma di dominazione.
La caccia alle streghe viene spesso percepita come l’origine della violenza e dell’oscurantismo rivolti alle donne. Viene spesso descritta come la fase iniziale di quella paura legata al ruolo crescente delle donne nella società: è stata una donna a mangiare il frutto proibito, è stata una donna ad aprire il vaso contenente tutti i mali dell’umanità (p. 21).
Tutto ci porta ad affermare che sono le donne ad essere il gruppo sociale più frequentemente attaccato nel corso della storia e, dal momento che quest’ultima si evolve in maniera ciclica, l’autrice ci porta a riflettere sul fatto che proprio nella nostra epoca si sente riecheggiare il canto delle streghe di una volta: «siamo le nipoti delle streghe che non siete riusciti a bruciare» (p. 23). Le prime streghe molto probabilmente erano donne ignare della crudeltà che veniva loro inflitta, le ultime sono invece donne molto consapevoli del «mostro» da combattere. Sono coscienti del male che la Chiesa ha inflitto a quelle povere donne e vedono nelle problematiche attuali il riprodursi di quelle inutili violenze, spesso in maniera più subdola e meno plateale.