A Casa di Lucia | LA PASTA DEL CONCLAVE
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LA PASTA DEL CONCLAVE

Il conclave è la riunione del collegio cardinalizio della Chiesa cattolica per l’elezione del nuovo papa, nonché la sala dove avviene tale riunione.

Il termine affonda le sue origini nel latino cum clavis, cioè “(chiuso) con chiavi“, vale a dire “sottochiave“.

L’evento storico che attribuì questo termine all’elezione dei pontefici risale al 1270, quando gli abitanti di Viterbo, che era la sede papale, a seguito di due anni di indecisione dei cardinali, li chiusero a chiave nella sala del palazzo papale e ne scoperchiarono parte del tetto, in modo da indurli a eleggere il nuovo pontefice, che fu Tebaldo Visconti. 

Divenuto Papa Gregorio X, fu proprio lui a istituire ufficialmente il conclave, con la costituzione apostolica Ubi Periculum del 1274: il primo conclave ufficiale fu quello successivo del 1276.

Il termine indica sia la riunione con cui si elegge un pontefice, sia la sala in cui i cardinali si riuniscono per procedere all’elezione.

I cardinali prima dell’elezione del nuovo Papa non possono avere contatti con il mondo esterno.

Oltre a dover decidere, però, i cardinali devono anche nutrirsi per poter avere la lucidità necessaria delle loro azioni.

La leggenda narra di un piatto semplice ma emblematico.

La Pasta del Conclave è un piatto tanto semplice che affascina ancora oggi.

È una ricetta povera. 

Un piatto di pasta semplice e spartano condito con burro, parmigiano e, forse, un pizzico di pepe. 

Anche se non c’è nessuna ufficialità, ufficiosamente si fa risalire al XIII secolo, quando Papa Gregorio X stabilì nuove regole per l’elezione del pontefice. Nella costituzione Ubi Periculum del 1274, infatti, una delle disposizioni principali era la razionalizzazione dei pasti per i cardinali, costretti a restare in clausura durante il processo elettorale.

Più trascorrevano i giorni più il numero di pasti diminuiva, per cercare di indurre i cardinali a decidere presto.

I pasti passavano da tre al giorno a uno solo dopo tre giorni senza risultati, fino a ridursi a pane, acqua e vino se si superavano gli otto giorni di Conclave. 

In questo contesto la “Pasta del Conclave” risultava la scelta ideale: energetica, sobria, nutriente, ma priva di eccessi e più affine alla clausura ai cui erano tenuti i cardinali durante la loro scelta.



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