A Casa di Lucia | L’EQUINOZIO DI PRIMAVERA
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L’EQUINOZIO DI PRIMAVERA

“Primavera non bussa, lei entra sicura”, cantava Fabrizio De André, e allora non ci resta che prepararci a festeggiarla. 

Il termine equinozio deriva dal latino aequinoctium: è l’unione delle parole aequus (uguale) e nox (notte). Il significato è facilmente intuibile: esprime il momento in cui la durata del giorno è la stessa di quella della notte, coincidenza dovuta a un fenomeno astronomico, ovvero quando il sole, durante la rivoluzione terrestre, si trova allo zenit dell’equatore e i suoi raggi colpiscono perpendicolarmente l’asse di rotazione del nostro pianeta. 

Presso gli antichi popoli, l’Equinozio possedeva una valenza molto importante. La terra ritrova la sua fertilità, la luce prevale sull’oscurità, e all’epoca questo rievocava il concetto atavico del trionfo della vita sulla morte

L’Antica Roma celebrava l’arrivo della primavera attraverso innumerevoli riti, tra cui quelli intitolati alla dea Flora, protettrice dei fiori in boccio, i cosiddetti Floralia. Quando la fioritura raggiungeva il suo apice, a fine aprile, inneggiavano alla fecondità tramite cerimonie bucolico-orgiastiche. Nel mondo ellenico, sin dal VII secolo a.C, il risveglio della natura veniva salutato con i Misteri Eleusini, suddivisi in una fase primaverile e in una autunnale: nella prima si celebrava il ritorno dall’Ade di Persefone, che sarebbe rimasta accanto a sua madre Demetra per tutta l’Estate. I Misteri erano intrisi di simbologia sul ciclo eterno di vita, morte, rinascita, ma una rinascita ultraterrena e non solo nell’accezione campestre.

Anche nell’Antico Egitto l’equinozio era un momento sacro: si dice che le piramidi di Giza fossero allineate con precisione ai principali eventi solari. 

Invece per i Maya di Chichén Itzá, in Messico, l’ombra proiettata dalla piramide di Kukulkán durante l’equinozio sembrava raffigurare un serpente che scende lungo la scalinata, un potente simbolo di trasformazione.

In Italia, una delle tradizioni più radicate legate al passaggio tra inverno e primavera è il Falò di San Giuseppe. Celebrato il 19 marzo, soprattutto nel Sud Italia, questo rito consiste nell’accendere grandi fuochi per salutare l’inverno e propiziare la bella stagione. Il fuoco simboleggia la purificazione e il rinnovamento, bruciando il passato per lasciare spazio al nuovo.

Un’altra usanza italiana è legata al Calendimaggio, una festa popolare che si svolge in alcune regioni, come in Umbria e Toscana, con canti, balli e rievocazioni storiche per celebrare l’arrivo della primavera.

L’equinozio di primavera è considerato anche un momento di forte energia spirituale.

In molte tradizioni esoteriche, rappresenta un periodo di equilibrio e rinnovamento interiore. Secondo la Wicca, ad esempio, l’equinozio (chiamato Ostara) è una celebrazione della luce crescente, in cui si accendono candele e si compiono rituali di fertilità ed abbondanza.

Anche nella filosofia orientale l’equinozio è un momento di armonia: in Giappone, il Shunbun no Hi è una festività dedicata alla natura ed alla riflessione, in cui si visitano le tombe degli antenati per onorarne la memoria.

Dunque che si tratti di antiche celebrazioni romane, falò tradizionali o rituali spirituali, l’equinozio di primavera è da sempre un simbolo di rinascita e trasformazione.

È un momento perfetto per lasciare andare il passato e accogliere le nuove opportunità della stagione.



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