A Casa di Lucia | LA LUISONA
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LA LUISONA

Se sei un appassionato di letteratura italiana o un frequentatore assiduo di vecchi bar di provincia, il nome “Luisona” ti farà immediatamente spuntare un sorriso nostalgico (e forse un po’ di bruciore di stomaco preventivo).

Nata dalla penna geniale di Stefano Benni nel suo capolavoro Bar Sport (1976), la Luisona non è solo una pasta: è un’istituzione, un reperto archeologico e il simbolo di un’Italia che forse non c’è più.

Ecco tutto quello che devi sapere sulla pasticceria più pericolosa e leggendaria della letteratura.

La Luisona non ha un’origine geografica precisa, ma un’origine spirituale: il Bar Sport. Secondo Benni, la Luisona è la “decana delle paste“, seduta in bacheca dal 1959.

Mentre le altre paste venivano acquistate e mangiate, lei restava lì, immobile, diventando sempre più scura, dura e autoritaria. È passata indenne attraverso decenni di storia italiana, resistendo a polvere, mosche e tentativi di acquisto da parte di incauti avventori.

“Era così vecchia che ormai faceva parte dell’arredamento. Aveva una consistenza tra il cemento armato e il caucciù.”

Nella cultura pop italiana, la Luisona rappresenta il “bar di una volta”, quel luogo franco dove il caffè era bruciato, le pareti erano ingiallite dal fumo e la bacheca dei dolci era un museo dell’orrore zuccherino.

Rappresenta la resistenza al cambiamento: in un mondo che corre verso il design moderno e il cibo gourmet, la Luisona resta lì, imperturbabile, a ricordarci che alcune cose sono eterne (soprattutto se contengono abbastanza conservanti).

Nel libro di Benni, la Luisona incontra la sua fine quando un incauto rappresentante di commercio, ignorando gli avvertimenti dei frequentatori del bar, decide di mangiarla a discapito dello stomaco.

Oggi chiamiamo “Luisona” qualsiasi pasta che appaia un po’ troppo vecchia in vetrina, ma la vera Luisona resta un’icona imbattibile. È l’essenza stessa della provincia italiana: un po’ indigesta, ma assolutamente indimenticabile.

La Luisona altro non era che la pastarella più buona, più ammirata del bar… ma dal ruolo puramente scenografico.

 

La ricetta (teorica) della Luisona

Riprodurre una Luisona originale è impossibile, perché il suo ingrediente segreto è il tempo. Tuttavia, se volessi omaggiarla con una versione “commestibile” (ma che ne ricordi l’aspetto imponente), ecco come procedere.

 

Ingredienti:

Per la base: Una pasta bignè sovradimensionata (o una pasta frolla molto spessa).

Per il ripieno: Crema pasticcera densa, di un giallo forte.

Per la copertura: Glassa rosa chimico, una ciliegina candita dal colore radioattivo e una spolverata di zucchero a velo che deve sembrare polvere vera.

 

Procedimento “Tradizionale”:

Per la struttura occorre realizzare un bignè di dimensioni spropositate. 

Per la farcitura occorre una quantità di crema tale da rendere il dolce pesante come un fermaporta.

La Stagionatura (il tocco Benni): per un effetto realistico, la ricetta originale prevederebbe di lasciarla in una bacheca di vetro per circa 20-30 anni. 

Nota bene: per motivi di salute, bisogna saltare questo passaggio e mangiarla fresca.

 

Scherzi a parte, ecco la ricetta per riprodurla.

 

Ingredienti per la pasta choux:

– 250 ml di acqua

– 100 gr di burro

– 1/2 cucchiaino di zucchero

– 1 pizzico di sale

– 150 gr di farina 00

– 4 uova medie 

 

Crema pasticcera per la farcitura:

– 50 gr di farina

– 50 gr di zucchero

– 1 bustina di Vanillina

– mezzo litro di latte

– 3 tuorli d’uovo 

 

Per guarnire:

– zucchero a velo

– ciliegine candite 

 

Procedimento:

Prima di tutto fate la crema, che al momento dell’uso dovrà essere fredda.

Accendete il forno a 220°.

Portate ad ebollizione l’acqua con il burro, lo zucchero e il sale.

Togliete dal fuoco e versatevi la farina, tutta in una volta.

Lavorate bene affinché il tutto si amalgami al meglio e lasciate intiepidire.

Aggiungete le uova al composto, una alla volta, e poi usatelo per riempire una sac-a-poche con becco a vostro piacere.

Foderate una teglia con carta da forno e, ben distanziate fra loro, fate delle palline della grandezza e della forma che preferite.

Infornate per 10 minuti, poi abbassate a 180° e proseguite la cottura per altri 5/7 minuti.

Tenere lo sportello del forno leggermente socchiuso, in modo che la pasta choux non si asciughi troppo.

Una volta sfornate lasciate intiepidire, tagliatele orizzontalmente, farcitele con la crema ormai fredda, chiudetele, guarnitele con un ricciolo di crema e mezza ciliegina candita (o un’amarena, se l’avete) e spolverate con lo zucchero a velo!

La Luisona è servita!

 

Clicca sui link sotto per leggere gli articoli del fil rouge dedicato a Stefano Benni:

https://www.acasadilucia.org/2026/02/25/bologna-e-una-regola/



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