A Casa di Lucia | STEFANO BENNI E IL BAR SPORT: laddove l’Italia sa ancora sognare
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STEFANO BENNI E IL BAR SPORT: laddove l’Italia sa ancora sognare

«È qui che c’è il gusto della battuta, dell’invenzione, è qui che c’è il sapore delle comunità di una volta. Quei convivi pre-televisivi, volgari o nobili, ma comunque autoprodotti, dove ognuno era attore e spettatore.» (Stefano Benni)

 

Il 1976, anno in cui viene pubblicato “Bar Sport” di Stefano Benni, pittoresca opera umoristica, vagamente surreale, è l’anno in cui Fantozzi è da poco entrato nelle case degli italiani. E’ l’anno in cui l’umorismo diventa caustico, sottile, a tratti amaro, ma quanto mai essenziale. Stefano Benni lo racchiude in questa opera breve, ma tanto evocativa. Non un libro leggero, ma un libro ironico, non un libro che fa ridere, ma un libro che fa sorridere attraverso ritratti talvolta amari fatti di immagini clichè del tempo e luoghi comuni.

Il libro è una raccolta di 27 brevi racconti che focalizzano l’attenzione sui clienti tipici e spesso ironicamente stereotipati e folcloristici del bar come microsocietà. Dagli anziani che giocano a carte dalla mattina alla sera ai carabinieri che si fermano per bere un caffè, dal ragioniere inutilmente innamorato della cassiera ai giovani in cerca di qualche passatempo, fino al presunto e infallibile playboy di paese.

Una carrellata di ritratti che si affaccendano giorno dopo giorno tra cappuccini, paste indigeribili (l’iconica Luisona), aperitivi, interminabili partite a biliardino o al flipper, lunghe conversazioni al telefono a gettoni, veri e propri dibattiti con al centro puntuali riferimenti al calcio o alle donne.

Il Bar Sport è un locale immaginario, simile a qualsiasi altro bar situato nelle piccole province italiane. Racchiude al suo interno aneddoti, storie e leggende metropolitane che si rinnovano e si alimentano quotidianamente.

Bar Sport” è un libro assolutamente godibile, pur tratteggiando un’Italia per certi versi passata, in cui il bar era un vero e proprio punto di ritrovo anche per i più giovani, il nucleo indiscusso di ogni paese. Era il simbolo di un’epoca in cui la socializzazione, a differenza di oggi, era quasi esclusivamente basata sull’interazione fisica.

Benni è stato semplicemente perfetto nel costruire la fumosa e caotica atmosfera da bar anni ’70/’80, in cui una bizzarra fauna umana si accalca passando da nutrita schiera di signori nessuno a caratteri dall’identità perfettamente definita secondo insindacabili regole inerenti caratteristiche fisiche, titolo di studio, sapienza riguardo i più disparati argomenti, tic e nevrosi, passioni.

Chi ha frequentato anche per un breve periodo questo tipo di locale difficilmente non riconoscerà gli avventori descritti, ovviamente pompati in versioni bizzarre ed enfatizzate attraverso idee talmente sopra le righe da ricordare (dis)avventure di fantozziana memoria.

Il bar è punto d’incontro accogliente e al tempo stesso squallido, protettivo ma anche spietato; al suo interno si dibatte animatamente, facendo del qualunquismo e del luogo comune i vessilli più impugnati, senza dimenticare di mostrare sempre la sicumera di chi è convinto di avere la verità in tasca.

Il calore umano offerto non si trova da nessun’altra parte e si dissolve quando si attraversa l’ingresso in senso inverso, venendo sopraffatti dal gelo anche se la notte è quella tiepida di un’estate benevola.

Il tuttologo sportivo, il professore ammirato ben oltre i suoi meriti, la prosperosa cassiera di felliniana memoria, il tecnico (anzi, il “tennico“) in grado di aggiustare qualsiasi diavoleria, l’ex gloria calcistica: tutti personaggi tratteggiati con grande affetto e inseriti in un contesto anomalo, in cui ognuno è chiamato ad interpretare un ruolo attribuito da altri

Una parodia corale con la mitica Luisona, una brioche da tempo immemore posizionata nella vetrina dei dolciumi in attesa di uno sprovveduto forestiero che la consumi, a fare da stemma araldico di quella famiglia così stramba.

Pur essendo stato scritto cinquant’anni fa, Bar Sport non perde smalto e può essere definito come “il padre di tutti i bar” perché si apre su un mondo, quello della provincia italiana, tutt’ora poco esplorato e inneggia a quel senso di amichevolezza caratteristico della gente emiliana, creando i “tipi” da bar che si incontrano comunque ancora oggi, ovunque.

Stefano Benni ha scritto quella che potremmo definire una piccola commedia umana. Il Bar Sport di quegli anni era il centro di un mondo che oggi forse non esiste più e leggere questo libro nel nuovo millennio è quasi come affrontare un trattato di sociologia, divertente quanto istruttivo.

Nel 1997 è stato pubblicato il séguito, Bar Sport Duemila.

Nel 2011 è stato distribuito il film Bar Sport tratto dal romanzo, per la regia di Massimo Martelli, con un cast composto da Claudio Bisio, Antonio Catania, Giuseppe Battiston, Bob Messini, Antonio Cornacchione, Gianluca Impastato, Alessandro Sampaoli, Cristiano Pasca, Angela Finocchiaro, Lunetta Savino, Teo Teocoli, Stefano Bicocchi.

 

Clicca sui link sotto per leggere gli articoli del fil rouge dedicato a Stefano Benni:

https://www.acasadilucia.org/2026/02/25/bologna-e-una-regola/



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