A Casa di Lucia | Jurij Gagarin: il primo uomo nello spazio
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Jurij Gagarin: il primo uomo nello spazio

Il 12 aprile 1961 alle 9:07 ora di Mosca, dalla base spaziale di Bajkonur in Kazakistan, partiva la prima navicella spaziale con a bordo un essere umano: la Vostok 1. La navicella avrebbe compiuto un’orbita completa intorno alla Terra.

Il velivolo rimase nello spazio per poco più di un’ora, 108 minuti che dettero l’inizio all’era delle missioni nello spazio. Al suo interno l’uomo che venne ribattezzato “il Cristoforo Colombo dei cieli”: Jurij Gagarin.

Jurij Alekseevic Gagarin era nato il 9 marzo 1934 e cresciuto in una azienda collettiva di quelle create in Russia dopo la Rivoluzione, in cui il padre faceva il falegname e la madre la contadina.

Attirato dalle materie scientifiche, si iscrisse a una scuola professionale a Mosca, studi che dovette più volte interrompere a causa delle condizioni economiche critiche della famiglia.

Mentre affrontava queste difficoltà, iniziò a interessarsi a tutto ciò che era in grado di volare e presto si iscrisse alla locale scuola di volo.

Jurij dimostrò fin da subito un vero talento per il volo e appena diplomato, nel 1955, entrò nell’aviazione sovietica dove si distinse tra i migliori piloti per le sue doti sopra la media, per cui venne sottoposto a test e prove altamente specializzati e scelto per testare nuovi sistemi e apparecchiature di volo.

Di lì ad offrirsi volontario per diventare astronauta il passo è stato breve.

Dei 3461 candidati per la missione Vostok 1, solo 20 furono scelti per un anno di duro addestramento psicofisico basato su prove di resistenza alle alte temperature, permanenza in camere di isolamento e accelerazioni improvvise.

Il 25 gennaio 1961 ne furono selezionati 6 e Jurij Gagarin era tra questi; ma il migliore fra tutti, infine, era lui.

La mattina del 12 aprile Jurij e il cosmonauta di riserva German Titov vennero svegliati alle 5:30. Esercizi ginnici, colazione “spaziale” a base di carne, marmellata di more e caffè e via alla vestizione: una tuta calda e leggera sotto e l’altra protettiva, dotata di sistema di pressurizzazione, sopra. Cuffie e casco bianco con la scritta CCCP.

Mentre tutti, dagli ingegneri ai tecnici e ai medici, erano agitatissimi; Jurij Gagarin appariva calmo e concentrato. Come testimoniarono i medici che ne monitoravano la salute, mezz’ora prima del lancio il suo polso registrava 64 battiti al minuto.

Alle 9:07 si chiuse il portellone. “Andiamo!” disse Gagarin.

La Vostok1 partì da Bojkonur in Kazakistan e compì un’orbita ellittica intorno alla Terra della durata di 108 minuti. Celebre la frase che pronunciò nell’osservare ciò che vedeva interno a sé: “Il cielo è nero e lungo il bordo della Terra, vicino all’orizzonte, c’è una bellissima aureola azzurra” da cui è nata la definizione di “Terra pianeta azzurro”.

Il rientro di Iurij Gaagarin sulla Terra non avvenne all’interno della navicella spaziale, bensì separatamente. Il seggiolino estraibile eiettò il pilota a 7000 metri di altezza in fase di ritorno facendolo atterrare sul suolo di una fattoria della provincia russa di Saratov e le prime persone che incontrò furono una contadina e sua nipote, spaventate dall’inattesa comparsa di quell’individuo con quella strana tuta arancione.

Jurij Gagarin fu nominato eroe nazionale dell’Unione sovietica e divenne una celebrità mondiale, partecipando a conferenze e rilasciando interviste in decine di Paesi. Non gli fu più consentito di volare per non mettere in pericolo la vita di un eroe. Fatalmente, però, la mattina del 27 marzo 1968 Gagarin decollò con un esperto pilota collaudatore dalla base aerea di Chklovkiij a bordo di un piccolo aereo caccia MG-15 UTI. Alle 10:31 si interruppero i contatti con la torre di controllo. I resti fumanti dell’aereo e dei due piloti furono rinvenuti a 68 km circa dalla base di decollo vicino alla città di Kirzac.

Le cause dell’incidente non furono mai chiaramente accertate, nonostante ben tre inchieste furono aperte dall’aeronautica sovietica, dal governo e dal KGB, ma tutte e tre hanno respinto l’ipotesi di una cospirazione ai danni di Gagarin.

Le ceneri del primo uomo che volò nello spazio sono custodite a Mosca, all’interno delle mura del Cremlino.



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