A Casa di Lucia | 17 Aprile: Giornata Nazionale dell’Espresso
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17 Aprile: Giornata Nazionale dell’Espresso

“Il caffè è il balsamo del cuore e dello spirito.”

(Giuseppe Verdi)

 

Il 17 aprile non è una data qualunque per chi è adrenalinico e vive a ritmo di caffeina. È il giorno in cui l’Italia celebra il re più nero, denso e profumato: l’Espresso. Ma cosa rende un caffè un “espresso”? E soprattutto, chi è stato il vero genio a regalarci la “cremina” che tutto il mondo ci invidia?

Allacciate i grembiuli: oggi viaggiamo nel tempo, tra brevetti ottocenteschi e rivoluzioni industriali.

Nell’Ottocento, il caffè si preparava per infusione o bollitura. Era un processo lento: i clienti aspettavano minuti preziosi e spesso ricevevano una bevanda sovraestratta e amara. La sfida dell’epoca era chiara: estrarre il caffè istantaneamente, tazza per tazza.

Contrariamente a quanto si pensa, l’espresso non è nato a Milano, ma a Torino.

Il “padre” tecnologico è Angelo Moriondo. Durante l’Esposizione Generale del 1884, presentò una macchina a vapore capace di produrre caffè in grandi quantità in tempi record. Tuttavia, Moriondo non la commercializzò mai su larga scala, usandola esclusivamente nei suoi locali.

Nel 1901 fu il milanese Luigi Bezzera a perfezionare l’idea. Introdusse il concetto di “portafiltro” e di estrazione singola: il caffè veniva fatto “espressamente” per il cliente che lo ordinava. Il brevetto fu poi acquistato da Desiderio Pavoni, che grazie alla sua rete commerciale rese il caffè espresso un fenomeno di massa.

Se oggi guardiamo la tazzina e cerchiamo quel velo color nocciola in superficie, lo dobbiamo ad Achille Gaggia.

Fino agli anni ’40, il caffè veniva “spinto” dal vapore, il che gli dava un retrogusto di bruciato. Gaggia inventò il sistema a leva: la pressione non arrivava più dal vapore, ma da una molla azionata manualmente dal barista.

Questa pressione (circa 9 bar) permetteva di emulsionare gli oli del caffè, creando la leggendaria crema. All’epoca fu uno shock: Gaggia dovette mettere dei cartelli nei bar con scritto “Caffè naturale: fa la sua crema da sé” per rassicurare i clienti che non ci fosse sapone o additivi!

Secondo l’Istituto Nazionale Espresso Italiano (INEI), non basta una macchina a leva per fare un espresso. Ci sono parametri rigorosi.

La Giornata Nazionale dell’Espresso, promossa dall’INEI, nasce per proteggere e valorizzare questo patrimonio. In un mondo di caffè “lunghi” in bicchieri di carta, l’espresso rappresenta la resistenza della qualità sulla quantità. È un rito sociale: un concentrato di energia che si consuma in tre sorsi, spesso in piedi al bancone, scambiando due chiacchiere col barista.

Se l’espresso è il cuore pulsante e scientifico del bar italiano, esiste un trend internazionale che trasforma la tazzina in un’opera d’arte visiva e poetica. Stiamo parlando dello Sweet Little Rain Coffee, un fenomeno nato nei caffè di Shanghai che ha letteralmente invaso i social di tutto il mondo, ridefinendo il concetto di “dolcezza” (https://www.acasadilucia.org/2025/03/21/dalle-origini-del-caffe-allo-sweet-little-rain-cafe/)

Partendo dal 1884 fino ad arrivare al 2026, che sia il rigore di un espresso perfetto o la magia di una nuvola di zucchero, il caffè continua a dimostrare di essere la bevanda più versatile del pianeta.



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