20 Mag Il più dolce prodotto delle api: il miele
Secondo ricerche documentate le prime api compaiono sulla Terra da 50 a 25 milioni di anni fa, trovando nutrimento da piante che producevano nettare e polline ancor più antiche: la loro presenza, infatti, è datata tra i 150 e i 100 milioni di anni fa.
La comparsa dell’essere umano avvenne molto tempo dopo, circa un milione di anni fa, ed è molto probabile che si sia cibato del più dolce prodotto delle api, il miele, fin da subito.
La prima testimonianza visibile della raccolta del miele da parte dell’uomo l’abbiamo da una pittura rupestre scoperta nei pressi di Valencia, in Spagna. Nella pittura si vede un uomo che si arrampica sulla cima di un albero o su una rupe, porta con sé un recipiente, ed è circondato da api in volo. Poggiato sull’albero o rupe si vede qualcosa che produce fumo, forse per ammansire le api e raccogliere i favi con più facilità.
Questa tecnica è usata ancora oggi in India dai “cacciatori di miele”, che si arrampicano su rupi alte fino a cento metri per raccogliere il prezioso prodotto.
La prima testimonianza di allevamento vero e proprio l’abbiamo invece da una pittura egiziana del 2400 a.C. . Nell’immagine si vedono gli alveari, l’operazione di prelievo del miele con l’uso di fumo quale tranquillante per le api e la chiusura delle giare con sigillo. Nell’antico Egitto, inizialmente, il miele era un cibo di lusso destinato al faraone e al culto degli dei. Un uso più generale iniziò nel secondo millennio a.C., come testimoniato da vasi di miele in tenute di privati e la sua menzione come razione di cibo in spedizioni commerciali, come bottino di guerra e come pagamento di tributi.
Il miele era conosciuto e apprezzato in tutta l’area mediterranea e anatolica e in molte di queste aree l’apicoltura organizzata distinta da quella del cacciatore di miele, era praticata fin dal secondo millennio a.C.
Fin da allora il miele veniva usato come dolcificante, ma anche come condimento e conservante.
Al gastronomo, cuoco e scrittore romano Apicio (III – IV sec. d.c.) viene attribuita l’opera “De coquinaria”, costituita di ben dieci libri e ritenuta fonte autorevole della cucina dell’antica Roma, in cui compare una gran quantità di originali e fantasiose ricette in cui è presente il miele.
Come dolcificante si trovava sulle tavole modeste così come su quelle più ricche dove, a volte, veniva servito direttamente nel favo. Era usato nella preparazione di piatti di pesce e di legumi, di confetture di frutta, sciroppi e focacce.
Come conservante si usava con la frutta come mele e pere e insieme al latte era un alimento per bambini.
Dalla fermentazione del miele veniva prodotto l’idromele, la cui popolarità proseguì fino a tutto il medioevo insieme a un’altra bevanda, il vino mielato, per il quale si usavano vini pregiati.
L’uso di questo poliedrico prodotto si estendeva anche alla cosmesi in oli aromatici e profumi e alla medicina come antisettico, cicatrizzante e purgativo.
Nell’artigianato veniva usato per dare lucentezza tramite immersione al colore porpora dei tessuti e luminosità alle pietre preziose.
La storia del miele si intreccia poi con quella dello zucchero, che era conosciuto fin dal III o II sec. a.C. esclusivamente per scopi medici. Solo con l’arrivo degli Arabi in Spagna, nell’VIII sec. d.C., se ne diffuse l’uso nel Mediterraneo. Gli Arabi erano comunque promotori della dolcificazione dei cibi in generale, quindi facevano circolare sia l’una che l’altra sostanza.
La tradizione dell’uso del miele in pasticceria si mantiene per tutto il medioevo. Sono di derivazione araba dolci a base di frutta secca, come il torrone e il panpepato, e anche quelli a base di farina e spezie, diffusi soprattutto in nord Europa, le cui ricette vennero importate verso il 1100 d.C. dai Crociati di ritorno dalla prima crociata.
Il tedesco Lebkuchen, il francese Pain d’epices, l’inglese Gingerbread, gli svizzeri Basler leckerli, il nostro Panpepato, sono la testimonianza del riconoscimento dell’apporto calorico del miele, maggiormente valorizzato nelle aree settentrionali dell’Europa più esposte ai lunghi inverni e con una minore possibilità di alternative zuccherine.
Come detto in precedenza, il miele veniva usato in tutte le regioni mediterranee in cui alcune ricette hanno una tradizione millenaria.
Una di queste è sicuramente quella del Baklava. “I francesi hanno lo champagne, i turchi hanno il baklava”: così ci avvisa un antico detto e per i turchi la faccenda potrebbe chiudersi qui, ma le origini di questo dolce sono assai più lontane. Quello che sappiamo per certo, o quasi, è che la pasta fillo usata nell’odierna ricetta è stata creata nel palazzo del Topkapi di Istanbul, dove il Sultano era solito distribuire questo dolce ai suoi soldati il 15 del mese di Ramadan durante la cerimonia chiamata Baklava Alayi.
Quindi ecco per voi la ricetta del Baklava:
INGREDIENTI
Pasta fillo rettangolare: 300g
Mandorle pelate: 400g
Burro: 300g
Miele Millefiori: 250g
Zucchero: 200g
Acqua: 200g
Cannella in polvere: 8g
PREPARAZIONE
Sciogliere il burro in un pentolino e lasciarlo raffreddare.
Tritare grossolanamente le mandorle, aggiungere la cannella e mescolare.
Prendere una teglia della stessa misura dei fogli di pasta fillo e spennellare il fondo con il burro fuso.
Adagiare il primo foglio di pasta fillo e spennellarla con il burro.
Mettere un altro foglio di pasta fillo e spennellare col burro.
Cospargere con un terzo del preparato con mandorle e cannella.
Coprire con un foglio di pasta fillo e spennellare col burro.
Mettere un altro foglio di pasta fillo spennellata col burro.
Procedere in questo modo fino ad ottenere 3 strati.
Sull’ultimo strato di ripeno alle mandorle poggiare uno sull’altro 8 fogli di pasta fillo tutti individualmente spennellati col burro per un totale di 14 fogli.
Con un coltello ben affilato tagliare il preparato a rombi di circa 4cm e cuocere in forno statico preriscaldato a 160° per 40 minuti.
Nel frattempo preparare lo sciroppo:
scaldare l’acqua in un pentolino con lo zucchero e il miele e lasciar cuocere a fuoco bassissimo per almeno un’ora.
Una volta cotto, sfornare il Baklava e lasciarlo raffreddare completamente.
Quando lo sciroppo sarà pronto, versarlo ancora caldissimo sulla superficie del Baklava in modo da riempire tutte le fessure.
Riporre il dolce in frigorifero e gustarlo il giorno dopo.
Il dolce si mantiene in frigorifero per circa 4 giorni.
Buon appetito!