11 Giu Stefania Ferro: Apicoltrice di Miele e Beltà Reali
“Andate nei campi e nei vostri giardini, e vedrete che è il piacere dell’ape che le fa raccogliere il miele dal fiore, ma che è anche piacere del fiore concedere all’ape il suo miele. Poiché un fiore è per l’ape fonte di vita, e un’ape è per il fiore messaggera d’amore, e per entrambi, l’ape e il fiore, il dare e ricevere piacere è un bisogno e un’estasi. […] Siate nei vostri piaceri come i fiori e le api.”
(Kahlil Gibran)
Le api sono pilastri invisibili della vita sulla Terra. Sono le sentinelle dell’ambiente. Gli scienziati analizzando la salute di un alveare possono ricavare dati precisi sull’inquinamento e sullo stato di un intero territorio.
L’apicoltore, invece, è il custode e alleato della natura. Proteggere le api significa difendere il nostro futuro alimentare e le bellezze naturali che ci circondano. Sostenere l’apicoltura significa valorizzare un presidio etico e scientifico indispensabile per la transizione ecologica.
Per questo il nostro blog “In Tutto Liber” dell’associazione A casa di Lucia, oggi vi riporta l’intervista ad una giovane Apicoltrice (nonchè amica e supporter della nostra realtà culturale), Stefania Ferro. Buona Lettura!
– Ciao Stefania! Innanzitutto grazie per la tua disponibilità a realizzare questa interessante intervista. Per iniziare ti chiedo: Come è nata la tua passione per l’apicoltura? È una tradizione di famiglia o un percorso personale?
Ciao Assunta, grazie a te per l’opportunità! Arrivo da una famiglia di apicoltori, ma sono nata e cresciuta (e vivo tutt’oggi) immersa nelle verdi colline di Vaccheria, in provincia di Caserta. Da piccola ho trascorso la maggior parte del tempo con i miei nonni fra animali, agricoltura e natura. Dopo il diploma delle superiori ho deciso di concretizzare la mia passione per il “vastissimo” mondo delle api, iscrivendomi ad un corso di apicoltura con il sogno di poter trasformare una passione nel mio lavoro e di poterlo fare soprattutto con professionalità e i dovuti attestati. Successivamente ho anche frequentato un corso di Apiterapia e Api-veterinaria, perché dall’alveare si possono ricavare un’infinità di prodotti per la cura del corpo e rimedi fitoterapici per umani e animali.
– Ricordi il tuo primo giorno a contatto con un alveare? Che sensazione hai provato? Avevi timore delle api?
Come dimenticare il mio primo approccio a contatto con un alveare…In realtà non ho mai avuto timore delle api, ma passare dal vederne una ogni tanto, al ritrovarsi circondata da migliaia all’improvviso, ha un bell’impatto. La prima sensazione che ho provato è stata, senza dubbio, panico. Il ronzio era fortissimo e dalla rete della maschera vedevo tutte le api che sbattevano contro. Poi, dopo qualche minuto di caos totale, la quiete improvvisa. Superato il primo approccio è tutta una discesa. A volte vado anche senza maschera e guanti perché so, ovviamente, quando è possibile farlo. Andare in apiario, per me, significa rilassarmi totalmente e non potrei farne a meno.
– Qual è l’aspetto più affascinante del mondo delle api che le persone non conoscono?
Ce ne sono tanti! Dico sempre che il mondo dell’apicoltura e delle api è ancora troppo sconosciuto. Ognuno di noi dovrebbe fare esperienza in un apiario e non limitarsi a farlo una volta e basta, bensì dovrebbe intraprendere un vero percorso e dedicarsi proprio alla cura di un piccolo apiario. L’aspetto più affascinante è sicuramente quello “emotivo”. Pochissime persone sanno che le api percepiscono ogni nostro stato d’animo. Tutto ciò avviene, non perché leggono la mente ma perchè riescono a rilevare i cambiamenti chimici e fisici che il corpo produce quando siamo spaventati; riescono addirittura a percepire la variazione del nostro battito cardiaco se siamo agitati. Questo per me è l’aspetto più magico di un esserino così piccolo come l’ape.
– Quali sono i passaggi chiave per la produzione di un miele di alta qualità?
Per produrre un miele di alta qualità è di fondamentale importanza avere le arnie in una zona completamente libera da smog, inquinamento e grosse colture in cui si utilizzano pesticidi o comunque trattamenti chimici. È importante rispettare i tempi delle api e della natura e quindi sapere bene quando estrarre il miele e soprattutto come.
– E allora ti va di spiegarci come avviene l’estrazione del miele?
La domanda che preferisco! L’estrazione del miele inizia quando ci accorgiamo che circa due terzi delle celle che compongono i telai (chiamati favi) sono opercolati, ovvero coperti da uno strato di cera che serve a sigillare il miele nelle cellette.
L’opercoltura la fanno le api quando ‘capiscono’ che il miele contiene la giusta quantità d’acqua.
Una volta appurato che i telai sono tutti opercolati e quindi pronti, inizia l’estrazione; i telai vengono estratti dall’arnia e portati in laboratorio. Qui si inizia con la fase della disopercolatura, con un attrezzo molto simile ad una forchetta gigante che va a rimuovere lo strato di cera per favorire la fuoriscita del miele dai melari. I telai vengono poi disposti all’interno dello smielatore, un contenitore in acciaio inox che attraverso la forza centrifuga, permette la fuoriuscita del miele. Tutto ciò avviene a temperatura ambiente senza utilizzare nessuna fonte di calore. Il miele poi va filtrato con una sorta di retina molto sottile, per togliere eventuali residui di cera e decanta per qualche giorno, in modo che tutte le impurità si depositano. Infine viene invasettato.
Come vedi, non viene trattato in nessun modo e soprattutto non viene pastorizzato. La pastorizzazione, ci tengo a precisarlo, è un passaggio che rovina il miele poiché il passaggio veloce da temperature elevatissime a zero gradi, fa perdere tutte le proprietà nutritive del miele, mentre con i procedimenti che ti ho appena elencato, avremo un miele genuino, naturale e soprattutto puro.
– Quale miele produci e qual è il più difficile da preparare?
Produco principalmente millefiori, castagno, eucalipto, melata e acacia ma ho tanti nuovi progetti; tra cui riprendere a pieno la produzione, spostarmi anche su altre zone e rendere l’apiario un luogo accessibile soprattutto alle nuove generazioni per farle avvicinare alla natura e all’apicoltura. Diciamo che con le stagioni che ci ritroviamo oggi è sempre complicato avere le fioriture giuste al momento giusto perché ormai passiamo da 40 gradi a 10 e così facendo non si rispettano nemmeno i classici tempi di produzione.
– Cosa diresti oggi ad un giovane come te che vuole intraprendere il lavoro di apicoltore?
Inciterei a farlo! Sono molto sincera: c’è tanto lavoro dietro, giornate intere sotto il sole nei periodi di smielatura e di sciamatura, i controlli da fare in inverno anche se ci sono pochi gradi fuori… Insomma fare l’apicoltore non significa versare il miele nei vasetti. Ma le soddisfazioni sono sempre tante e ne vale sempre la pena soprattutto quando il prodotto è di qualità e quando riesci a divulgare la reale importanza delle api e dei prodotti dell’alveare per la nostra salute.
– Ci racconti in cosa consiste la “smielatura” e la “sciamatura”?
La smielatura te l’ho spiegata prima. E’ la fase ‘finale’ per la produzione del miele e consiste nell’estrazione. La sciamatura invece è un fenomeno naturale e fa parte della vita delle api ed è anche estremamente affascinante. Allo stesso tempo però, è uno dei fenomeni più ‘fastidiosi’ per noi apicoltori e ci mette anche a dura prova. Per l’apicoltore la sciamatura spesso significa anche perdere una parte consistente della colonia e quindi una riduzione della produzione di miele.
La sciamatura è un fenomeno naturale che si verifica nelle famiglie di api quando una parte della colonia, guidata da una vecchia regina, abbandona l’arnia per stabilirsi in una nuova dimora.
È il fenomeno che favorisce la divisione di una colonia, per crearne una nuova in un luogo diverso; la nuova può essere un albero, un muro o qualsiasi altra cosa.
La sciamatura si verifica soprattutto nel periodo primaverile. ciò significa per noi apicoltori, passare tanto tempo alle postazioni per monitorare ed eventualmente intercettare gli sciami nei dintorni e riportarli in arnia.
Ci sono ovviamente dei segnali che ci consentono di prevenire il fenomeno, ma non è sempre così facile.
– Le api sono sempre più a rischio di estinzione. Cosa bisogna fare per difenderle secondo te?
A questa domanda ti rispondo con una frase di Einstein che io ripeto il più possibile alle persone : “Se le api scomparissero dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita.”
Questa frase racchiude l’importanza delle api e degli impollinatori in generale, per la nostra vita; c’è da dire che purtroppo ci avviciniamo sempre più a quel giorno perché le api fanno sempre più difficoltà a “convivere” con noi. È importantissimo ridurre l’uso di veleni e pesticidi, soprattutto quelli super chimici. Ognuno di noi dovrebbe impegnarsi anche semplicemente mettendo sul proprio balcone delle piantine per tutti gli impollinatori quali, ad esempio, lavanda, timo, rosmarino. Così facendo diamo modo alle api di avere più nutrimento visto che ormai le aree verdi stanno scomparendo. Sembra un piccolo gesto, ma è proprio questo che fa la differenza. Alla base di tutto però, per salvaguardarle davvero, dovremmo imparare ad avere rispetto realmente per la natura.
– Se le tue api potessero parlarci cosa ci direbbero?
Credo che sicuramente mi ringrazierebbero perché vivono felici, ma sono certa che mi chiederebbero di aiutarle a vivere in territori incontaminati e soprattutto mi pregherebbero di divulgare per loro solo e semplicemente: rispetto!
Ebbene ringraziamo Stefania e le sue api per il loro amorevole lavoro e per i benefici che ci offrono!
Per saperne di più sul miele, leggete gli altri articoli di questo fil rouge:
https://www.acasadilucia.org/2026/05/20/il-piu-dolce-prodotto-delle-api-il-miele/