A Casa di Lucia | Maccheroni: Il Party Gastronomico nato da un Funerale
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Maccheroni: Il Party Gastronomico nato da un Funerale

Ti sei mai chiesto perché, davanti a un piatto di pasta fumante, ci sentiamo così “felici”? La risposta potrebbe essere molto più letterale di quanto pensi. Spoiler: la prossima volta che ordini dei maccheroni, sappi che stai mangiando un pezzo di storia… funebre.

Dimentica il solito pranzo della domenica dalla nonna. Per capire l’origine dei maccheroni dobbiamo volare nel Mediterraneo Orientale del III secolo a.C. (pieno periodo ellenistico).

Tutto parte da una parola greca bizantina: makaria (μακαρία). Oggi ci suona allegra, ma all’epoca aveva un doppio binario decisamente più solenne: era l’inno funebre intonato per accompagnare l’anima del defunto verso la beatitudine.

Era una densa zuppa d’orzo, un brodo rituale servito caldissimo durante le veglie funebri.

Questa non è una leggenda, ne parlavano già Aristofane e vari papiri egizio-ellenistici nel 500 a.C. Era il “carburante rituale” per chi doveva affrontare veglie lunghe tre giorni, grazie al contenuto proteico dell’orzo (12-14%).

Come siamo passati dalla zuppa d’orzo alla pasta corta che amiamo oggi? È tutta colpa (o merito) delle migrazioni culturali.

L’idea di questo piatto rituale sbarca nel Sud Italia.

Nei documenti arabo-normanni appare finalmente il termine “maccaruni“, riferito a una pasta lunga trafilata.

Persino lo Stupor Mundi ne andava ghiotto. Nel XIII secolo, il suo “maccarone” palermitano veniva servito addirittura condito con lo zucchero.

Il termine “maccheroni” si stabilizza per indicare la pasta secca di grano duro a forma di tubo.

Nonostante il successo, l’ombra del funerale è rimasta appiccicata a questo nome per secoli. Ancora nel 1759, il Vocabolario Siciliano di Vigo confermava il legame tra la ricetta e il “canto pei morti”.

Persino l’Accademia della Crusca e i grandi dizionari etimologici (come il Pianigiani del 1907) confermano questa radice: i maccheroni sono, tecnicamente, il cibo dei “beati” intesi come defunti.

Oggi abbiamo decisamente superato il trauma della veglia funebre. 

Ecco i numeri che raccontano una festa tutta italiana:

1,1 miliardi: Le porzioni di maccheroni consumate ogni anno in Italia.

1865: L’anno in cui a Genova vengono brevettate le varianti rigate che conosciamo tutti.

Ieri erano un canto funebre per dire addio ai propri cari, oggi sono il simbolo della convivialità globale.

Quindi, la prossima volta che mangi con gusto un piatto di maccheroni, rendi omaggio alla sua storia millenaria. È un piatto che ha attraversato millenni, trasformando un rito di addio nella più grande festa del palato.



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