23 Giu Tokyo Express di Matsumoto Seichō
Per la consueta rubrica dedicata alla narrativa poliziesca ci spostiamo a oriente, in Giappone, con un giallo di grande successo dello scrittore considerato “il George Simenon del Giappone”: Matsumoto Seichō .
Tokyo Express
L’imprenditore Yasuda Tatsuo, capo di un’azienda che produce macchine industriali,è un frequentatore assiduo del ristorante Koyuki di Akasaka, dove porta di solito i suoi clienti poiché il cibo è buono e le ragazze sempre sorridenti e gentili.
Yasuda è benvoluto da tutte le ragazze del Koyuki e, quando un pomeriggio chiede a due di loro di accompagnarlo a pranzo e poi alla stazione dove prenderà il treno per andare a Kamakura dalla moglie inferma per una malattia cronica, le ragazze accettano volentieri.
Quando arrivano alla stazione, Yasuda si accorge che a due binari di distanza dal treno sul quale sta per salire c’è Otoki, collega e amica delle ragazze che sono con lui, che sta salendo su un treno insieme a un uomo.
L’imprenditore subito indica Otoki alle sue accompagnatrici, che restano assai sorprese di vederla partire con un uomo della cui presenza nella vita dell’amica erano completamente all’oscuro.
Yasuda parte per Kamakura e le due ragazze tornano al ristorante. Tutto normale se non fosse che, una settimana dopo, Otoki e l’uomo che era con lei vengono ritrovati morti sulla spiaggia di Kashii, una cittadina molto lontana dalla capitale.
I corpi sono distesi l’uno accanto all’altra su una roccia piatta, tra i sassi spicca una bottiglietta di succo di frutta. La polizia di Fukuoka, del cui distretto fa parte Kashii, e il medico legale giunti sul posto non hanno dubbi: i due sono deceduti per avvelenamento da cianuro contenuto nel succo di frutta. Il doppio suicidio di due amanti.
Il Giappone è funestato da forte preoccupazione e confusione a causa di un importante caso di corruzione di alcuni dirigenti del Ministero X, le forze di polizia sono impegnate su più fronti per risolvere il caso nazionale, perciò c’è giusto il tempo di esaminare i cadaveri e stabilire la loro identità, in quanto sul “suicidio d’amore” non vi sono dubbi. Viene confermato che la ragazza è Otoki mentre l’uomo risulta essere Sayama Ken’ichi, vice capo di un ufficio del Ministero X. Caso chiuso.
Ma c’è un ma. L’anziano ispettore Torigai Jutaro, ascoltando il resoconto dell’accaduto, nota alcune discrepanze e le fa presenti al suo capo. Torigai è un ometto magro, trasandato, con gli abiti logori e le scarpe malmesse. Le sue perplessità vengono accolte da tutto l’ufficio con malcelata ironia, ma lui non si dà per vinto e decide di fare qualche verifica per conto suo, scoprendo incongruenze che contrastano con la tesi del doppio suicidio.
Intanto nell’ufficio di polizia di Fukuoka arriva da Tokyo l’ispettore Mihara Kiichi, impegnato nelle indagini sul caso di corruzione del Ministero X di cui Sayama Ken’ichi, l’uomo trovato morto sulla spiaggia, faceva parte.
Il capo di Jutaro non può nascondere all’ispettore le riserve del suo sottoposto riguardo il caso degli amanti suicidi, riserve che Mihara trova interessanti al punto che, rientrato a Tokyo, decide di approfondire le indagini in quella direzione. Da qui in avanti il lettore è trascinato dentro una fitta ragnatela di orari di treni, aerei e traghetti in movimento da Kyushu, l’estremo sud, all’Hokkaido l’estremo nord del Giappone, passando per Tokyo attraverso piccole stazioni e intervalli di tempo minimi ma fondamentali per l’alibi del colpevole che l’ispettore Mihara individua abbastanza in fretta, senza riuscire però a smascherarlo, poiché prove documentali e testimoniali lo scagionano completamente.
Come ha fatto a essere fisicamente presente in un luogo e avere prove inconfutabili di trovarsi in tutt’altra parte?
Occorreranno a Mihara sette mesi di intense ricerche, calcoli minuziosi con orari e coincidenze, ritrovandosi spesso ad avere la sensazione di stare per risolvere il caso se non che un ultimo fondamentale particolare rivela che era tutto sbagliato e doveva ricominciare da capo, da un nuovo punto di vista.
Nonostante le numerose delusioni, Mihara non si arrende e alla fine riesce a vedere chiaramente i sottili fili della ragnatela e, soprattutto, il ragno al suo centro, la mente che ha ideato il complicato imbroglio e perché.
Scoprire chi è vi sorprenderà non poco.
Matsumoto Seichō si serve di una scrittura semplice, che ben accompagna la complessa struttura di questo giallo il cui titolo originale è “Ten to Sen”, uno dei grandi successi editoriali di questo autore.
Nato nel 1909 da una famiglia piuttosto povera, non poté frequentare l’università e svolse vari lavori manuali prima di essere assunto nel reparto pubblicitario del quotidiano Asahi Shimbun come tipografo e poi come giornalista.
Iniziò a scrivere e pubblicare stabilmente intorno ai quarant’anni e nel 1953 vinse il prestigioso Premio Akutagawa, che sancì il suo ingresso nel mondo letterario, diventando una figura popolarissima.
Matsumoto Seichō rivoluzionò la allora narrativa giapponese, volta maggiormente al fantastico, con i suoi “gialli sociali” in cui la quotidianità è al centro delle azioni, gli investigatori sono uomini comuni e i crimini non nascono dal nulla ma trovano facile terreno nell’ipocrisia sociale, nelle tradizioni arretrate e nella corruzione politica.
Morì nel 1992 a Tokyo, lasciando oltre trecento romanzi conosciuti a livello internazionale.