A Casa di Lucia | “Tropico Mediterraneo: Viaggio in un mare che cambia” di Stefano Liberti
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“Tropico Mediterraneo: Viaggio in un mare che cambia” di Stefano Liberti

Articolo a cura di Lucio Seccia

 

Libro tra i finalisti 2026 del Premio Leogrande, “Tropico Mediterraneo” di Stefano Liberti è un viaggio attraverso il Mediterraneo, dalla Grecia, all’Italia, alla Turchia, per testimoniare tramite le esperienze dei pescatori il risultato e i cambiamenti della crisi climatica, causata e negata dall’uomo, che emerge dal Mare, e come da questa crisi la Natura cerca di difendersi mutando.

Povero Mediterraneo lo abbiamo salvato dall’utopia di Atlantropa nel 1928 che prevedeva la chiusura dello stretto di Gibilterra con un’enorme diga: avremmo perso il continuo rifornimento di acqua fresca dal fratello Atlantico e, nonostante ciò, non so se sopravviverà al continuo incremento della temperatura dovuto al cambiamento climatico: stiamo distruggendo quello che era lo scrigno della biodiversità che collocava il nostro mare come il miglior ecosistema di tutti i mari.

Negli ultimi anni abbiamo scoperto che l’apertura del canale di Suez fatta nel 1863 ha comportato l’ingresso di specie aliene provenienti dal Mar Rosso, specie che stanno divorando e distruggendo gongoli, pesci, alghe, eccetera eccetera: si è rotto l’equilibrio della fauna Marina che la natura ci aveva donato. Come sempre accade, ancora una volta, è l’uomo sapiens che ha aggravato la situazione difatti le navi che percorrono il canale di Suez come fosse un’autostrada enorme, per stabilizzare la nave aspirano l’acqua del mare dal Mar Rosso per scaricarla prima del ritorno nel Mediterraneo insieme a milioni e milioni di uova e microrganismi di pesci tossici e velenosi granchi blu, meduse, alghe che divorano la nostra posidonia, rendendo le nostre coste quasi un deserto.

L’autore di questo straordinario libro ci porta in barca per percorrere questa sciagura, ce la fa raccontare dagli stessi pescatori che sono passati dalla ricchezza alla povertà, diventati in gran parte poi scafisti: nei vari percorsi, Nordafrica, Spagna, Italia, eccetera, sono stati proprio i pescatori a provocare l’agonia della fauna Marina. L’avidità, il mancato rispetto delle regole relative al periodo dei fermi o al divieto della pesca a strascico, il voler mangiare tutto e subito per il guadagno di oggi senza pensare al domani. L’uomo dopo aver sfruttato Terra, Mare, Animali, anche nel fare i conti con quanto ha causato, nel cercare una soluzione, spesso, persevera nel continuare a creare danni.

L’immagine della copertina scelta dall’autore è da brividi: la morte è lì fra gli alieni passati dal canale a testimoniare un disastro immane e irreversibile.

Anche gli scienziati sono inermi, in quanto non è loro compito cambiare l’egoismo e l’avidità dell’uomo.

Ma c’è sempre una speranza, secondo Liberti: si potrebbe dare Personalità Giuridica al mare ed allargare l’insegnamento, la conoscenza e il rispetto dell’ecosistema alle nuove generazioni.

“Occorre una profonda trasformazione spirituale e culturale per risolvere i problemi” che l’uomo ha causato alla Natura, dimenticando che lui stesso ne fa parte.

 

Per seguire il nostro fil rouge sul Mediterraneo cliccate sui link sotto ⤵️

https://www.acasadilucia.org/2025/07/09/mare-nostrum-un-tesoro-da-salvaguardare-come-la-nostra-umanita/



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