A Casa di Lucia | SANTIAGO DEL CILE: la città tanto amata da Allende e Neruda
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SANTIAGO DEL CILE: la città tanto amata da Allende e Neruda

Santiago, capitale del Cile, si trova più o meno a metà della striscia di terra longitudinale che dà forma al paese più lungo al mondo. Si erge maestosa sullo sperone di San Cristòbal e lungo il fiume Mapocho proprio come ben ci descrive la scrittrice Isabel Allende nel suo romanzo “Inés dell’anima mia”. 

«Undici mesi dopo la nostra partenza da Cuzco, vedemmo aprirsi davanti a noi una valle fertile, bagnata da un fiume abbondante che gli indigeni chiamavano Mapocho. Dopo la desolazione del deserto di Atacama, quel luogo ci sembrò il paradiso terrestre. C’erano alberi frondosi, acqua fresca che scendeva dalle montagne innevate e una terra nera che prometteva di nutrire generazioni intere.» 

Inés racconta la logica strategica e militare dietro la scelta del punto esatto in cui far nascere la città, protetta dai rilievi naturali:

«Pedro de Valdivia scelse il sito per la città con l’occhio del soldato. Decise di fondarla ai piedi di una collina rocciosa che battezzammo Santa Lucía, racchiusa tra due bracci del fiume, che avrebbero funto da fossati naturali in caso di attacco. Il 12 febbraio 1541, Pedro tracciò con la spada la pianta della città su quella terra vergine, disegnando le strade a scacchiera, come si usava in Spagna, attorno a una Plaza de Armas centrale.»

Nelle pagine del libro, Isabel Allende non descrive Santiago come una metropoli astratta, ma come una creatura nata dal sudore, dal sangue e dal sacrificio e si percepisce tutta la forza del legame tra lei e la città.

«Lì, dove prima c’erano solo capanne di fango e canne degli indigeni, fondammo Santiago della Nuova Estremadura. Io stessa aiutai a erigere le prime case di legno e paglia. Sapevo, mentre mettevamo in piedi quelle fragili mura, che stavamo piantando le radici di un nuovo mondo. Gli uomini combattevano o sognavano l’oro che non c’era, ma fummo noi donne a dare a Santiago la sua vera spina dorsale, trasformando un accampamento militare in una città viva.» 

E oggi questa metropoli non smentisce le descrizioni di Isabel e ogni angolo della città racconta un pezzo di storia: dagli edifici coloniali alle ville in stile liberty, dai musei alle piazze. 

Il cuore di Santiago del Cile è l’animata Plaza de Armas, una delle piazze più belle, origine della sua fondazione con il suo centro storico. In epoca coloniale, al centro di questa piazza si ergeva il patibolo. Oggi vi si trova invece una fontana dedicata a Simón Bolívar, il liberatore. La piazza è cinta da due strade pedonali parallele Paseo Ahumada e Paseo Estado. Nei pomeriggi estivi e durante i weekend queste due strade si popolano di bancarelle, palloncini e street food.

Sempre qui, inoltre, si trovano molti edifici in stile coloniale, tra cui la Cattedrale Metropolitana, un grandioso monumento di arte religiosa, e l’ex Palazzo Reale

Una metropoli movimentata, stravagante, verde…dai musei classici ai centri artistici sperimentali, dai luoghi della movida fino ai parchi popolati di sculture colorate, dalle serate in bicicletta nel verde urbano ai caffè con dehors.  

Ma c’è anche qualcosa che irrompe prepotente nel paesaggio urbano di Santiago del Cile! Sorprendentemente non è lo Sky Costanera, il grattacielo più alto di tutta l’America Latina, che svetta con i suoi 300 metri nella locale “Sanhattan”, il distretto finanziario nel Barrio Providencia. Questo “qualcosa”, si chiama El Plomo, cima andina imbiancata di 5.460 metri, nonché spirito guardiano per gli Inca. La Cordillera delle Ande, infatti, a Santiago è il “Signore dell’anello” che definisce lo skyline ovunque ci si trovi. Dai ponti trafficati sul fiume Mapocho ai moderni edifici del centro. 

Illustrando le bellezze culturali di Santiago è doveroso menzionare due grandi personaggi: la poetessa cilena Gabriela Mistral, prima donna sudamericana a ricevere il premio Nobel per la letteratura e l’intramontabile e indimenticabile poeta Pablo Neruda.

Nel Barrio Lastarria si trova uno straordinario centro culturale dedicato alla poetessa cilena. Al piano terra vengono allestite mostre temporanee dove scoprire in anteprima le nuove tendenze artistiche, mentre quasi tutti i giorni si può assistere a concerti e spettacoli gratuiti. 

E poi c’è lei, la Chascona, la casa dove Pablo Neruda incontrava segretamente Matilde Urrutia “cantante dalla risata impetuosa come un grido d’uccello”. quando si trovava a Santiago del Cile. Il nome, liberamente traducibile con ‘capelli arruffati’ è un omaggio ai ricci ribelli dell’amata. L’amore viscerale di Neruda per il mare lo si nota anche nei suoi arredamenti. La sala da pranzo, infatti, ricorda la cabina di una nave, mentre il salotto un faro. In una delle sale si può ammirare il ritratto di Matilde dipinto da Diego Rivera (il pittore marito di Frida Kahlo) quando lei era ancora la sua amante segreta, immortalata come una donna a due facce con Neruda nascosto fra i ricci. 

Infine, forse, varrebbe la pena percorrere un’ora d’auto verso sud fino a Isla Negra per chiudere il cerchio. La casa sulla spiaggia che Neruda amò tutta la vita è ancora zeppa di memorabili ricordi arrivati da tutto il mondo: maschere africane e iscrizioni hindu, polene di navi e bambole giapponesi. Qui il poeta riposa davanti al mare, insieme all’amata Matilde.

Un omaggio dovuto a un uomo che, in un inedito autoritratto, si descrive “generoso di amori, impossibile di calcoli, maleducato in casa e timido nei salotti, crescente di ventre, lungo di gambe. Inossidabile nel cuore, Cileno in perpetuo”.

Un elenco di magnifiche contraddizioni, come il suo Paese.



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