29 Lug La storia dei guardiani del mare e i fari nel mondo
“Isabel ama la luce del faro tra gli oceani, che rischiara le notti. E adora le mattine radiose, con l’alba che spunta prima lì che altrove, quasi quel faro fosse il centro del mondo. Per questo ogni giorno scende verso la scogliera e si concede un momento per perdersi con lo sguardo tra il blu, nel punto in cui i due oceani, quello australe e quello indiano, si stendono come un tappeto senza confini.”
(Cit. “La luce sugli oceani” di M. L. Stedman)
L’origine dei fari si perde nella notte dei tempi, quando i primi navigatori compresero che il fuoco era l’unico alleato contro l’oscurità e gli scogli. Prima delle strutture imponenti che conosciamo, i “fari” non erano altro che falò accesi su promontori strategici.
Il vero punto di svolta avvenne nel III secolo a.C. con la costruzione del Faro di Alessandria. Considerato una delle Sette Meraviglie del Mondo Antico, si stima fosse alto oltre 100 metri. La sua luce, riflessa da enormi specchi di bronzo, guidava le navi nel porto egiziano e stabilì lo standard per i secoli a venire: il faro non era più solo un segnale, ma un simbolo di potere e ingegno umano.
Dopo la caduta di Roma, molti fari andarono in rovina. Tuttavia, con l’ascesa delle Repubbliche Marinare, la necessità di segnalazioni sicure tornò prioritaria. È in questo contesto che la Lanterna di Genova (edificata nella sua forma attuale nel 1543) divenne un punto di riferimento globale. Ancora oggi è uno dei fari più antichi ancora in attività, testimone di secoli di commerci e battaglie navali.
Tra il XVIII e il XIX secolo, con l’espansione degli imperi coloniali e del commercio globale, la costruzione dei fari divenne una sfida ingegneristica senza precedenti. Si iniziarono a costruire fari in luoghi impossibili, su scogli semisommersi e battuti da onde alte 30 metri.
Fino all’Ottocento, la luce dei fari era debole. La svolta arrivò nel 1822 grazie al fisico francese Augustin Fresnel, che inventò una lente rivoluzionaria.
La “Lente di Fresnel” permetteva di concentrare la luce in un raggio parallelo incredibilmente potente, visibile a decine di chilometri di distanza. Senza questa invenzione, migliaia di navi in più sarebbero andate perdute.
Dietro ogni luce c’era un uomo (o a volte una donna). La vita del guardiano del faro era segnata da una solitudine estrema, ritmata dalla manutenzione della lampada e dalla pulizia dei vetri. Erano chiamati “Wicked Weather Men” nelle zone più impervie del Maine o del Regno Unito. Spesso restavano isolati per mesi, con il solo rumore dell’oceano come compagnia. Questa figura romantica e tormentata ha ispirato letteratura e cinema, incarnando il sacrificio umano al servizio della sicurezza altrui.
Con l’avvento del GPS e dei sistemi di navigazione satellitare, la funzione pratica del faro è cambiata radicalmente. La maggior parte dei fari nel mondo è oggi completamente automatizzata, e la figura del guardiano residente è quasi scomparsa.
Oggi i fari sono diventati monumenti storici e mete turistiche ambite.
Ecco alcuni dei più celebri:
–Portland Head Light (Cape Elizabeth, Maine, USA): Si suppone che sia il faro più fotografato al mondo, simbolo dell’aspra bellezza della costa americana. Non c’è da stupirsi che sia bellissimo da ogni angolazione.
–Faro di Cordouan (Francia): Spesso definito il “Versailles dei mari”, è un capolavoro architettonico rinascimentale situato in mezzo all’estuario della Gironda.
–Faro di Cabo da Roca (Portogallo): Situato sul punto più occidentale dell’Europa continentale, dove “la terra finisce e il mare comincia”.
Il faro più alto del mondo si trova in Arabia Saudita. La torre di controllo del porto di Gedda è alta 133 metri.
Al contrario, il faro più basso è alto solo 3 metri. Si tratta del faro di Hilbre Island, vicino a Liverpool.
Si ritiene che il faro più antico sia Pharos, noto come il Faro di Alessandria. Fu costruito in Egitto dai Tolomei tra il 280 e il 247 a.C.. Il faro non è sopravvissuto e la sua forma approssimativa è nota solo dagli scritti. Anche l’altezza non è certa, ma è indicata tra i 120 e i 137 metri.
Tuttavia, il faro più antico ancora in piedi è la Torre di Ercole nella città spagnola di La Coruña. Risale all’antichità e si è guadagnato un posto nella lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO.
Il faro di Phare du Creach, vicino a Ushant, in Francia, è il più luminoso al mondo e illumina fino a 30 miglia. Il Sullivan’s Island Lighthouse degli Stati Uniti, invece, ha la stessa portata, ma la sua luminosità è quasi 500 volte inferiore.
I fari russi al di là del Circolo Polare Artico sono alimentati dall’energia nucleare perché sarebbe molto difficile portarvi l’elettricità. Sono stati costruiti più di 1.000 fari di questo tipo, ma solo circa 130 sono attualmente in funzione.
Il Faro di Tévennec situato in Bretagna, in una zona marina estremamente pericolosa, è storicamente conosciuto come la “porta dell’inferno“. I primi custodi furono tormentati da presunte voci soprannaturali che li condussero alla follia, alimentando il mito che l’isola fosse la dimora dell’Ankou, una figura mitologica che reclama le anime dei defunti. Nonostante esorcismi e croci scolpite nella pietra, solo la permanenza di una famiglia intera, i Quéméré, riuscì a dare pace senza incidenti inspiegabili. Dopo l’automazione nel 1910, il faro è rimasto vuoto fino al 2016, quando Marc Pointud vi ha soggiornato per due mesi per promuoverne il restauro, trasformando infine la sua tetra reputazione in una storia di conservazione positiva.
Nel Michigan, la storia del faro di South Manitou è indissolubilmente legata alle sventure della famiglia del veterano Aaron Sharidan.
– La moglie Julia e il figlio più piccolo annegarono durante un fortunale e, sebbene i loro resti non siano mai stati trovati, leggende locali parlano di voci spettrali udite dai visitatori.
– La catena di sventure proseguì con la morte del figlio maggiore in un incidente ferroviario e con il suicidio di un altro figlio, George, il quale aveva ereditato il compito di guardiano pur soffrendo di grave depressione.
– Questi eventi hanno creato un legame tragico che ha segnato diverse generazioni e più strutture della zona.
Il faro di San Lorenzo in Canada rappresenta un esempio di orgoglio e continuità generazionale.
– Per oltre un secolo, quattro generazioni della famiglia Lindsay si sono tramandate il ruolo di custodi della luce, partendo dal capostipite Robert Noël Lindsay.
– Anche dopo il passaggio alla tecnologia automatica nel 1964, la famiglia non ha abbandonato la struttura, continuando a operare come protettori non ufficiali della sua memoria storica.
– Attraverso la fondazione di associazioni di categoria, i discendenti sono ancora oggi impegnati nel mantenere vivo il valore culturale di questa professione centenaria.
Molti fari sono stati riconvertiti in musei, hotel di charme o osservatori ambientali. Nonostante la tecnologia moderna, la luce rotante di un faro mantiene una funzione di “sicurezza psicologica” per i marinai: è il segno tangibile che la terraferma è vicina e accogliente.
Il fascino dei fari risiede proprio in questo: sono strutture nate per combattere gli elementi, monumenti alla resistenza umana che continuano a brillare, ricordandoci che anche nell’oscurità più profonda esiste una guida verso casa.
Rimanendo nel mondo dei fari vi invitiamo a leggere la recensione del romanzo “La luce sugli oceani“, disponibile al link sotto ⤵️