A Casa di Lucia | “TATÀ” DI VALÉRIE PERRIN
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“TATÀ” DI VALÉRIE PERRIN

Mi accade spesso, leggendo i libri di Valérie Perrin, di immedesimarmi nelle protagoniste di cui racconta.

È ormai nota la capacità della scrittrice di intrecciare storie complicate con un modo di scrivere fluido e semplice. Già nei suoi precedenti romanzi ho praticamente divorato le sue storie, attraverso i suoi personaggi indimenticabili. Come in Cambiare l’acqua ai fiori, la morte è un tema centrale: in Tatà si intrecciano la memoria e l’identità, creando un mosaico narrativo affascinante. Agnès e sua zia Colette ci portano in un viaggio emozionante attraverso il tempo, dove passato e presente si fondono in un’unica, potente storia. La scrittura, ricca di sfumature e capace di emozionare profondamente, dà forma ad una costruzione narrativa complessa, sviluppata su più livelli narrativi, con diverse voci e stili, trascinando il lettore in un mondo fatto di segreti, passioni e misteri.

La storia inizia il 21 ottobre 2010, quando la protagonista – in crisi a causa della dolorosa separazione dal marito – Agnès Septembre, regista cinematografica di successo ora però a corto di ispirazione, riceve una telefonata dal capitano Cyril Rampin che le annuncia la morte di sua zia Colette. La donna però risulta sepolta da tre anni nel cimitero di Gueugnon. Agnès, che al tempo si trovava a Los Angeles per lavoro, non aveva partecipato al funerale della sua unica zia di cui era la sola nipote. Tornata a vivere a Parigi aveva però più volte visitato insieme alla figlia Ana quella tomba di marmo grigio.

Convocata per il riconoscimento del cadavere nel paesino dove era solita trascorrere da bambina le vacanze, Agnès deve arrendersi all’evidenza, per quanto assurda: la donna adesso scomparsa è proprio la zia e da subito si accende il mistero. Chi è la persona sepolta sotto quella lapide? E cosa è successo nei tre anni in cui tutti credevano Colette defunta?

A Guegnon, Agnès ritrova non solo il corpo della zia Colette, ma anche un’eredità inaspettata: una valigia piena di cassette. Dodicimila minuti di registrazioni che svelano una storia familiare intricata e dolorosa, fatta di talenti nascosti, lutti, amori proibiti e segreti di famiglia. Un passato che Colette aveva custodito gelosamente fino all’ultimo, e che ora tocca ad Agnès scoprire.

Le audiocassette diventano un ponte tra Agnès e sua zia Colette. Ascoltando la voce della donna, la regista riscopre un legame profondo e scopre un lato di lei completamente inaspettato. La figura di Colette, inizialmente distante e misteriosa, si trasforma in una presenza familiare e affettuosa. Il lettore, complice di questo ritrovato legame, viene coinvolto in un’emozionante viaggio alla scoperta di una storia di famiglia straordinaria.

In Tatà, come del resto nei suoi precedenti romanzi, Valérie Perrin intreccia magistralmente temi universali come la morte, la memoria, l’amicizia, la famiglia e l’amore, creando un tappeto narrativo ricco e stratificato. La morte, spesso vista come un punto di arrivo, diventa in questo romanzo un nuovo inizio, un’opportunità per riscoprire sé stessi e i propri affetti.



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