22 Nov Franca Viola: il peso del coraggio
“Per ogni decisione seguite il vostro cuore”
Franca Viola
Ha 78 anni la prima donna italiana a rifiutare il matrimonio riparatore dopo essere stata stuprata. Una donna diventata un simbolo. Settantotto anni possono sembrare tanti, ma se rapportati all’assurda legge del matrimonio riparatore, diventano spaventosamente pochi.
La storia dell’umanità è fatta di piccoli e grandi cambiamenti; sono gli uomini a determinarli, con le loro scelte: una di queste, nel 1965, cambiò per sempre il volto della Sicilia e dell’Italia intera creando uno tsunami sociale che, ventisei anni dopo, portò all’abrogazione dell’articolo di legge 544 del codice penale che disciplinava il “matrimonio riparatore“, una pratica che permetteva a un uomo che aveva commesso violenza sessuale di estinguere il reato sposando la vittima, in un’ottica legata al concetto di “onore”.
Nel 1965, la diciassettenne Franca Viola fu violentata ad Alcamo da un mafioso della zona. Per evitargli la condanna avrebbe dovuto sposarlo, ma si rifiutò. Successivamente molte seguirono il suo atto di coraggio, fino a quando nel 1981 la legge venne abrogata. Una lotta che fece di Franca Viola una vera eroina, una fautrice di un’importante parte della libertà di cui noi donne godiamo oggi.
La storia di Franca Viola, nata ad Alcamo, da una famiglia di agricoltori, parte da un fidanzamento interrotto. Franca infatti, prima del rapimento e dello stupro, era stata fidanzata con Melodia, il suo aguzzino; la relazione era stata interrotta dal padre di lei quando lo stesso Melodia, nipote di un mafioso, era stato arrestato per furto e affiliazione ad una famiglia mafiosa. Tanto che la famiglia aveva subito numerose minacce dopo la rottura tra i due ragazzi.
Il 26 dicembre 1965, all’età di 17 anni, Franca Viola fu rapita (assieme al fratellino Mariano di 8 anni, subito rilasciato) da Melodia, che agì con l’aiuto di dodici amici, con i quali devastò l’abitazione della giovane ed aggredì la madre che tentava di difendere la figlia. La ragazza fu violentata e quindi segregata per otto giorni in un casolare al di fuori del paese e poi in casa della sorella di Melodia ad Alcamo stessa; il giorno di Capodanno, il padre della ragazza fu contattato dai parenti di Melodia per la cosiddetta “paciata“, ovvero per un incontro volto a mettere le famiglie davanti al fatto compiuto e far accettare ai genitori di Franca le nozze dei due giovani. Il padre e la madre di Franca, d’accordo con la polizia, finsero di accettare le nozze riparatrici e addirittura il fatto che Franca doveva rimanere presso l’abitazione di Filippo, ma il giorno successivo, 2 gennaio 1966, la polizia intervenne all’alba facendo irruzione nell’abitazione, liberando Franca ed arrestando Melodia ed i suoi complici.
Secondo la morale del tempo, una ragazza uscita da una simile vicenda avrebbe dovuto necessariamente sposare il suo rapitore, salvando l’onore suo e quello familiare. In caso contrario sarebbe rimasta zitella, additata come “donna svergognata”. All’epoca, la legislazione italiana, in particolare l’articolo 544 del codice penale, recitava: “Per i delitti preveduti dal capo primo e dall’articolo 530, il matrimonio, che l’autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali”, in altre parole ammetteva la possibilità di estinguere il reato di violenza carnale, anche ai danni di minorenne, qualora fosse stato seguito dal cosiddetto “matrimonio riparatore”, contratto tra l’accusato e la persona offesa; la violenza sessuale era considerato oltraggio alla morale e non reato contro la persona.
Durante il processo che seguì, la difesa tentò invano di screditare Franca, sostenendo che fosse consenziente alla fuga d’amore, la cosiddetta “fuitina“, un gesto che avrebbe avuto lo scopo di ottenere il consenso al matrimonio, mettere la propria famiglia di fronte al fatto compiuto, e che il successivo rifiuto di Franca di sposare il rapitore sarebbe stato frutto del disaccordo della famiglia per la scelta del marito. Filippo Melodia fu condannato a 11 anni di carcere, ridotti a 10 con l’aggiunta di 2 anni di soggiorno obbligato nei pressi di Modena. Pesanti condanne furono inflitte anche ai suoi complici dal tribunale di Trapani, presieduto dal giudice Giovanni Albeggiani.
Durante il processo Franca Viola si trovò costretta a cambiare legale dopo aver incontrato nel suo studio un parente dei rapitori. Con coraggio e perseveranza partecipò a tutte le udienze, malgrado i ripetuti tentativi di screditarla. I legali di Melodia arrivarono a chiedere una perizia atta a dimostrare quando fosse avvenuta la deflorazione della ragazza. Nonostante tutto non si piegò mai alle violenze processuali, non cambiò mai idea e non arretrò mai dalle sue convinzioni e dalla sua inarrestabile battaglia per il rispetto e la libertà.
La vicenda di Franca Viola sollevò la questione a livello nazionale e la lotta delle donne contro queste leggi ingiuste divenne sempre più partecipata. Le manifestazioni riguardavano la legge sul reato di adulterio, la violenza sessuale, il matrimonio riparatore e il delitto d’onore. Nel Convegno internazionale sulla Violenza contro le donne svolto a Roma nel 1978, le attiviste decisero di registrare un processo per stupro, per dimostrare come la vittima venisse considerata come “imputata”. Nell’Aprile 1979 il documentario “Processo per stupro” (della regista Loredana Dordi) venne mandato in onda sulla RAI: questo creò un eco che portò, nel marzo del 1980, ad una grande manifestazione nella capitale. In questa occasione il Movimento delle donne consegnò 300.000 firme raccolte per una legge di iniziativa popolare contro la violenza sessuale.
Nel 1981, dopo ben 16 anni dal rapimento di Franca Viola, l’articolo 544 venne rimosso dal Codice penale insieme all’articolo 194, il cosiddetto “delitto d’onore”. Per quanto riguarda la violenza sessuale, essa venne considerata come reato contro la persona, non più solo contro la moralità pubblica, solo a partire dal 1996.
In Italia la lotta contro la legge sul matrimonio riparatore ha permesso di compiere nuovi passi verso l’emancipazione femminile, questo purtroppo non è ancora accaduto in molti altri paesi del mondo. Il report dell’ONU (organo UNFPA) del 2021 dichiara che il matrimonio riparatore è ancora presente in ben 20 paesi del mondo, tra cui Algeria, Iraq, Libia, Russia, Siria e Thailandia. La dott.ssa Natalia Kanem, direttrice esecutiva dell’UN Population Fund, definisce queste leggi come “un mezzo per sottomettere le donne” e rappresenta una “violazione dei diritti fondamentali di donne e ragazze che rinforza le diseguaglianze e perpetua le violenze legate alle discriminazioni di genere“.
Sono passati sessant’anni, anni che Franca Viola ha passato nel silenzio e nell’anonimato; tuttavia, quel suo gesto l’ha trasformata in simbolo senza che lei se ne rendesse conto. In un’intervista, una delle pochissime rilasciate, disse:
“Ritenni quel gesto non un atto di grande coraggio, ma una normale scelta dettata dal cuore. Feci quello che mi sentivo di fare, furono i media a rendere la vicenda un evento storico”.
Nel marzo 2014 il Presidente della Repubblica ha insignito Franca Viola al Quirinale con l’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana con la motivazione: “Per il coraggioso gesto di rifiuto del matrimonio riparatore che ha segnato una tappa fondamentale nella storia dell’emancipazione delle donne nel nostro Paese“.
La dignità di una donna come Franca Viola si racchiude tutta in una sua frase potentissima, monito perpetuo di ogni donna:
“Io non sono proprietà di nessuno, nessuno può costringermi ad amare una persona che non rispetto, l’onore lo perde chi le fa certe cose, non chi le subisce”.
Parole che risultano quanto mai attuali e importanti anche oggi, monito per le donne a prendere in mano la propria vita e a non farsi sopraffare dalla prepotenza e dalla violenza. Proprio come questa donna seppe fare sessant’anni fa, sfidando l’opinione pubblica e scuotendo le coscienze dell’intero Paese.