08 Ott PIETRO ANNIGONI: Pittore delle Regine
Pietro Annigoni. Il pittore delle regine. Così lo definivano. Alcuni per elogiarlo e magnificarlo.
Altri per ridurre ai minimi termini la sua personalità. Lui non se ne curava, andava per la sua strada, osannato da giornali e riviste, “leggere” di cui era il sovrano e che registravano e esaltavano ogni suo quadro e ogni suo disegno (magnifiche erano le sue tempere grasse), specie se ritraente, un regnante o un potente. Detta cosi, non è una storia seria, ma una storiella, di quelli che intendono la storia, come una coperta, sempre troppo piccola, da tirare dalla propria parte e la critica come un comitato di festeggiamenti o come un plotone di esecuzione.
Ristabilire una verità ultima è impossibile e forse non esiste nemmeno, ma il veritiero sì, la correttezza che deve portare a dire, pane al pane, vino al vino. Intanto parliamo di bravura tecnica e di precisione costruttiva, là dove Pietro Annigoni è innegabilmente un maestoso, un imbattibile stilista, capace di piegare ogni linea, ogni tratto, ogni ombreggiatura, ad una speculare conoscenza morfologica, che fa si, che i sorrisi dei suoi personaggi siano sorrisi e non smorfie e se smorfia ci deve essere sia una smorfia, con una costruzione canalettiana delle forme e una corrispondenza tra visibile e invisibile. A questa bravura va connessa, una vera corrispondenza psicologica, capace di trasformare la lettura fenomenologica, di un vero sguardo, di un sorriso, di una grafia di impareggiabile valore.
Un vero pittore, davanti a cui tanti ritratti fotografici segnano il passo, così come lo segna tutta una critica che non ha saputo leggere il suo splendido anacronismo, come una contromisura di chi vuole andare in una strada poco frequentata della modernità, seguendo una voglia monastica, che è un diritto e una scelta, come lo è il suo modo di intendere la pittura, in un costrutto personale di un metodo dell’antimetodo.
Colore e tono, segnano la sua vita, come quella di un anticonformista, amante della carrozza ai tempi dell’automobile; un segno grande, certo, un segno della sua libertà, d’amarsi e celebrarsi. Lavorava per gli ottimati, per gli abbienti, quelli che nel modo greco venivano chiamati classici, nella definizione di Aulo Gellio, governante dell’Epiro, che essendo insonne passava le notti a leggere, scrivere, meditare, lasciandoci quello scrigno prezioso che si chiama Notti Attiche, adatto ad Annigoni.
Nella mia cultura dell’anche, c’è un posto per questo eretico, pittore e uomo, a cui nell’occasione della morte, dedicai un corsivo sul Sole24Ore. Oggi, riprendo l’argomento e senza eleggerlo a mio alfiere, mi rivolgo a lui come ad un singolare genio, un irregolare nell’irregolarità. Un fuori classe del bello.
E lo prego di accettare il mio omaggio.
(articolo curato e scritto dal Prof. Francesco Gallo Mazzeo)