27 Ott LA RAGAZZA DELLE MERAVIGLIE
Per questo martedì di fine ottobre torniamo in Italia e per la precisione a Napoli, dove il soprannaturale è manifesto e la realtà è arcana.
Ci lasciamo guidare per le vie della città da Lavinia Petti, giovane autrice, laureata in lingue all’università L’orientale di Napoli e docente di inglese, la cui vera passione è la scrittura e che in questo romanzo dà prova della sua abilità narrativa portando il lettore dentro la storia fino all’ultima pagina.
LA RAGAZZA DELLE MERAVIGLIE
Napoli, 21 dicembre solstizio d’inverno.
Gennaro Esposito cammina pensieroso, abbattuto. Nel palazzo chiamato “La casa rossa” nel quartiere Moiariello dove vive con la moglie Dora, è nata una bambina, terza arrivata nella famiglia di sua cognata e un altro colpo al cuore per la sua Dora, che tanto avrebbe voluto avere figli che non sono mai arrivati nonostante le tante grazie chieste con relativi rituali eseguiti.
Camminando e scalciando pietruzze, Gennaro arriva sotto l’arco d’entrata di un vecchio ospedale abbandonato e lì, sul muro di un corridoio oscuro, Gennaro vede una fata. Fatto strano, le fate non amano l’inverno, appena inizia a fare freddo si nascondono nelle crepe dei muri andando quasi in letargo. Per altri sarebbe stato solo un geco, ma Gennaro ha ben chiari gli insegnamenti di sua madre: “I gechi sono fate, non lo sai Gennà?”.
Quei piccoli occhi trasparenti sembrano chiedergli di seguirlo e Gennaro lo segue tra tunnel e stanze mezze diroccate e, all’improvviso, si trova davanti al muro della Ruota degli Esposti, un marchingegno in cui venivano lasciati i figli non voluti nelle epoche antiche.
Al di là del muro, d’un tratto, una voce femminile chiede aiuto e deposita qualcosa sulla ruota, un fagotto, forse un animale? No, è una bambina! Al collo dell’infante una catenina con una chiave e una moneta.
“Tenetela come un segreto o ‘sta creatura è morta”. Implora la voce poi passi affrettati si allontanano nel buio.
La creatura cresce come figlia di Dora e Gennaro Esposito a nome Francesca. È una bambina particolare che ama starsene per conto suo e vagare per i cortili delle case abbandonate esplorando, cercando.
A 14 anni scopre per caso che non è figlia di Dora e Gennaro e trova la catenina con i ciondoli. In quel momento capisce cosa deve cercare o meglio, chi: i suoi genitori e il motivo per cui l’hanno abbandonata.
Francesca, che da un po’ si fa chiamare Fanny, scappa di casa arrabbiata con Dora e Gennaro per averle mentito e decisa a non tornare finché non abbia trovato la verità.
In una Napoli battuta dalla pioggia, ingrigita dalle nuvole basse, assillata dal mare che pare volerla mangiare, Fanny si aggira per i vicoli della citta “di sopra” con i loro misteri, tra angoli bui e bizzarre botteghe e il labirinto della città “di sotto” territorio di spiriti e fantasmi, di antichissimi templi e Dei ancora venerati, ma anche custode dei segreti degli umani “di sopra”.
A chi apparteneva la moneta con incisa una sirena? Quanto è antica e come è arrivata a Fanny?
E la chiave con quella scritta stampata “TIN”, che significa e quale porta apre?
L’autrice ci introduce all’identità segreta di Napoli dove i gechi sono fate, Pulcinella fa da guida nei sogni e i morti comunicano con i vivi in modi inaspettati, dove ogni avvenimento antico o attuale ha due spiegazioni, una logica, l’altra occulta che si compenetrano e l’una non può esistere senza l’altra.
La scrittura di Lavinia Petti è invitante e coinvolgente come una sfogliatella napoletana, ammiccante e malinconica come Pulcinella, mai uguale come il mare di Napoli.
Fin dalle prime righe trasmette una costante verità: a Napoli magia e realtà convivono, si confondono, ci confondono e chi legge non può far altro che lasciarsi rapire dall’impalpabile mistero una pagina dopo l’altra, fino all’ultima riga.
Buona lettura!