05 Gen LA FRECCIA AZZURRA DI GIANNI RODARI
«La fiaba è un modo di parlare del mondo, di parlare delle cose; è un modo di entrare nella realtà anziché dalla porta, dal tetto, dal camino, dalla finestra».
Gianni Rodari
Gianni Rodari è stato un grande narratore di emozioni e sentimenti. Non si è mai risparmiato, in nessuno dei suoi scritti, sottolineando che non esistono libri per adulti o per bambini, ma che i libri sono forieri di messaggi, riflessioni, emozioni e appigli per la crescita.
Nel 1954 dona alle stampe “La freccia azzurra”, una storia straordinaria sulla generosità e l’accettazione delle differenze. Gianni Rodari, pur essendo mancato nel 1980, continua ad essere una fonte perenne di ispirazione per adulti e per bambini.
Con la “Freccia azzurra” ci ha donato uno dei componimenti più belli in assoluto.
È la mattina dell’Epifania: la Befana espone la Freccia Azzurra, un treno elettrico, nella vetrina della sua bottega. Il Macchinista, il Capostazione e gli altri giocattoli della vetrina si animano, quando vedono davanti a essa un bambino, Francesco, che essendo molto povero non può permettersi di comprare nulla, e che se ne va dopo essere stato cacciato via dalla Befana, dato che sua madre non aveva pagato i giocattoli dell’anno scorso. Tutti i giocattoli allora decidono di fuggire dal negozio e raggiungere Francesco, con l’aiuto di Spicciola, un cane giocattolo. Dopo varie avventure riescono a raggiungere la casa di Francesco, che però è vuota. In un breve flashback viene raccontata la storia di Francesco, che un tempo faceva lo strillone e, dopo la morte del padre, si era messo a vendere dolci in un cinema. Alcuni furfanti lo rapiscono perché s’intrufoli nel negozio della Befana per permettere loro di rubare il contenuto della cassaforte, ma Francesco richiama l’attenzione delle guardie notturne che li arrestano tutti, compreso il bambino, il quale proclama la propria innocenza. Nel frattempo la serva della Befana, Teresa, dona ai fuggitivi un taccuino con l’elenco dei nomi dei bambini poveri; allora i giocattoli, dato che Francesco non c’è, decidono di donarsi agli altri bambini per renderli felici. Per ultima rimane la Freccia Azzurra, che va al figlio di un povero casellante, che ha eroicamente evitato un incidente ferroviario. Alla fine, Spicciola, che era rimasto fedele a Francesco, è disperata perché non lo trova, ma decide di entrare a riscaldarsi in una carrozza e con grandissima sorpresa trova proprio Francesco (che era stato salvato dalla prigione grazie alla difesa della Befana); Spicciola poi si accorge di essere diventato un cane vero. I due diventano amici e Francesco viene assunto dalla Befana come suo assistente.
Di fronte alle logiche del mondo, la rivoluzione avviene dal basso: sono infatti i giocattoli stessi, piccoli e destinati ai piccoli, a rompere questa situazione destinandosi, in una sorta di rivendicata autodeterminazione, a tutta una serie di bambini poveri e dimenticati.
La narrazione è ricca di colpi di scena e di personaggi indimenticabili: dal capo dei Pellerossa Penna d’Argento, al capostazione, dal Capitano Mezzabarba, agli omini del meccano, dall’orso giallo lento ma dal gran cuore a Spicciola un cane di pezza dal fiuto sopraffino.
Rodari dipinge il carattere e il piglio di ciascun giocattolo in modo così vivido che ci si affeziona dopo poche pagine. Tra neve, voli su scope fatate, statue che parlano, pupazzi che diventano vivi, rapine e rapimenti, marionette che riescono a soffrire quando viene loro finalmente disegnato un cuore, incidenti ferroviari evitati per un soffio e canarini aggressivi capaci di far scappare gatti furtivi, ci si diverte per tutta la durata della lettura, che non sarà mai “usa e getta” perché ricca di morale e di insegnamenti.
Quello della Freccia Azzura e della compagnia di giocattoli è un viaggio di protesta, una fuga verso le braccia di bambini rappresentati come meritevoli e molto sfortunati, oltre che provati da una vita dura. Ogni bambino è portatore di piccole storie di eroismo quotidiano celebrato dall’incontro con i giocattoli
Il romanzo possiede tutto il fascino magico del mondo dei giocattoli e la verve del romanzo di avventura, a cui si aggiunge un tema assai caro alla scrittura per ragazzi primonovecentesca e che torna in Rodari in modi e tempi diversi, ma sempre con la medesima durezza e chiarezza: la povertà. Descritta come sede della genuinità e celebrata indirettamente come umanità vera e di valore, la povertà prende la sua rivincita nella ribellione dei più piccoli, che la premiano e la riscattano. C’è una vecchietta trovata morta assiderata nell’antro di un portone, c’è un bambino che dorme in una cantina, quello che è sveglio perché non ha mangiato per tutto il giorno e non riesce a dormire con la pancia vuota, quelli lasciati in casa da soli dai genitori impegnati in estenuanti turni di lavoro notturni.
Quando si affronta la lettura de La Freccia azzurra si deve essere coscienti di questo, perché Rodari non indora la pillola nel parlarci di questi bambini sfortunati, anzi la schiettezza e la naturalezza con cui ne parla sembrano quasi stridere con la magia dei giocattoli che ce la raccontano.
Rodari scrisse anche una filastrocca sul tema, molto bella, recentemente ripubblicata:
«La mia bambina ha una bambola,
e la sua bambola ha tutto:
il letto, la carrozzina,
i mobili da cucina,
e chicchere, e posate, e scodelle,
e un armadio con i vestiti
sulle stampelle, in folla,
e un’automobile a molla
con la quale
passeggia per il corridoio
quando le scarpe le fanno male.
La mia bambina ha una bambola,
e la sua bambola ha tutto,
perfino altre bamboline
più piccoline,
anche loro con le loro scodelline,
chiccherine, posatine eccetera.
E questa è una storiella divertente
ma solo un poco, perché
ci sono bambole che hanno tutto
e bambini che non hanno niente»
Nel 1996 la Freccia Azzurra è diventata un film d’animazione nella trasposizione cinematografica di Enzo D’Alò, con musiche di Paolo Conte. il film si aggiudicò il Nastro d’Argento e il David di Donatello alla migliore musica nel 1997 per la colonna sonora, ed ebbe anche un doppiatore d’eccezione, il grande Dario Fo, per il personaggio di Scarafoni.