24 Feb MO MALØ E UN GIALLO INUIT
Il giallo della nostra rubrica ci porta nel grande Nord con un autore francese che sa perfettamente immergerci nell’atmosfera fredda, lattiginosa e spiazzante di una terra ostile e affascinante allo stesso tempo.
La nazione in questione è la Groenlandia.
L’autore è Mo Malø.
Autore eclettico, Mo Malø nasce Frederic Ploton nel 1968 a Rueil Malmaison, nella periferia occidentale di Parigi. Frequenta il college Saint Nicolas Passy Buzenval e il liceo Pasteur di Neuilly-sur- Seine per poi completare gli studi al CELSA, un’importante istituto francese specializzato nella scienza dell’informazione e della comunicazione.
Col suo vero nome, Frederic Ploton, inizia a pubblicare negli anni 2000. I suoi primi titoli riguardano principalmente la coppia, la sessualità e i nuovi modi di incontrarsi nati sulla rete.
Con uno dei suoi numerosi pseudonimi, Frederics Mars, lavora presso varie redazioni di giornali sia come articolista che come fotografo.
Nel 2010 debutta come scrittore sulla scena del romanzo poliziesco francese e qualche anno dopo con lo pseudonimo Mo Malø pubblica il suo primo poliziesco ambientato in Groenlandia, dando vita al personaggio del capitano di polizia Qaanaaq Adriaensen.
Nel frattempo si occupa di insegnamento, di scrittura creativa e della creazione di un gioco di carte: Au pire, tu meurs!
Particolarità di questo autore che ha contribuito a renderlo famoso è la gran quantità di pseudonimi con cui firma le sue opere. Si va dal suo vero nome Frédéric Ploton a Frédéric Mars, Emma Mars, Mo Malø e altri ancora.
La notte bianca. Un giallo Inuit
“Quanto a lui…
Di solito le sue intuizioni scaturivano fin dalle primissime fasi di un’indagine. Lasciava che il loro profumo inebriante fermentasse dentro di sé per il tempo necessario per sottoporle poi al più impietoso degli esami, radendo al suolo ogni impressione iniziale con il rasoio dei fatti, dei documenti e delle cifre. Al suo interno, bene o male che fosse, coesistevano due poliziotti e lui si rifiutava di sacrificarne uno a scapito dell’altro, al diavolo la scienza forense e le sue gerarchie”.
“Lui” è Qaanaaq Adriaensen, capitano della polizia di Copenaghen, spedito nella piccola città di Nuuk, capitale della Groenlandia, per “fargli cambiare aria” dopo il fallimento della sua ultima indagine in Danimarca.
Per Qaanaaq è un ritorno poiché lui in Groenlandia c’è nato ma è stato adottato da molto piccolo e portato in terra danese, quindi, nonostante lo shock della memoria presagito dalla madre, lui al suo arrivo a Nuuk non sente altro che il freddo intenso sopra e intorno il suo cranio glabro, che si si ostina a non riparare con alcun tipo di copricapo.
Nota un fatto, però: l’incongruenza tra la dimensione ridotta di Nuuk, che come grandezza potrebbe essere un quartiere di Copenaghen, la sua quiete, l’assenza di traffico cittadino e gli orribili omicidi avvenuti nelle sue immediate vicinanze. Da poliziotto gli viene da pensare che “Nuuk non merita un caso così interessante”.
In un quartiere abitato dagli operai che lavorano su una piattaforma petrolifera, tre di loro sono stati trucidati apparentemente da un orso polare.
Le fotografie che ha ricevuto via mail prima della partenza e che osserva con attenzione durante il viaggio in aereo non lasciano spazio ai dubbi. I corpi sono stati dilaniati con la stessa modalità con cui gli orsi polari sbranano le loro prede e il capitano spera di risolvere il caso in breve tempo e tornarsene a casa.
Ma la realtà è più complicata. È strano che un orso sappia forzare la serratura di una porta, così come è strano che sulle vittime non ci sia segno della bava dell’animale… però, però le ferite delle vittime sembrano effettivamente inferte dalle zanne di un orso.
Non è semplice per Qaanaaq, abituato all’efficienza della polizia danese, doversi adeguare ai tempi lunghi e ai mezzi limitati di Nuuk, così come è difficile confrontarsi con i due mondi che ogni giorno silenziosamente e no si scontrano sul territorio di ghiaccio: “veri Inuit” e interessi economici, antichissime tradizioni supportate da altrettanto antiche leggende e volontà politiche, sciamani e ambiziosi capi della polizia.
Per poter scoprire cosa stia succedendo davvero su quel territorio ghiacciato, Qaanaaq deve muoversi in un dedalo di informazioni date a metà o in ritardo perché interferiscono con gli “spiriti del ghiaccio” o, più prosaicamente, con gli interessi del politico in ascesa o dell’imprenditore del petrolio in ansia per i mancati profitti.
Infine il passato di Qaanaaq si palesa e con inequivocabile lucidità dimostra che niente succede per caso e, infatti, non è un caso che proprio lui, Qaanaaq Adriaensen, sia lì per risolvere quel rompicapo.
L’autore ci porta con incredibile abilità in un territorio ostile, ci fa avvertire il freddo “vero”, ci fa percepire la confusione che destabilizza quando i personaggi si muovono su una distesa bianca e uniforme, senza alcun punto di riferimento, al buio quasi totale pur sapendo che sono le 11.00 del mattino, nella mancanza di suono assoluto, ma sa anche mostrarci la meraviglia delle aurore boreali che dipingono il cielo di colori “magici”, di cui gli Inuit dicono essere le anime dei defunti.
Mo Malø sa portarci in un mondo dall’equilibrio fragile, a metà fra rituali indiscutibili e modernità incalzante.
Qaanaaq Andriessen è l’anello di collegamento tra le due realtà, che lui lo voglia oppure no.
Buona lettura!