A Casa di Lucia | TI MERITI LA FELICITA’
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TI MERITI LA FELICITA’

In occasione della Giornata Internazionale della Felicità ho scelto un libro che ha fatto molto parlare di sé: Ti meriti la felicità edito Sperling & Kupfer, dello psicologo e psicoterapeuta dr. Andrea De Simone.

Un libro che è diventato un bestseller forse proprio perché non accarezza il lettore ma lo scuote.

Andrea De Simone smonta uno degli equivoci più diffusi del nostro tempo: quello di pensare che la felicità coincida con il successo, con il confronto continuo o con l’immagine di una vita perfetta.

E mentre i social trasformano la felicità in una vetrina, questo libro prova a riportarla dove nasce davvero: dentro.

La felicità non è una ricompensa che qualcuno prima o poi ci consegnerà. 

È una responsabilità.

Per capire meglio questa prospettiva ho avuto l’onore e il piacere di poter rivolgere all’autore alcune domande.

Riporto le sue parole.

1) Nel tuo libro parli della felicità come di una responsabilità personale. In una società in cui il confronto e le performance sono costantemente alimentati, quanto è difficile distinguere il desiderio autentico dalla “felicità indotta”? Quali sono i segni che ci dicono che stiamo vivendo una vita che non è la nostra?

La felicità diventa fragile quando smette di essere un’esperienza interiore e si trasforma in un parametro di confronto. Viviamo immersi in una cultura che non solo mostra modelli di vita (spesso irraggiungibili e illusori), ma li propone come standard impliciti di realizzazione.

In questo contesto il rischio è quello di confondere il proprio desiderio con l’imitazione del desiderio degli altri.

Il segnale più chiaro che stiamo vivendo una vita che non è la nostra è una sensazione sottile ma persistente di estraneità. Raggiungi obiettivi, fai le cose che “dovresti fare”, eppure dentro non senti radicamento. La stanchezza diventa più emotiva che fisica. Il tempo scorre, ma non lascia senso.

Quando il successo non nutre, quando il riconoscimento non consola, quando la vita sembra ben costruita ma poco abitata, spesso significa che stiamo inseguendo una felicità indotta, non una felicità scelta.

Spesso sintomi come ansia, demoralizzazione, attacchi di panico o frustrazione profonda ci stanno parlando, ci dicono che non siamo allineati con il nostro vero Sé. Ascoltarli e dare senso al loro messaggio, anche con l’aiuto di professionisti, può essere risolutivo.

2) Molti vedono la felicità come un obiettivo. Tu, tuttavia, sembri descriverla come un processo. Se dovessi smantellare il mito più tossico sulla felicità oggi, quale sceglieresti e perché?

Uno dei miti più tossici sulla felicità è l’idea che sia un traguardo stabile da raggiungere. Come se esistesse un momento preciso della vita in cui finalmente tutto si allinea e da lì in poi restiamo felici.

La felicità non è un punto d’arrivo, ma un processo di allineamento continuo tra ciò che siamo e ciò che viviamo. Non coincide con l’assenza di problemi, ma con la capacità di attraversarli senza perdere il contatto con il proprio centro.

Quando pensiamo alla felicità come a un obiettivo finale rischiamo di rimandarla sempre. Quando iniziamo a considerarla una pratica quotidiana, scopriamo che non nasce dalle grandi svolte ma da piccoli atti di coerenza interiore ripetuti nel tempo.

Inseguire qualcosa di inafferrabile, con la convinzione di non essere mai abbastanza, è alla base dell’infelicità di molti. La nostra identità ha bisogno di basi solide su cui poggiare. Spesso le abbiamo già, ma non siamo attenti o non abbiamo gli strumenti per “riconoscerle” e “fidarci” di loro.

3) Se la felicità fosse una pratica quotidiana e non un’emozione straordinaria, quale sarebbe la prima cosa concreta che suggeriresti a chi oggi si sente bloccato, deluso o indietro?

Quando una persona si sente bloccata o indietro rispetto agli altri, spesso vive dentro una narrazione implicita: quella di essere arrivata troppo tardi o di aver sbagliato strada.

La prima pratica concreta non riguarda il cambiare immediatamente la propria vita, ma il cambiare il modo in cui la si guarda. Fermarsi. Fare spazio. Riconoscere ciò che già esiste.

Molte persone soffrono non perché la loro vita sia vuota, ma perché non riconoscono il valore di ciò che hanno costruito.

Il primo passo verso la felicità è interrompere la corsa comparativa e tornare a guardare la propria traiettoria con uno sguardo più giusto.

Non serve ricominciare da zero. Spesso serve soltanto ricominciare da sé.

Iniziare da piccoli passi concreti (ad esempio creare una routine personale fatta di abitudini sane) aiuta ad acquisire un nostro metodo personale (emotivo e comportamentale) per iniziare a venire fuori dallo stallo.

4) Viviamo in un’epoca che spettacolarizza la felicità sui social media. Secondo te la narrativa costante delle vite perfette sta creando una nuova forma di ansia esistenziale? Come possiamo proteggere la nostra serenità in un mondo che monetizza le emozioni?

I social media hanno trasformato la felicità in un linguaggio visivo. Non viene più raccontata come esperienza, ma esposta come immagine. Questo produce una nuova forma di ansia esistenziale: sentirsi costantemente fuori scena rispetto alla vita degli altri.

Quando la felicità diventa spettacolo, la vita quotidiana rischia di sembrare sempre insufficiente.

La serenità però cresce lontano dalla logica della performance emotiva.

Proteggere il proprio equilibrio significa sviluppare una forma di alfabetizzazione emotiva: imparare a distinguere ciò che è reale da ciò che è rappresentato, illusorio, apparente.

La felicità autentica raramente è rumorosa. Non ha bisogno di essere mostrata continuamente.

Spesso si manifesta nelle parti più silenziose della vita. Quelle che non fanno spettacolo ma costruiscono radici.

Monetizzare le emozioni significa renderle oggetto di vendita. Proteggerle, anche con la riservatezza e l’esclusività, può garantire una connessione più autentica con esse.

La consapevolezza di meritare la felicità nasce dalla consapevolezza di vivere la propria vita come un percorso di crescita interiore, dove autenticità e desiderio profondo realizzano ciò che siamo.

 

Ringrazio il dott. Andrea De Simone per la sua disponibilità e per la profondità delle sue riflessioni.

È proprio così. La felicità arriva quando smetti di vivere la vita che gli altri si aspettano e inizi finalmente ad abitare la tua. La felicità non si mendica.
Si riconosce. Si costruisce. Si sceglie. E soprattutto, la meritiamo.

 



× Ciao!