A Casa di Lucia | SAFARI DI SANGUE DI DEON MEYER
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SAFARI DI SANGUE DI DEON MEYER

Per l’appuntamento con il giallo di questo mese ho scelto un autore sudafricano che con i suoi romanzi ci immerge nella vita quotidiana di quella parte del pianeta colma di colori, lingue, cibi differenti.

Un territorio in cui convivono, non senza difficoltà, le popolazioni autoctone (con usi e linguaggi antichi di secoli), gli Afrikaner, discendenti dai primi europei (per lo più olandesi, francesi ugonotti e tedeschi, arrivati in quella zona nella seconda metà del 1600), la cui lingua è l’Afrikaans discendente dall’antico olandese, e i Britannici giunti sul territorio nella prima metà del 1800.

Da più di un trentennio, in quelle zone, le lingue ufficiali sono 11, di cui la Zulu è quella parlata in massima parte.

Deon Meyer, nonostante conosca bene l’inglese, per scrivere usa la sua lingua madre, l’Afrikaans.

Nato a Paarl in Sudafrica, vive a Durbanville con la moglie e i quattro figli. Inizia a scrivere a 14 anni, ma il suo primo romanzo non verrà mai pubblicato. Dopo il servizio militare si iscrive alla University of the free State, laureandosi in Storia e prendendo poi un master in scrittura creativa; inizia poi a lavorare come giornalista presso il giornale Volksblad di Bloemfontein.

Nel 1994 pubblica il suo primo romanzo, che non verrà mai tradotto in quanto i critici ritennero che non avrebbe potuto competere a livello internazionale, ma questa supposizione viene ben presto accantonata e i romanzi successivi faranno conoscere l’autore ben al di fuori della sua terra natia. Nel 2009 Meyer lascia ogni sua altra attività, tra cui quella di Internet manager, per dedicarsi alla scrittura

Ad oggi i romanzi di Meyer sono tradotti in 28 lingue in 40 paesi, ricevendo numerosi premi internazionali.

La narrazione del Sudafrica nei romanzi di Deon Meyer non risente del facile stereotipo della “stupenda natura selvaggia incontaminata”, ma ne riflette invece le contraddizioni, le tensioni tra popoli diversi che percepiscono il vivere quotidiano in modo del tutto differente ma che devono in nome della convivenza, rispondere a regole comuni, e l’eterno contrasto tra l’umana tendenza al progredire e la necessità di mantenere intatta la natura viva di un territorio esteso e variegato come quello sudafricano.

Safari di sangue

Sudafrica, territorio del basso Veld, vasta zona pianeggiante confinante con il Mozambico e lo Swaziland.

Emma le Roux lavora da casa come consulente di marchi aziendali. Assistendo alle notizie della TV nota in una fotografia l’immagine di un uomo che subito riconosce come il fratello, scomparso misteriosamente vent’anni prima. 

Immediatamente si muove per avere notizie di quell’uomo il cui nome, scopre, è Cobie de Villiers. Poco dopo subisce un’effrazione: individui coperti da un  passamontagna entrano nella sua abitazione, ma lei riesce a scappare e trovare rifugio presso un vicino. A quel punto Emma decide di avvalersi di una guardia del corpo e l’agenzia Body Armour di Città del Capo le assegna Lemmer, taciturno, ben impostato, con anni d’esperienza alle spalle, ma anche con un passato turbolento da cui cerca di sganciarsi vivendo in un paese piccolo e tranquillo e dedicandosi alla ristrutturazione della sua casa.

Fin dall’inizio Lemmer fatica a credere a quella ricca Afrikaner che vive in una villa “toscaneggiante”, corrispondente in pieno a una “legge di Lemmer” (“se un Afrikaner è ricco la prima cosa che fa è mostrare che lo è”), che gli racconta una storia in cui percepisce troppi “buchi” e reticenze, il cui succo è che lei crede di aver riconosciuto il fratello nell’immagine di un uomo vista in TV che poco ha a che fare con la foto di venti anni prima che Emma gli mostra. Inoltre l’uomo visto in Tv si chiama Cobie de Villiers mentre il fratello della donna si chiamava Jacobus le Roux.

Emma, però, pur tra mille dubbi, vuole andare in fondo alla faccenda anche se potrebbe voler dire scoprire che Cobie de villiers e Jacobus le Roux sono due persone diverse.

I due non sanno ancora quale vespaio stanno andando a smuovere. Il territorio del basso Veld, abitato da una natura selvaggia e da decine di specie animali diverse, è anche un luogo in cui si scontrano interessi naturalistici ed economici. Un’area in cui convivono a fatica popolazioni eterogenee, per le quali anche un termine di uso quotidiano pronunciato in modo differente può diventare motivo di tensione. Un ambiente in cui la difesa della natura tra turisti incauti e bracconieri senza scrupoli favoriti da autoctoni senza riguardi, sfocia in azioni violente, incrociando interessi economici e politici che vanno ben oltre la difesa del patrimonio naturale, amplificati dall’avidità che non conosce colore o etnia.

Solo quando Emma subisce un’attentato venendo colpita gravemente, Lemmer si rende conto dell’errore di giudizio commesso nei suoi confronti e, mentre la donna lotta tra la vita e la morte in ospedale, dovrà fare appello a ogni sua conoscenza del territorio, a tutta la sua esperienza, per sbrogliare l’intricata matassa alla base della pericolosa situazione in cui Emma e di conseguenza lui sono precipitati e scoprire se Cobie de Villiers è davvero Jacobus le Roux.

Buona lettura!



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