23 Mag Florence Nightingale: la signora con la lampada
Florence Nightingale nacque a Firenze il 12 maggio 1820 e deve il suo nome proprio a quella città. Il padre di Florence doveva la sua fortuna al lavoro in ambito bancario mentre la madre in quello del commercio. Questo poneva la sua famiglia un gradino sotto la nobiltà terriera che viveva della rendita dei terreni, ma le assicurava di certo uno stile di vita molto agiato.
La nascita di Florence a Firenze era avvenuta, infatti, durante un “Gran tour” di vacanza in Italia, molto in voga al tempo presso le famiglie inglesi più abbienti. Durante lo stesso viaggio era nata a Napoli la sorella di Florence, alla quale venne dato il nome di Parthenope in onore all’antico nome greco della città.
Le due sorelle differivano molto l’una dall’altra. Parthenope era attirata dal mondo dell’arte, della poesia, della musica, Florence era la bambina dei “perché”, voleva conoscere e capire tutto.
Come la loro posizione sociale richiedeva, le sorelle vennero cresciute e istruite da una istitutrice privata ma quando questa si sposò e lasciò il lavoro, il padre fece qualcosa di inusuale per quel tempo: volle continuare l’istruzione delle figlie lui stesso. Ovviamente non era ferrato nelle materie che di solito si insegnavano alle signorine: musica, economia domestica e buone maniere. Lui aveva studiato a Cambridge greco, latino, storia, e su queste materie istruì le figlie.
Se Parthenope più versata per le arti si stancò presto di questi insegnamenti, Florence li accolse invece con entusiasmo e andò anche oltre interessandosi alla fisica, alla chimica e all’astronomia manifestando il suo approccio scientifico alla realtà circostante.
Oltre a questa inclinazione per le materie scientifiche, ciò che caratterizzava Florence era la sua forte inclinazione all’aiuto agli altri, animali o persone che fossero. Proprio da questa peculiarità nacque quella che Florence indicherà come “la chiamata”. A 17 anni scriveva sul suo diario che Dio le aveva parlato tramite una voce che la invitava a mettersi al servizio degli altri.
Intorno a questa “chiamata” sono nate molte ipotesi e leggende, ma quello che conta è che da quel momento Florence iniziò a riflettere seriamente su quale fosse il suo posto nel mondo.
I resoconti dell’epoca la descrivono come molto bella e che fosse intelligente era noto. Le aspettative della famiglia per un suo buon matrimonio erano altissime, ma Florence aveva in mente altri obiettivi.
Intorno al 1844, aveva quindi 24 anni, Florence iniziò a capire quale fosse l’ambito del suo destino di portatrice d’aiuto: avrebbe fatto l’infermiera.
Purtroppo in quel tempo il lavoro dell’infermiera era considerato poco più di quello della prostituta, un’attività che spesso si svolgeva per disperazione malpagata, e circondata da un alone di disprezzo. Florence sapeva bene che la sua vocazione si scontrava con un muro di pregiudizio, ma non c’era niente da fare: lei avrebbe fatto l’infermiera.
I suoi genitori si opposero fermamente ai suoi propositi. In quei tempi le persone agiate si curavano a casa. Gli ospedali erano per i poveri e i moribondi e chi ci lavorava si esponeva al rischio di contagio di ogni malattia in luoghi sporchi e pericolosi.
Florence, però, aveva le sue idee precise. Lei non voleva essere un’infermiera approssimativa, voleva partire con un apprendistato, fatto rivoluzionario per l’epoca, e più avanti formare una squadra di infermiere, donne istruite e preparate.
Al rifiuto netto della famiglia, Florence cadde in depressione, cosa che non le impedì comunque di continuare a studiare le materie che riguardavano il lavoro di assistenza ai malati, facendolo di nascosto, la notte.
Passarono così due anni. Nel 1846 i Brace-Bridge, amici di famiglia in partenza per una vacanza in Italia, la invitarono ad andare con loro con l’intento di offrirle uno svago. La famiglia di Florence ne fu entusiasta, coltivando la speranza che il viaggio la distraesse dalle sue “ossessioni infermieristiche”.
Quella vacanza fu fonte, invece, di approfondimento della materia per Florence, dato che gli amici non solo approvavano ma addirittura incoraggiavano la sua inclinazione.
In Italia Florence visitò molti ospedali che erano in condizioni simili, se non peggiori, di quelli inglesi e si convinse sempre più che quella era la finalità della sua vita.
Rientrarono per poco tempo in Inghilterra per partire alla volta dell’Egitto, dove Florence ebbe la possibilità di visitare le meraviglie di quella terra ma anche di assistere a situazioni di grande povertà e malattia.
Nel viaggio di ritorno passarono per la Grecia, dove Florence adottò una piccola civetta che chiamò Athena e che diventò la sua mascotte seguendola per tutta la vita.
Ma fu la tappa in Germania ad essere per lei decisiva. A Dusseldorf si fermò per due settimane al Kaiserswerther, un’istituzione infermieristica pionieristica, una delle prime al mondo in cui le “Diaconesse” venivano formate sia dal punto di vista pratico che spirituale nell’assistenza ai malati. Era quello che Florence cercava, convincendola ulteriormente che l’infermiera non potesse essere un lavoro generico: bisognava essere preparate.
Al suo rientro a casa Florence riuscì a convincere i genitori dell’importanza per lei della sua missione e ottenne di tornare a Dusseldorf per un apprendistato di tre mesi, durante il quale lavorò e apprese febbrilmente in ogni settore dell’ospedale, dalla sala operatoria, alle corsie dei morenti, alla pediatria, alla logistica.
Quando tornò in Inghilterra portò con sé un notevole bagaglio di esperienze e una gran voglia di mettersi alla prova, occasione che colse quando i soliti amici, i Brace-Bridge, fecero il suo nome al “Gentlewomen during illness”, ospedale caritatevole che stava cercando una direttrice. Non era un ospedale qualsiasi: ospitava solo donne che non erano abbastanza ricche da potersi curare a casa, ma nemmeno così povere da finire in uno degli ospedali peggiori. Per i suoi genitori rappresentava un buon compromesso, a patto che Florence non ricevesse alcun compenso dal suo lavoro, fatto che sarebbe stato assai disdicevole per una signorina del suo stato sociale, e le assegnarono loro stessi una rendita per poter vivere.
In quell’incarico Florence riuscì finalmente a dare forma a tutti gli studi fatti e al suo apprendistato, ma un anno dopo la sua attenzione si spostò. A Londra era in atto un’epidemia di colera che mieteva vittime soprattutto fra le prostitute. Era il 1854, come avvenisse il contagio del colera non era ancora noto, il rischio era altissimo, ma Florence, incurante del problema, era giorno e notte accanto ai malati.
Passata l’epidemia un’altra calamità affliggeva l’Inghilterra: la guerra di Francia e Inghilterra contro l’impero russo per la conquista della Crimea (1853-56), che fu anche la prima guerra di cui, grazie al telegrafo, arrivavano in Gran Bretagna notizie da giornalisti e fotografi in tempo quasi reale.
Il 9 ottobre 1854 il Times pubblicò un articolo che denunciava le terribili condizioni dell’ospedale di Scutari, nella parte asiatica di Istanbul, e quando Florence lesse la notizia il suo unico pensiero fu di partire per quell’ospedale.
La situazione non era semplice: Florence avrebbe dovuto avere un incarico ufficiale da parte dell’esercito britannico, quindi decise di scrivere a Sidney Herbert, conosciuto durante il viaggio in Italia, che aveva un ruolo influente al Ministero della guerra, per proporgli di essere inviata al fronte.
Per una incredibile coincidenza, Herbert aveva pensato a lei per inviarla proprio all’ospedale di Scutari con una squadra di infermiere. Le difficoltà organizzative non furono poche, ma infine Florence riuscì a mettere insieme una squadra di 38 donne che certamente non avevano la preparazione che lei avrebbe desiderato, ma si doveva accontentare, e partì come “Sovrintendente per il personale infermieristico presso gli ospedali inglesi in Turchia”, prima donna a ricevere un tale incarico in Gran Bretagna.
La situazione a Scutari era peggiore di quanto Florence avesse immaginato. L’ospedale era stato ricavato da un vecchio edificio sporco e sovraffollato senza letti né lenzuola pulite, senza acqua calda né ventilazione. Rifiuti e perfino cadaveri giacevano nei corridoi. I medici facevano quello che potevano, ma lavoravano in un ambiente caotico senza supporto organizzativo né una rete fognaria funzionante.
Il 40% dei soldati ricoverati moriva e non per le ferite ma per malattie quali tifo, colera e dissenteria.
Florence attuò immediatamente una disciplina ferrea. Pulizia a fondo dei locali, rimozione di rifiuti e cadaveri, detersione costante delle mani per medici e infermiere, istituzione di una mensa per i malati e di una lavanderia. Florence era ovunque presente e si occupava di tutto con grande fastidio dei medici, poco avvezzi ad avere “una donna fra i piedi” in quell’ambiente, ma lei non se ne curava. Sapeva che le notizie arrivavano in Inghilterra e voleva che i miglioramenti dell’ospedale di Scutari dessero dignità e valore al lavoro dell’infermiera.
Effettuava delle ronde lunghissime la notte visitando i soldati feriti e proprio una di queste ronde la rese nota in Inghilterra grazie all’ “Illustrated London news”, che il 24 febbraio 1855 pubblicò un articolo su Florence Nightingale corredato da un’illustrazione che la ritraeva con una lampada ad olio in mano mentre camminava tra i letti dei soldati. Fu un’immagine potentissima che le valse il nome che ancora oggi l’accompagna: “La signora con la lampada”, portatrice di un po’ di luce in quel luogo di devastazione.
La guerra di Crimea fu per Florence solo l’inizio del suo impegno di divulgatrice dell’importanza della preparazione per le infermiere, ma fu anche l’origine dei problemi fisici che la afflissero per il resto della vita.
Durante il servizio a Scutari contrasse quella che chiamavano la “febbre di Crimea”. Stette male per settimane con febbre altissima, inappetenza, allucinazioni che le lasciarono come strascichi dolori diffusi e sbalzi d’umore. Dopo quella malattia fisicamente non fu più la stessa, ma la sua mente era più lucida che mai.
Da quella esperienza imparò quanto fosse importante la statistica nel campo infermieristico.
Raccolse migliaia di dati: contava i decessi, ne stabiliva le cause, misurava il tempo delle degenze, valutava la qualità del cibo e dell’acqua e l’efficienza della logistica ospedaliera.
Questi dati mostrarono due cose:
- la maggior parte dei decessi avvenivano non per le ferite, ma per malattie prevenibili: tifo, dissenteria, colera;
- dopo le migliorie igienico-sanitarie da lei approntate i decessi scesero dal 40 al 2%, dimostrando in modo indiscutibile che erano non solo valide ma necessarie.
Dopo la guerra Florence raccolse i suoi studi in un rapporto, un tomo di ben 800 pagine: “Osservazioni che riguardano la salute, l’efficienza e l’amministrazione ospedaliera dell’esercito britannico”.
Florence sapeva bene che il suo rapporto sarebbe stato letto da politici, burocrati e militari senza alcuna familiarità per grafici dai numeri complessi, quindi fece ricorso al “Coxcomb chart” (in italiano “Grafico a rosa”) per poter divulgare in modo semplice al governo britannico la sua esperienza sul campo.
Le raccolte statistiche di Florence Nightingale furono la base per la moderna scienza infermieristica, che per noi oggi è consuetudine assodata e ufficiale, ma che quando l’ha strutturata lei era assolutamente rivoluzionaria.
Florence visse a lungo, sempre adoperandosi perché quella dell’infermiera diventasse a tutti gli effetti una professione fondata sulla preparazione, l’etica e la responsabilità. Il suo sogno era quello di creare una scuola che desse l’adeguata preparazione per il lavoro di infermiera e così, nel 1860, nacque la “ Nightingale training school” all’interno dell’ospedale S. Thomas di Londra, prima scuola laica al mondo per infermiere con un programma serio, rigoroso e selettivo. Oggi è la “Florence Nightingale school of Nursing and Midwifery” e fa parte del King’s college di Londra.
Morì nel 1910 a 90 anni. Negli ultimi decenni condusse una vita ritirata, circondata dai suoi gatti persiani (ne ebbe fino a 14) a cui dava i nomi dei politici del tempo.
Grazie al suo impegno tenace e instancabile Florence Nightingale dette un impulso definitivo all’ammodernamento delle strutture ospedaliere e alla professione dell’infermiera che senza di lei sarebbe avvenuto, certo, ma in modo più lento e confuso.
Senza la “Signora con la lampada” il mondo dell’assistenza ai pazienti avrebbe avuto con molto ritardo la luce di cui aveva bisogno.