A Casa di Lucia | GEORGES SIMENON, nato per scrivere
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GEORGES SIMENON, nato per scrivere

Georges Simenon nasce in Belgio a Liegi nel 1903. Figlio di un contabile e di una casalinga, è un bambino gracile, malaticcio, e le sue condizioni di salute sono spesso causa di litigi tra la famiglia paterna e quella materna. George inizia a studiare con i Gesuiti e, inaspettatamente, sceglie un indirizzo scientifico. In questo periodo scopre la biblioteca cittadina diventando un lettore voracissimo e contemporaneamente scopre la sua vocazione per la scrittura. 

Appena sedicenne, collabora con La Gazzetta di Liegi, in cui ha una rubrica particolare sui cani con storie di animali infelici, abbandonati, storie commoventi insomma. Un anno dopo si trasferisce a Parigi e collabora con varie riviste popolari scrivendo articoli che firma con vari pseudonimi, quello più usato è George Sim.

Nell’arco di tre anni scrive e pubblica più di settecento racconti e guadagna molto, tanto da realizzare un suo sogno: comprare una chiatta e viverci con la sua prima moglie, Regine, con la quale avrà un figlio. In seguito venderà la chiatta e acquisterà un cutter, con cui viaggerà attraverso tutti i canali navigabili della Francia.

Nel 1928 decide di passare alla stesura di romanzi e pubblica il suo primo: “Romanzo di una dattilografa”. La vera svolta arriva però nel 1931 quando Simenon pubblica “Pietro il lettone”, un poliziesco importante per due motivi: è il primo romanzo con protagonista il commissario Maigret ed è anche la prima pubblicazione firmata con il vero nome di George Simenon (da ora in poi gli altri sinonimi verranno abbandonati).

Il successo del commissario Maigret è travolgente e viene immediatamente tradotto all’estero, ma dopo 19 romanzi a lui dedicati Simenon entra in crisi perché, contemporaneamente ai polizieschi, ha iniziato a scrivere quelli che lui chiama i “romanzi romanzi”, destinati a un pubblico di cultura un po’ più alta che l’importante Casa editrice Galimard gli chiede di pubblicare sotto il proprio marchio, per cui lo scrittore lascia temporaneamente Maigret.

Durante la seconda guerra mondiale Simenon viene incaricato dal governo di Vichy di occuparsi dei belgi che si trovano in Francia, lavoro che svolge con scrupolo ma alla fine della guerra, temendo di essere accusato di collaborazionismo, fugge negli Stati Uniti dove divorzia da Regine per sposare il suo nuovo amore, Denise, che gli darà tre figli. In questo periodo si sposta spesso da uno Stato all’altro, taglia i rapporti con la Casa Editrice Galimard e firma nuovi contratti con la Le presses de la Citè che pubblicherà i suoi romanzi futuri.

Nel 1950, cadute le possibilità di accuse di collaborazionismo, torna in Francia e, in attesa che sia ultimata una sontuosa villa nei pressi di Losanna, va a vivere sulla Costa Azzurra.

Il matrimonio con Denise, però, sta andando in crisi. La donna da tempo alcolizzata dà segni di squilibrio e viene internata. La vita al fianco di Simenon non doveva essere facile, visto anche il suo insaziabile appetito sessuale che lo portava a cercare sempre nuove donne con cui soddisfarlo. Non a caso l’unico saggio scritto da Simenon è “La femme en France”.

Nel 1961, in seguito a una caduta e su consiglio del suo editore italiano Arnoldo Mondadori, prende in casa Teresa Sburelin, trentacinquenne di origine friulana che sarà la sua compagna fino alla fine dei suoi giorni.

Dieci anni dopo, nonostante si sia ripreso da varie malattie, Simenon è un vecchio in pieno declino e dichiara di non voler scrivere più. Da tempo ha lasciato la sfarzosa villa di Losanna e vive in una piccola casa rosa con giardino non lontana dal lago, ormai settantacinquenne si avvia al tramonto della sua esistenza e della sua ragione di vita: scrivere. 

Nel 1973 fa cambiare la dicitura relativa allo stato lavorativo sul passaporto da “romanziere” a “senza professione”, il che la dice lunga sullo stato d’animo di Simenon.

Nel 1978 la sua unica figlia Marie-Jo all’età di venticinque anni si suicida. Lo scrittore ne prova un dolore profondissimo tanto da fargli riprendere in mano la penna per scrivere il suo ultimo romanzo, “Memorie intime”, in pratica un ultimo dialogo con la figlia. George Simenon muore nel 1989.

Immensa è la produzione letteraria di George Simenon, il cui numero oscilla tra i 450 e i 460 romanzi con un numero di copie vendute nel mondo che si aggira intorno ai 500 milioni.

Noti anche film e serie TV dedicati al suo personaggio di maggior successo: il commissario Maigret interpretato da Gino Cervi in Italia e da Jean Gabin in Francia.

Ma chi è Maigret? 

Come quasi tutti i personaggi della letteratura simenoniana, anche il commissario appartiene alla buona borghesia francese, persone che si potevano incontrare su un tram o in uno dei tanti bistrot parigini. Jules Maigret è “un bravuomo”, felicemente sposato con Luise (o Henriette), hanno subito il dolore della perdita di una figlioletta a pochi giorni dalla nascita, lui ha pochi amici, usa rarissimamente la pistola ma ragiona invece moltissimo, quando agisce ha già risolto il caso. 

Maigret è un personaggio tranquillizzante, amante della buona tradizionale cucina francese ma che sa accontentarsi di sandwich e birra quando il lavoro lo richiede.

Il suo metodo d’indagine è… senza metodo, come affermano i suoi colleghi. Lui non si chiede “come” è avvenuto un crimine ma “perché”, partendo dal punto di vista dell’ucciso. Rumina idee per giorni, durante i quali risponde a malapena ai suoi collaboratori, fino a quando un’idea spicca su tutte le altre iniziando una concatenazione di immagini che lo conduce alla soluzione del caso. 

Maigret e il fantasma

È una piovosa e fredda serata di novembre, all’una di notte Maigret può finalmente lasciare l’ufficio al Quai des Orfèvres dopo ore e ore di lavoro dietro a un caso di varie rapine in gioiellerie. Il commissario spera in una soddisfacente dormita almeno fino alle otto del mattino, ma la sua è una vana speranza. Alle sette in punto un suo collaboratore gli porta una brutta notizia: l’ispettore Lognon, con cui Maigret ha collaborato più volte, è stato ferito gravemente da due colpi di pistola in una via di Parigi lontana dalle zone da lui frequentate.

I colleghi dicono che da qualche tempo l’ispettore, già usualmente taciturno, fosse diventato ancor più segreto: sceglieva sempre il turno di notte, usciva verso le nove per rientrare verso le tre o le quattro di mattina e sul rapporto scriveva ogni volta “niente da segnalare”.

Maigret si precipita sul posto e inizia a scandagliare la zona. La portinaia del palazzo affacciato sulla strada della sparatoria rivela che l’ispettore da qualche tempo frequentava una ragazza che abita nello stabile.

Quindi Lognon aveva un’amante? E perché è scomparsa, è stata lei a sparargli per poi fuggire? A cosa o a chi è riferita la parola sussurrata da Lognon prima di cadere in coma: “fantasma”? 

Ogni appartamento di ogni palazzo del vicinato viene visitato dai collaboratori di Maigret e da lui stesso, compreso quello di un collezionista di opere d’arte molto ricco, molto educato, molto sfuggente.

Mentre l’ispettore Lognon giace in un letto d’ospedale, Maigret conduce interrogatori con domande insistenti, attentissimo a ogni gesto apparentemente insignificante dei sospettati. Un sopracciglio alzato, uno stringer di labbra, un furtivo incrocio di sguardi sono per il commissario materia prima per i collegamenti di immagini e i legami tra azioni che si vanno via via formando nella sua mente, fino a che riesce ad avere un quadro completo di ciò che è successo davvero in quella via parigina.

Buona lettura!

 



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